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Intervista al consulente nel caso Mastropietro "Ecco le Novità"

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MACERATA, 7 AGOSTO -Innocent Oseghale – in carcere con l'accusa di omicidio, violenza sessuale, vilipendio, distruzione, soppressione e occultamento di cadavere di Pamela Mastropietro – ha provato a chiarire la sua posizione davanti alla procura di Macerata, che lo ha nuovamente interrogato lo scorso 31 luglio. Il nigeriano ha infatti confessato di aver fatto a pezzi la ragazza ma non di averla uccisa. Pamela sarebbe infatti deceduta per overdose.

Dunque vicenda ancora tutta da ricostruire, quella della Mastropietro, dato che lo scorso giugno il Gip di Macerata aveva revocato la custodia cautelare in carcere per Desmond e Awelima Lucky. I due infatti, inizialmente arrestati per concorso con Oseghale, restano in carcere per il solo spaccio di stupefacenti.
In merito alla posizione di Desmond, il legale Borgani, si era avvalso della consulenza di due eccellenze nel campo della criminalistica e delle scienze forensi, il Dottor Nicola Caprioli e l'Avvocato penalista Serena Gasperini, entrambi membri del team della Bruzzone.


Dott. Caprioli, L'avv. Borgani ha sottoposto alla sua attenzione la perizia effettuata dai Ris di Roma sulle impronte plantari, palmari e digitali nonché sulle tracce biologiche repertate nella palazzina di via Spalato in cui si è consumata la vicenda. Cosa può dire in merito alla pozione di di Desmond?
«Avendo preso parte personalmente a questi accertamenti posso dire che le consulenze tecniche dei Ris sono state svolte, come sempre, in maniera ineccepibile, analizzando ogni minimo dettaglio e senza lasciare nulla di intentato. I risultati di questi accertamenti sono ormai noti a tutti e non sono state trovate né all’interno dell’appartamento di via Spalato, luogo dell’atroce delitto, né sul corpo della povera Pamela tracce riconducibili a Desmond, come non sono state trovate tracce riconducibili all’evento sui suoi effetti personali come vestiti, scarpe ed altro materiale indumenti sequestratogli».


Lei, insieme all'Avv. Gasperini e al legale Borgani, avete effettuato un nuovo sopralluogo nella mansarda della palazzina. Come mai questa scelta?
«L’accesso all’interno di una “scena” è, in generale, un passaggio obbligato per chi fa attività criminalistica ed anche questa volta l’accesso all’interno dell’abitazione di via Spalato è stato un passaggio fondamentale per noi, perché abbiamo potuto renderci conto degli spazi effettivi e contestualizzare in maniera puntuale le tracce che erano state evidenziate nel corso dei precedenti sopralluoghi»


Sono stati rilevati tentativi di alterazione ovvero di ripulitura della scena del crimine?
«Si, sono stati rilevati segni di tentativi di ripulitura della scena, ma in questo tipo di scenario è la norma, in fondo se Oseghale non fosse stato scoperto avrebbe continuato a vivere li indisturbato, ma fortunatamente l’attività investigativa ha permesso di arrivare a lui in pochissimo tempo e di porre sotto sequestro l’appartamento preservando le tracce presenti».


Dall'accesso ai luoghi e dall’analisi delle consulenze avete potuto formulare un'ipotesi precisa sulla dinamica. È stato possibile stabilire, da tale eventuale ricostruzione, il numero dei soggetti intervenuti sulla scena?
«Diciamo che la ricostruzione dinamica relativa alla fase della mutilazione, dello smembramento e dell’occultamento del corpo della povera Pamela è stata chiara agli inquirenti sin dalle prime ore e successivamente confermata anche dalle analisi del Ris.
Per quanto riguarda il numero dei soggetti che avrebbero partecipato a queste fasi, anche questa volta la risposta la troviamo nelle relazioni tecniche del Ris e cioè che sulla scena le uniche tracce contestuali e compatibili con la fase della mutilazione, dello smembramento e del successivo tentativo ripulitura appartengono solo ed esclusivamente ad Oseghale».

[Foto: Piceno Oggi]

Anna Vagli

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