TEHERAN, 11 FEBBRAIO 2014 – Centinaia di migliaia di persone si sono radunate nelle strade della capitale iraniana e in numerose altre città del paese, per celebrare il 35° anniversario della Rivoluzione Islamica. A Teheran, in tanti hanno assistito al primo comizio in piazza del neo-eletto presidente Hassan Rouhani, tenutosi in piazza Azadi. Il presidente ha esordito con la consueta retorica anti-americana, nonostante l'Iran stia optando per un significativo cambio di rotta, più propenso all'apertura verso occidente.
Le invettive contro gli Stati Uniti hanno ricordato le condizioni del popolo al tempo della monarchia costituzionale, periodo che ha preceduto la rivoluzione. Al tempo, ha urlato il presidente, il voto e le opinioni dei cittadini non valevano nulla, e le grandi potenze interferivano negli affari interni del paese. In particolare, Washington ha sempre considerato l'Iran come di sua proprietà, interferendo anche sulle questioni legate alla sicurezza.
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La rivoluzione cominciò nel 1979, a dieci mesi dalla caduta dello scià, alleato degli Stati Uniti. Un gruppo di studenti assediò l'ambasciata americana, prendendo in ostaggio 52 persone, e rilasciate dopo 444 giorni. L'assedio segnò la fine delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Negli ultimi anni, invece, l'Iran si è impegnata a venire incontro alle richieste da parte delle potenze mondiali, nonostante l'entusiasmo per le celebrazioni di oggi. Teheran si è infatti impegnata a bloccare il proprio programma nucleare, raggiungendo così uno storico accordo provvisorio con l'occidente. Gli iraniani sarebbero pronti a riallacciare i rapporti con gli Stati Uniti, ma ancora tanta rabbia trasuda da una storia piuttosto recente.
Foto: aljazeera.com
Dino Buonaiuto