Partoriscono, firmano e se ne vanno: sono sempre di più le “madri segrete”, sintomo di un’emergenza infanzia di cui si parla molto poco, ma che negli ultimi anni è in forte crescita. Almeno 400 mila, secondo l’Istat, i piccoli non riconosciuti, lasciati dopo il parto in ospedale; i dati del 2010 parlano di un’impennata del 20 per cento rispetto all’anno precedente.[MORE]
È un fenomeno che riguarda soprattutto donne clandestine, immigrate, giovanissime madri poco più che bambine, la cui gravidanza è considerata un disonore per la famiglia, vittime di violenze, donne sfruttate nel giro della prostituzione. Sono i neonati che un tempo venivano lasciati sulle ruote degli “esposti”, e che dalla metà degli anni Novanta possono essere affidati a medici e infermieri; nessuno può e deve chiedere niente alla mamma biologica, alla quale la legge garantisce l’anonimato totale.
L’emergenza, denunciano le associazioni che in Italia aiutano le neo-mamme ("Salvabebè", la Caritas, i Movimenti per la Vita, la Comunità di Sant'Egidio), viene ignorata da tempo; sono quasi 700mila i bambini al di sotto dei tre anni abbandonati, o in una fascia di povertà che li espone a rischio di fame e malattie.
E l’informazione che viene fornita alle donne in situazioni di gravidanza difficile è molto carente; come spiega infatti Maria Grazia Passeri, fondatrice dell’associazione "Salvabebè, salvamamme", i casi sempre più numerosi di abbandono dei bebè nei cassonetti potrebbero spesso essere evitati, se solo le mamme sapessero dell’esistenza della legge dell’anonimato; bisognerebbe quindi attivare campagne per diffondere volantini in più lingue, per informare della possibilità, e suggerire centri a cui rivolgersi per chiedere aiuto.
Accade poi che gli ospedali tutelino l’anonimato, ma non la segretezza; e spesso, purtroppo, le donne in questione sono in fuga da aguzzini o famiglie poco tolleranti. La legge sull’anonimato quindi, conclude la Passeri, è una buona soluzione, che non basta però per combattere un fenomeno che diventa sempre più un’emergenza.
Servono fondi, per aiutare concretamente queste persone, vittime della povertà, e sostenerle prima e dopo il parto, sia legalmente, che psicologicamente e medicalmente, in modo da evitare tragedie e assicurare un futuro a questi bambini, facendoli entrare nelle liste di adozione in un Paese dove sarebbero 1200 all’anno i minori dichiarati in stato di abbandono, ma oltre 7000 le coppie in attesa.
Simona Peluso