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Ius soli, Zaia: "Favorevole all'integrazione, ma la cittadinanza va meritata"

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 ROMA, 18 GIUGNO – Continua ad imperversare la polemica sullo ius soli, tornato prepotentemente al centro del dibattito politico dopo l’approdo al Senato del disegno di legge che modificherebbe le attuali norme per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Al coro di voci contrarie all’approvazione del testo attualmente in esame al Senato si è unito anche Luca Zaia, presidente della Regione Veneto.

“Lo ius soli non dovrebbe essere in cima all’agenda, perché il sistema funziona bene così come è. Non è che agli immigrati non diamo la cittadinanza. Per un ragazzino si tratta di aspettare la maggiore età” ha dichiarato il governatore. Il riferimento è chiaramente alla vigente normativa, che prevede (a determinate condizioni) la possibilità di diventare Italiani al compimento del diciottesimo anno di età.

“La cittadinanza”, ha proseguito Zaia, “non è un atto dovuto. Bisogna meritarsela ed averne consapevolezza”. Il presidente della Regione ha poi sottolineato come il non essere italiani non rappresenti un fattore di discriminazione, quantomeno in Veneto, ricordando che “tutti i ragazzini vanno a scuola, hanno i servizi e vengono curati senza distinzioni”.

Zaia ha inoltre ricordato come, nella propria esperienza da governatore, abbia conosciuto innumerevoli immigrati, le cui priorità sarebbero altre rispetto all’ottenimento della carta d’identità italiana: "lavoro e meno tasse”.

Come da tradizione leghista, il presidente della Regione Veneto ha poi invocato maggiore autonomia, avanzando l’audace proposta di una regionalizzazione del debito pubblico, riassunta nella frase “ognuno si tenga la propria fetta e poi si arrangi”. L’idea di fondo è che nei settori gestiti a livello locale, come la sanità, i risultati siano stati nettamente migliori di quelli ottenuti a livello nazionale, come ad esempio nel campo dell’istruzione.

Pur di adottare un tale modello, ha dichiarato Zaia, “il Veneto sarebbe disposto ad accollarsi una parte di debito pubblico, anche se non nostro”.

Prosegue dunque incessantemente il dibattito sulla legge introduttiva del cosiddetto ius soli moderato: cittadinanza italiana per i nati da almeno un genitore lungosoggiornante o per minori che abbiano concluso un ciclo di istruzione nel nostro Paese (almeno 5 anni di scuole). Lo scacchiere politico è ad oggi altamente frammentato, su una legge che richiederebbe, al contrario, un consenso trasversale.

Partito Democratico, Sinistra Italiana e Mdp sono infatti favorevoli alla riforma, che vede invece Forza Italia e Lega marcatamente contrarie. Insolita la posizione del Movimento 5 stelle, il cui leader, Beppe Grillo, si è per lungo tempo dichiarato un sostenitore dello ius soli. L’astensione dei pentastellati in Parlamento, infatti, non è stata motivata con una contrarietà al contenuto del provvedimento, quanto piuttosto con la critica alla formulazione dello stesso, definita “confusionaria”.

Paolo Fernandes

Foto: lavocedelnordest.it

Paolo Fernandes

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