Estero

Juncker: "Vorrei una Turchia vicina all'UE, ma con la pena di morte è fuori"

BERLINO, 16 LUGLIO – Il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker è tornato a parlare dei rapporti tra Turchia ed Unione Europea, e lo ha fatto commentando il colloquio avuto con il numero uno di Ankara, Recep Tayyp Erdogan, nel maggio scorso.

“Nel nostro ultimo colloquio ho avuto l’impressione che lui cercasse la vicinanza dell’Europa, anziché allontanarsene” ha dichiarato Juncker, che ha poi ricordato come Unione e Turchia si siano “accordati su un progressivo rafforzamento della cooperazione in ambito energetico, di sicurezza ed anti terrorismo”.[MORE]

“Insieme possiamo raggiungere di più di quanto non si raggiunga per conto proprio” ha proseguito il Presidente della Commissione, sottolineando come nei momenti di difficoltà (in occasione del Golpe del luglio scorso ndr) l’UE sia stata al fianco di Ankara, e come Bruxelles abbia interesse ad avere un “vicino” democratico, stabile ed economicamente solido.

Parole, quelle di Juncker, che stridono fortemente con quanto accaduto questa notte nella capitale turca, in occasione delle commemorazioni per il primo anniversario dello sventato golpe. “Taglieremo la testa alle reti dei golpisti” ha infatti dichiarato Erdogan, parlando alla folla sul ponte che unisce Asia ed Europa ad Instanbul.

I presenti hanno a gran voce invocato la reintroduzione della pena di morte, e lo stesso Presidente turco si è dichiarato pronto ad approvarla senza alcuna esitazione, “se il Parlamento la votasse”. Erdogan ha poi promesso che “chi ha tradito pagherà”, onorando invece il coraggio dei deputati che si riunirono in Parlamento durante l’attacco golpista.

La Turchia ha avviato i negoziati di adesione il 3 ottobre 2005. Da allora, dei 33 capitoli da soddisfare per entrare nell’Unione, 16 sono stati aperti ed uno soltanto è stato chiuso. Le trattative sono attualmente in una fase di stallo.

Le manovre di avvicinamento di Ankara a Bruxelles, ad ogni modo, sono state complicate ulteriormente dalla svolta autoritaria che ha caratterizzato il post-golpe: tra dure repressioni ed epurazioni nel settore pubblico, processi sommari, riforma costituzionale e possibile ritorno della pena di morte, la distanza tra UE e Turchia sembra infatti incolmabile.

Paolo Fernandes

Foto: panorama.am