Il rapporto tra fotografia, erotismo e pratica del kinbaku, la tradizione giapponese della legatura, sono al centro dell'appuntamento che sabato 10 ottobre a Oristano alle 18:30 alla Pinacoteca Carlo Contini accompagnerà il finissage della mostra "Secret Pages", a cura di Sonia Borsato, dedicata a Nobuyoshi Araki e inserita nell'ambito della ventottesima edizione del Dromos Festival.
"L'arte legata. La pratica del kinbaku nella poetica di Araki" è il titolo del dibattito che proporrà una riflessione su uno degli aspetti più discussi della ricerca del fotografo giapponese, mettendo in relazione la pratica della legatura con il suo modo di rappresentare il corpo, il desiderio e l'intimità.
Coordinati dalla giornalista Patrizia Mocci, interverranno all'incontro la curatrice della mostra e storica dell'arte Sonia Borsato, Pietro Molinas Balata, dalla cui collezione personale provengono le 122 fotografie di Nobuyoshi Araki esposte a Oristano, lo scrittore Luca Scarlini, e Marco Carrus, performer e responsabile di Legàmi Cagliari, un progetto dedicato all'arte dello Shibari tra formazione e ricerca artistica. Al termine del dibattito, spazio alle domande del pubblico e quindi a una dimostrazione dal vivo di legatura giapponese a cura di Marks e Jasmine del Progetto Legàmi Cagliari, che introdurranno i presenti alla dimensione pratica dello shibari/kinbaku.
La serata – con ingresso libero fino ad esaurimento posti - nasce con l'obiettivo di andare oltre la superficie provocatoria delle immagini e interrogarsi sulle modalità attraverso cui Araki costruisce il proprio sguardo sul corpo - luogo nel quale si incontrano desiderio, vulnerabilità, mistero - sul desiderio e sull'intimità. Un'occasione anche per rileggere alcune delle opere presenti in "Secret Pages" alla luce della cultura giapponese e, allo stesso tempo, attraverso le categorie con cui in Occidente osserviamo e discutiamo la rappresentazione del corpo femminile, le dinamiche di potere, il consenso e le relazioni di genere.
La riflessione prenderà in considerazione la consapevolezza di una "geografia dell'occhio", considerando il nostro sguardo non solo condizionato da una prospettiva occidentale - riflessioni sul genere, movimento #MeToo etc – ma altresì indirizzato da una crescente attenzione alle dinamiche di potere insite nella rappresentazione del corpo.
Al centro del dibattito anche la relazione tra Araki, le sue modelle e il dispositivo fotografico, dinamica complessa che non contempla mai la sottomissione ma sempre e solo la relazione, l'accettazione e la cura.
Ingresso libero sino ad esaurimento posti