l’attivista leghista "Eterno" alla parata dei patrioti: "Il 25 aprile? Non festeggio, non sono antifascista"

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Tra le bandiere della Lega e i vessilli dei movimenti identitari europei che hanno sfilato per le vie di Milano questo 18 aprile, un volto ha catturato l'attenzione dei cronisti e dei social: è quello di Ferenc Venturelli, l'attivista leghista conosciuto con lo pseudonimo di "Eterno". In una giornata carica di tensione politica, a pochi giorni dalla ricorrenza della Liberazione, il giovane non ha usato mezzi termini per ribadire la propria distanza dai valori dell'antifascismo e per difendere le politiche di espulsione. Alla domanda diretta su chi accusa la Lega e i movimenti patrioti di voler "infangare" il percorso storico del 25 aprile manifestando proprio in questi giorni, Venturelli risponde con estrema franchezza: "Che me ne frego. Non è che ora Milano è solo loro e non si possono più fare manifestazioni e tragitti. Poi c'è anche San Marco... Io il 25 aprile non penso festeggerò: è una data strumentalizzata e non ci tengo a sentire ogni anno quei cori dove urlano 'siamo tutti antifascisti'". L'attivista marca poi un netto confine ideologico dichiarando di non ritenersi personalmente "antifà", aggiungendo che, a suo parere, gli antifascisti siano "quelli che caricano la polizia".

Venturelli si è presentato al corteo indossando una maglia bianca con un messaggio inequivocabile: "L'Italia non è un campo profughi d'Europa". Interrogato sulla questione della remigrazione, il giovane ha rivendicato con orgoglio la sua posizione spiegando che la sua maglia parla chiaro e di essere d'accordo con tale pratica perché chi viene in Italia a delinquere deve andarsene. Il momento più acceso dell'intervista riguarda il parallelismo, spesso sollevato dai critici, tra le politiche di remigrazione e le deportazioni del passato. Su questo punto Venturelli è stato categorico, definendo "schifoso" il paragone con il prelevamento degli ebrei, sostenendo che in quel caso si agiva per odio mentre oggi si tratterebbe di voler mandar via chi delinque. "Questo è buon senso", ha concluso l'attivista, "e chi li mette a confronto uguali si deve solo vergognare". Parole che pesano come macigni e che alimentano il dibattito sulla nuova destra giovanile, sempre più distante dai riti della Repubblica e decisa a imporre una narrazione basata su identità e sicurezza, proprio nel cuore di quella Milano che si appresta a scendere in piazza per l'anniversario della Liberazione.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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