L’Avvocato/candidato non gradito al Sindaco

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A Catanzaro un tavolo salta per il nome del difensore. Il conto lo pagano undici famiglie.

Undici operai che da quasi trent’anni tengono in piedi la rete idrica del capoluogo rischiano di restare fuori dal subentro di Sorical, perché nessuna clausola li copre. Il 5 agosto viene notificato un atto al Comune di Catanzaro, alla Regione, a Sorical, ad Arrical e al Prefetto, assistiti dall’avvocato Francesco Pitaro. Il giorno dopo l’incontro con il sindaco salta. Non per le richieste dei lavoratori. Per il nome del loro difensore perché non gradito al Sindaco della Città, perché l’Avv. Pitaro non è solo il difensore dei lavoratori è un concorrente politico di Fiorita, il quale avrà calcolato che chiudere quella vertenza a quel tavolo, con quell’interlocutore seduto di fronte, avrebbe significato consegnargli un risultato davanti alla città. E ha preferito non chiuderla.

Resta una spiegazione sola, e resta in piedi finché il sindaco non ne fornisce un’altra.

Delle due l’una, allora. O il sindaco ignora che la scelta del difensore non gli appartiene, e allora è un problema di competenza istituzionale. Oppure lo sa, e ha anteposto il proprio calcolo elettorale al posto di lavoro di undici persone. La prima ipotesi è imbarazzante. La seconda è gravissima, e non ha attenuanti.

Perché il punto non è chi vince la contesa fra il sindaco uscente e il suo probabile sfidante. Il punto è che quella mattina, in quella stanza, c’erano undici uomini con ventisette anni di servizio alle spalle e una lettera di fine rapporto all’orizzonte. Sono usciti senza una risposta. Con le famiglie che aspettano a casa. Un’amministrazione che convoca undici operai e poi si alza perché nella stanza siede un avvocato ammette, senza dirlo, di non avere risposte da dare a quegli operai. Nessun comunicato successivo cancella quel verbale mancato.

E qui l’aspetto più istruttivo. Un sindaco che teme un avvocato in una sala riunioni non è un sindaco arrogante: l’arroganza presuppone la forza. È un sindaco impaurito. Chi governa, e sa di governare, non ha bisogno di stabilire chi possa sedersi di fronte a lui. In una mattina d’agosto, senza che nessuno gliel’avesse chiesto, questa amministrazione ha detto di sé più di quanto abbiano detto tre anni di mozioni.

Nicola Fiorita presiede Arrical, l’ente di governo d’ambito del servizio idrico. Non è uno spettatore della vicenda: è fra i soggetti che hanno il potere di deciderla. Questo rende la scena di ieri ancora meno spiegabile. Chi ha in mano la leva non ha motivo di temere il tavolo, a meno che non voglia lasciare la leva ferma.

Sul merito, del resto, gli strumenti esistono e sono nel Codice dei contratti pubblici. L’art. 57 del d.lgs. 36/2023 impone che i bandi, gli avvisi e gli inviti per appalti di lavori e servizi e per le concessioni contengano clausole sociali dirette alla stabilità occupazionale del personale impiegato. Il riassorbimento non è automatico, ma la clausola va prevista, e la sua assenza o la sua debolezza sono scelte di qualcuno, non fatalità. Domanda semplice, dunque, alla quale la città ha diritto a una risposta: negli atti del subentro quelle clausole c’erano? In quale formulazione? E chi le ha scritte?

Se davvero si vuole risolvere il problema si riconvochi il tavolo con i difensori che i lavoratori hanno liberamente scelto, previo accesso agli atti del subentro e del rapporto con Sorical, per verificare la presenza e il contenuto delle clausole sociali.

La vertenza non può restare ostaggio delle antipatie di un’amministrazione e la tutela della funzione difensiva non può essere mortificata da interessi personali, altrimenti dovremmo pensare che questa amministrazione targata Fiorita che a parole evoca spesso i concetti di inclusione, libertà, rispetto delle scelte altrui: bellissimi principi, purché a scegliere siano sempre loro.

Perché i diritti sono facili da sventolare quando diventano uno slogan. La prova vera è rispettarli quando a esercitarli è qualcuno che politicamente non ti piace o non la pensa come te.

Altrimenti più che il Pride dei diritti, rischia di diventare il Pride dell’ipocrisia.

Ma in questi quattro anni siamo stati abituati anche a questo.

 

 

Avv. Antonello Talerico

Consigliere Nazionale Forense

Consigliere comunale di Catanzaro

 

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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