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L'ennesima sopraffazione familiare ai danni di una donna al centro dello spettacolo 'Dissonorata'

LAMEZIA TERME (CZ), 06 LUGLIO 2015 - L’ennesimo caso di sopraffazione familiare perpetrata ai danni di una donna è al centro della vicenda narrata nello spettacolo “Dissonorata. Un delitto d'onore in Calabria” andato in scena al Teatro Umberto e organizzato da Scenari Visibili e Manifest nell’ambito del progetto Spring, per operatori sociali e culturali, sostenuto dalla Fondazione con il Sud, Comunità Progetto Sud e associazione Mago Merlino. Sul palco Saverio La Ruina, calato nei panni di una donna, attraverso un monologo ininterrotto di quasi due ore, racconta la storia di Pasqualina , cresciuta in un paese della Calabria del dopoguerra e costretta a rimanere “zitellona” fino a quando la sorella maggiore trovi marito. Non riuscendo a sostenere tale situazione, cede alle pressioni del suo pretendente. Sedotta e abbandonata, è condannata dalla famiglia che, cospargendola di petrolio, tenta di bruciarla in nome di una tradizione culturale che non riconosce la dignità femminile.  [MORE]

Saverio La Ruina, fondatore della compagnia Scena Verticale di Castrovillari e vincitore del "Premio Lo Straniero 2015", dà voce ai ricordi della “dissonorata”, narratrice della propria vicenda, indossando una maglia che copre le braccia fino al gomito, una veste da casalinga lunga fin sotto il ginocchio indossata sopra i pantaloni, le calze sotto i sandali, e rimane seduto per l’intera durata dello spettacolo. Solo in scena, l’attore riesce a riempire l’intero palco con la sua presenza esprimendosi in un calabrese stretto impastato di lucano che affascina per la sua musicalità e a ritmo serrato interrotto soltanto dalle musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Gianfranco De Franco, del celebre festival Primavera dei Teatri.

La miscela di elementi intensi e tragici, surreali e grotteschi, talvolta persino comici, diventano l’elemento di forza del testo, scritto e diretto dallo stesso interprete che sul finale si apre al mito e con esso alla speranza: nella notte di Natale la ragazza dà alla luce un figlio che chiamerà Saverio, lo stesso nome dell’autore. Sempre presente nello spettacolo la condizione di Pasqualina che, pur soffrendo, segue rassegnata e nel contempo fiduciosa il suo destino ignorando completamente di avere dei diritti, e ciò rende ancora più efferate le violenze subite. Accanto alla sua, risuonano molte voci di donne del Sud, di madri, di nonne, di zie, del parentado e del vicinato, tutte vittime della legge degli uomini, schiave di un padre-padrone e di una mentalità che concepisce il delitto d’onore come unico modo per lavare l’onta subita.
Lina Latelli Nucifero