Di Pantaleone Pallone
C’è un momento preciso in cui la giustizia smette di essere l’applicazione fredda di codici astratti e torna a essere ciò per cui è nata: un patto di mutuo soccorso tra creature fragili.
Questo momento ha preso forma a Catanzaro, presso l’Aula Sancti Petri dell’Arcivescovado, in occasione del convegno “L’oro nelle crepe: per un’Etica della Fragilità tra Diritto e Società”.
Promosso dall’Unione Giuristi Cattolici, l’evento non è stato un semplice seminario di studi, ma un autentico cenacolo intellettuale, un simposio di altissimo profilo in cui la cultura dell’umano l’ha fatta da padrona, offrendo una risposta profonda alla crisi della civiltà giuridica contemporanea.
Il convegno ha trovato il suo baricentro in un dialogo fecondo che ha unito il mondo ecclesiale, l’accademia, la magistratura e la scuola, tutti tesi a riscoprire una verità rivoluzionaria: la vulnerabilità non è una debolezza da nascondere, ma il vero baricentro di una civiltà autenticamente giusta.
L’apertura dei lavori ha offerto immediatamente la traccia teologica e morale dell’incontro grazie alla densa introduzione di Mons. Salvatore Cognetti, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace e consulente ecclesiastico dell’Unione Giuristi Cattolici. Con la sua relazione su “La teologia della fragilità: il senso del limite nel cammino della Giustizia”, Mons. Cognetti ha guidato l’uditorio a comprendere come lo sguardo della fede sappia riconoscere la luce proprio nelle fessure del limite umano, trasformando la vulnerabilità in un terreno di grazia e di incontro.
Su questo solco si è innestata la relazione introduttiva dell’Avv. Pantaleone Pallone, Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici, che ha moderato l’intera giornata.
Con straordinario pathos e onestà intellettuale, l’Avv. Pallone ha svelato la genesi profonda dell’evento, nato da una felice e alta sollecitazione della Dott.ssa Graziella Viscomi, Sostituto Procuratore della Repubblica di Catanzaro, sull’urgenza di interrogarci su un’etica della fragilità.
«Per me questo tema non è solo dottrina: è un frammento di vita che porto inciso nel corpo», ha confessato Pallone, evocando un momento di estrema vulnerabilità che non era sfuggitoall’attenzione di una cara amica che, per rassicuralo, gli fece dono di un bellissimo raccontò.
Gli parlò dell Kintsugi, l’antica arte giapponese che salda i frammenti della ceramica spezzata con l’oro zecchino. L’oggetto non torna come prima: diventa più forte, più prezioso, unico. «Una tazza colma di cicatrici ha una storia da raccontare, una rinascita da vivere», ha spiegato il Presidente, regalando una splendida lezione esistenziale: «Un uomo senza ferite è un uomo senza storia».
La relazione del Presidente ha poi dato vita a un’appassionata girandola del pensiero, dove la grande cultura filosofica, letteraria e politica ha dialogato con le categorie del diritto.
Sul tavolo del dibattito si sono mossi i giganti del pensiero universale: dalle crepe dell’animo esplorate da Dostoevskij, dove la legge fallisce se non incontra la pietà, alla fragilità cristallina della civiltà giuridica denunciata da Hannah Arendt; dalla ‘social catena’ della Ginestra di Giacomo Leopardi, che impone agli uomini di darsi la mano di fronte alla comune sorte, fino al rigore etico di Simone Weil e Zygmunt Bauman, passando per lo scontro vitale di Nietzsche e le radici costituzionali e umane del dialogo storico tra Aldo Moro e Palmiro Togliatti. La cultura, nel senso più alto e nobile del termine, ha dominato la scena, dimostrando che il Diritto senza la spina dorsale della conoscenza è un guscio vuoto.
La straordinaria forza dell’evento è risieduta nella perfetta coerenza tra il titolo “L’Oro nelle Crepe” e lo sviluppo delle sessioni scientifiche.
L'Avv. Pallone ha infatti disegnato un percorso che potremmo definire ‘ascensionale’: partendo dalla terra (il diritto e il soggetto), attraversando il pensiero (il limite e l’etica), per giungere infine alla rinascita (la riparazione dell’umano). Ogni sessione ha rappresentato una fase metodica del restauro dell’anima e della società.
Prima Sessione: La Persona al centro del Diritto. La Costituzionalista Prof.ssa Valentina Pupo ha tracciato la chiave di volta del sistema, illustrando il passaggio fondamentale dal ‘soggetto’ alla ‘persona’.
Il diritto non può più rivolgersi a un soggetto astratto e uguale per tutti, ma deve chinarsi sulla persona nella sua concretezza materiale, fatta di bisogni e fragilità.
Le tutele giuridiche diventano così il primo oro che cola nelle fessure dell’isolamento.
Seconda Sessione: La Filosofia del Limite. L’Avv. Salvatore Gulli ha guidato l'uditorio nel cuore pulsante del pensiero filosofico applicato alle aule di giustizia. Dimostrando che la fragilità è il riconoscimento del nostro limite, l’Avv. Gulli ha spiegato che l’etica della vulnerabilità non è debolezza, ma un momento di assoluta verità. È proprio la consapevolezza del limite che genera la solidarietà e fonda il rispetto per le istituzioni: senza il limite, saremmo isole destinate alla barbarie.
È proprio in questo solco che si è inserito l’intervento programmato dell’Avv. Simone Rizzuto: un contributo particolarmente apprezzato dalla platea, capace di calare la teoria del limite nella viva realtà della professione forense, dimostrando come la consapevolezza della fragilità generi solidarietà e fondi il rispetto stesso per le istituzioni.
Senza questo confine condiviso, saremmo isole destinate alla barbarie.
Terza Sessione: L’Atto Creativo della Riparazione. L’illustre Pedagogista Prof.ssa Rossella Marzullo ha dato corpo all’espressione riparare l’umano .
In questa fase, la pedagogia e la responsabilità civile si sono fuse per dimostrare il fine ultimo del Kintsugi giuridico: l’uomo e la società, feriti dalle crisi e dai traumi, possono uscire dall’esperienza giudiziaria ed educativa non semplicemente ‘aggiustati’, ma profondamente nobilitati e impreziositi.
Le conclusioni del convegno non hanno rappresentato una fine, ma un nuovo inizio vibrante di speranza.
La Dott.ssa Graziella Viscomi ha preso la parola per una sintesi di eccezionale intensità emotiva, rivolgendosi direttamente alla rappresentanza di studenti degli istituti scolastici cittadini presenti in aula. Con la fermezza del magistrato e la passione dell’educatrice, la Dott.ssa Viscomi ha esortato i giovani a non temere i propri limiti e le proprie crepe in un mondo che li vorrebbe artificialmente perfetti.
A sigillare questa architettura intellettuale è stato il richiamo dottrinale all’Enciclica di Papa Leone, “Magnifica Umanitas”. Con il suo accorato e perentorio monito – «Siate umani; la Speranza» – il Santo Padre ha ricordato ai giuristi cattolici e all’intera comunità che una società che rinuncia a riparare l’uomo, finisce inevitabilmente per rinunciare a se stessa.
L’Unione Giuristi Cattolici di Catanzaro ha tracciato un solco indelebile: l’unica via di risurrezione sociale risiede nel non smarrire l’umanità del guardarsi fratelli. Perché, come ha dimostrato questo straordinario cenacolo di pensatori, è solo attraverso le crepe che può entrare la luce. E solo un Diritto che ha il coraggio di mostrare le proprie cicatrici d’oro può dirsi davvero umano, davvero giusto, davvero vivo.