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La corsa verso il primo posto

Calabria

28 GENNAIO 2016 - Per il primo posto si sono fatte e si continueranno a fare sempre carte false, anche se a parole tutti ci professiamo cristiani e diciamo di fare delle parole di Cristo ai suoi discepoli un motivo di vita reale. Leggiamo in Marco: “Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti»…”. È una regola sublime consegnata ai discepoli, per essere nel tempo affidata alla storia degli uomini. [MORE]

Capisco quanta fatica sia necessaria per accettare questo messaggio di liberazione e di puro amore. Tutto ciò che abbiamo attorno ci invita a fare perfettamente il contrario, anche in ambienti ecclesiali, con la triste conseguenza di rallentare il cambiamento che fa l’uomo nuovo e attore principale nel bene. Bisogna sempre ricordare che il posto cercato secondo i parametri umani, prima o poi si manifesterà nel suo inganno e non avrà nulla a che fare con l’insegnamento evangelico.

Quando qualcuno trama, litiga, fa guerra, inganna, può sicuramente ottenere un posto di prestigio, ma non avrà mai il primo vero posto. Di riflesso non farà altro che praticare nient’altro che una ben truccata simonia politica, professionale, istituzionale, spirituale, ecc. Nulla serve nel tempo a conquistare il primo posto che è secondo gli uomini e non secondo Cristo. I parametri umani prima o poi si manifestano sempre nel proprio inganno e nella loro inaffidabilità. Per capire il valore di questo passaggio fondamentale per l’uomo bisogna riflettere su quanto il Santo Padre ha detto sul valore del servizio a Cuba, durante la Messa in Plaza de la Revolución (La Habana, domenica 20 settembre scorso).

“L’invito al servizio presenta una peculiarità alla quale dobbiamo fare attenzione. Servire significa, in gran parte, avere cura della fragilità. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo. Sono i volti sofferenti, indifesi e afflitti che Gesù propone di guardare e invita concretamente ad amare. Amore che si concretizza in azioni e decisioni. Amore che si manifesta nei differenti compiti che come cittadini siamo chiamati a svolgere”. Per tale ragione, ha detto Papa Francesco, il servizio non è mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma solo persone. Siamo difronte ad un fascio di luce, lontani dal buio che genera prima o poi la voglia irrefrenabile del primo posto.

Segui l’argomento in questo breve dialogo tra due generazioni su Tele Padre Pio:
 

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Egidio Chiarella