La crisi idrica diventa musica: il nuovo album di Joe Schievano dal 3 novembre

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Prima di diventare musica, l’acqua è stata ascoltata dove nasce, precipita, filtra, scorre, viene incanalata e incontra ciò che l’uomo ha costruito intorno a lei. Joe Schievano ha registrato il suono delle sorgenti e delle cascate, il gocciolio all’interno delle grotte, il corso dei torrenti, il verso degli anfibi, il battito di due sassi di fiume. Ha registrato anche ciò che appartiene all’altra faccia di quello stesso paesaggio: il rombo delle turbine di una centrale idroelettrica, le frequenze prodotte dalle infrastrutture, il rumore della presenza umana. Poi ha composto. Il risultato è “Anguane, songlines of water”, album e colonna sonora originale di “Anguane, le voci dell’acqua”, il documentario scritto e diretto da Giovanni Pellegrini, prodotto da Ginko Film e nato da un’idea dello stesso Schievano. Un lavoro nel quale il confine tra composizione musicale, field recording e sound design si assottiglia fino quasi a scomparire.

La dimensione acustica del territorio costituisce la struttura stessa della partitura, superando la funzione di semplice accompagnamento. Da qui la scelta di rinunciare agli strumenti classici e lavorare esclusivamente sui campionamenti ambientali.

Nessuna orchestra chiamata a evocare l’acqua, nessun pianoforte incaricato di commentarne il movimento, nessun repertorio sonoro convenzionalmente associato alla natura. La struttura dei brani nasce dalle registrazioni raccolte sul territorio, sulle quali intervengono synth bass, droni e il lavoro vocale di Maria Roveran, attrice e performer protagonista del film.

E così che l’acqua diventa ritmo, la pietra diventa percussione, una turbina frequenza, una grotta una cassa di risonanza e una voce umana, viene spinta fino al punto in cui deve provare a smettere di sembrarlo. A Roveran è stato infatti affidato il compito di immaginare quale voce potrebbero avere le Anguane, figure femminili legate da secoli alle acque della tradizione alpina e veneta. Nel racconto popolare abitano sorgenti, torrenti, grotte e boschi; possono assumere sembianze animali, governare tempeste e custodire le acque. Nel testo di Pellegrini appartengono a un tempo nel quale esseri umani e creature della natura vivevano ancora in simbiosi, prima della rottura di quell’alleanza e dell’affermazione dell’idea che l’uomo potesse considerarsi padrone dell’ambiente.

Schievano e Roveran spogliano il mito da ogni trappola folkloristica o oleografica. Lontane dall'immagine della sirena o della ninfa protettrice, le Anguane nel disco sono entità arcaiche e distanti che osservano la trasformazione del paesaggio, ne conservano il ricordo e trasformano il proprio canto in un monito, un atto di denuncia privo di rassegnazione.

La ricerca vocale procede attraverso vocalizzi privi di un testo intellegibile, emissioni nude, stratificazioni atonali, cori, respiri, lamenti e urla. Con Roveran interviene inoltre un gruppo di giovani voci dell’Hybrid Music di Venezia. Ne emerge una presenza che rimane volutamente estranea al canto umano convenzionale, sottraendosi alla figura del personaggio fantastico che accompagna il paesaggio per farsi possibilità di immaginare il punto di vista di ciò che quel paesaggio lo abita.

Un canto che trova riscontro nei dati ufficiali sulla risorsa idrica. L’uscita del disco coincide infatti con un quadro in cui gli ultimi rilevamenti ISPRA sul bilancio idrologico nazionale confermano una disponibilità di risorsa idrica rinnovabile stabilmente inferiore alle medie storiche - oltre il 7% in meno sul lungo periodo - e una contrazione che, su scala nazionale, prosegue ormai da oltre settant’anni.

Il Veneto, territorio nel quale il film nasce e si sviluppa, ne restituisce il riscontro più diretto: se i monitoraggi ARPAV confermano una tenuta generale dei corsi d'acqua alpini, la pianura e le foci registrano la pressione costante dell'impatto antropico, con la presenza rilevata di fitofarmaci, mercurio e PFAS.

In questo presente, e non accanto ad esso, si colloca il senso profondo dell’opera: la necessità di smettere di considerare l'acqua come una risorsa illimitata da dominare per tornare ad ascoltarla come parte della nostra stessa sopravvivenza. Non soltanto quanta acqua abbiamo, dunque, ma quale rapporto abbiamo creato con ciò che per secoli abbiamo arginato, deviato, sfruttato, contaminato, misurato e considerato disponibile.

Pellegrini parte dalle Anguane e dalle storie nate lungo i corsi d’acqua per mettere in relazione immaginario, paesaggio e osservazione contemporanea. Nel film intervengono biologi, speleologi e attivisti; la performer Maria Roveran ricerca la voce delle creature mitologiche mentre il percorso attraversa sorgenti, cascate e grotte lungo un fiume immaginario che dalle Dolomiti arriva alla Laguna di Venezia.

Il voice-over scritto da Pellegrini racchiude la chiave di lettura dell’intera opera. Un re vuole impossessarsi del fiume che attraversa il suo territorio, costruisce dighe e canali per controllarne il corso e incontra un’Anguana. Lei lo avverte: il fiume non potrà mai appartenergli e, se l’uomo arriverà a considerarsi superiore alle forze della natura, le conseguenze ricadranno sul suo stesso regno. Più avanti, un’altra Anguana pronuncia una sentenza ancora più esplicita: «L’acqua comincerà a scarseggiare, e quella che resterà porterà i segni del tuo passaggio. Allora, forse, capirai: non sarai tu a pagare, ma i figli dei nostri figli». Dialoghi e avvertenze appartenenti a una leggenda immaginata per il film, ma difficili da ascoltare oggi come semplice racconto fantastico.

È questo punto di contatto tra arcaico e presente che Schievano traduce in suono. La prima parte del disco appartiene ancora a un’acqua elementare: il ghiaccio, la sorgente, il torrente, la luce che attraversa il fondale. Poi qualcosa cambia. Arrivano “Turbine Elegy”, compsota anche sulle frequenze della centrale idroelettrica; “Cataclasis”, con la frattura violenta della roccia e il cedimento di una diga; “Deluge”, massa d’acqua che occupa progressivamente tutto lo spazio; “Conurbation”, con il paesaggio sostituito dalla continuità di cemento e asfalto; “Anoxia”, che prende il nome dalla mancanza di ossigeno negli ambienti acquatici; “Anura” e “Herpetofauna”, dedicate agli anfibi e agli ecosistemi ai quali appartengono.

Non si tratta di un percorso lineare dalla natura “buona” all’uomo “cattivo”, ma dell’evidenza di quanto i due sistemi siano ormai impossibili da separare.

«Questo progetto mi ha coinvolto in modo diverso rispetto a molte altre colonne sonore che ho realizzato, anche perché il film nasce da una mia idea e mi vede direttamente presente nella ricerca, e anche in scena nel film, – racconta Joe Schievano –. Sono partito dai luoghi prima ancora che dagli strumenti: dalle sorgenti, dalle cascate, dalle grotte, dai sassi, dagli animali, ma anche dalle turbine e dai suoni prodotti dall’intervento umano. Per me non è sperimentazione fine a se stessa, ma un altro modo di concepire la composizione: accorgersi che la musica può cominciare anche da ciò che abbiamo intorno, se torniamo ad ascoltarlo.»

Il percorso del film precede l’uscita nelle sale. “Anguane, le voci dell’acqua” è stato presentato in prima assoluta nel giugno 2026 a “CinemAmbiente” di Torino, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema, all’interno della sezione Made in Italy. Nei mesi successivi è passato dal Film Festival della Lessinia, dall’Euganea Film Festival, dove Pellegrini e Roveran hanno partecipato anche all’incontro “L’acqua zè morta?” insieme a Marco Paolini, e da Adrikà – Festival del cinema archeologico di Adria e Delta del Po. Dall’8 novembre il documentario entra nelle sale del Veneto con una serie di proiezioni e incontri con gli autori.

Per Schievano, membro della European Film Academy e dell’ACMF – Associazione Compositori Musica per Film, l’album rappresenta anche un nuovo punto di arrivo di una ricerca iniziata molti anni prima.

Dopo l’esperienza come fondatore, chitarrista e compositore dei Radiofiera, con oltre trenta brani pubblicati e un progetto discografico distribuito da Sony Music Italy, si è specializzato nella musica per immagini, conseguendo uno Specialist Certificate al Berklee College of Music di Boston e approfondendo successivamente composizione per film, sound design e tecniche di registrazione. Nel 2014 ha fondato Soundrivemotion, dedicata a musica originale e progettazione sonora per cinema, televisione, documentario, teatro e arti visive. Tra i lavori figurano “Tiziano. L’impero del colore”, prodotto da Sky, Arte ZDF, Kublai Film, Gebrueder Beetz Filmproduktion e Zeta Group Video; “On Life” di Rodolfo Bisatti con Rai Cinema; “O Grito da raposa na note fria” - di Rui Pedro Lamy- Ethno– Portugal. “Inner Me” di Antonio Spanò e il brano “Anime Liquide”, realizzato con Maria Roveran per “Effetto Domino” di Alessandro Rossetto, presentato alla 76ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Ma “Anguane, songlines of water” porta questa ricerca un passo più avanti, perché alla fine del disco, dopo il mito, le voci, il ghiaccio, i torrenti, le turbine, la diga, la città e l’acqua privata dell’ossigeno, Schievano sceglie di lasciare quasi tutto fuori. L’ultima traccia si intitola “Lithophone”, letteralmente suono della pietra. Due sassi di fiume battono l’uno contro l’altro e generano la pulsazione del tema principale del film.

“Anguane, songlines of water” porta questa ricerca fino alla sua forma più essenziale. L’ultima traccia si intitola “Lithophone”, letteralmente “suono della pietra”. Due sassi di fiume battuti l’uno contro l’altro generano la pulsazione del tema principale del film. I droni, lentamente, scompaiono. Rimane quel ritmo elementare e, con esso, la memoria dell’acqua impressa nella roccia. Anche quando l’acqua non c’è più.

A seguire, tracklist e track by track del disco e informazioni sulle proiezioni del film.

“Anguane, songlines of water” - Tracklist:

1. Narrazione 1

2. Cryosphere

3. Narrazione 2

4. Torrent

5. Narrazione 3

6. Caustics

7. Echo of Adgana

8. Narrazione 4

9. Turbine Elegy

10 Cataclasis

11. Deluge

12. Narrazione 5

13. Aganis Heart

14. Conurbation

15. Anoxia

16. Anura

17. Herpetofauna

18. Narrazione 6

19. Adgana Manifesto

20. Lithophone

“Anguane, songlines of water” – Track by track:

Narrazione 1. «Prima che le cose avessero un nome, le montagne erano mute, e l’acqua dormiva nel loro ventre senza poterne mai uscire». Il disco comincia prima ancora che esista il fiume. La voce narrante introduce il mito di una dea che scende sulla terra e fa nascere una sorgente in ogni luogo toccato dai suoi piedi, affidandone la custodia a creature femminili, metà donne e metà animali. È la genesi delle Anguane e insieme l’origine sonora dell’album: l’acqua è ancora nascosta dentro la montagna.

Cryosphere. La criosfera è la porzione del pianeta nella quale l’acqua rimane allo stato solido. Un drone freddo, immobile e compresso restituisce la permanenza del ghiaccio antico. Poi la materia comincia a cedere: arriva il disgelo, compaiono i primi flussi e il paesaggio sonoro acquista movimento fino all’ingresso di un coro femminile atonale. Il ghiaccio si trasforma in acqua e l’acqua, comincia ad avere una voce.

Narrazione 2. «Vi fu un tempo in cui gli uomini vivevano in simbiosi con gli esseri magici della natura». La seconda narrazione introduce la rottura del patto. Gli spiriti dell’acqua, delle foreste e del vento scompaiono dal mondo umano. Resta l’idea, sempre più radicata, che l’uomo possa disporre della natura come di qualcosa che gli appartiene.

Torrent. L’acqua non è più immobile: corre, urta, devia, scava. Il brano ne segue il movimento cinetico dentro la roccia. I droni acquistano fluidità, aderendo alla natura intermittente di un elemento che modifica continuamente il proprio letto e, attraversandolo, modifica il paesaggio.

Narrazione 3. «In alcune valli si dice che le Anguane siano ancora tra noi». Non sono scomparse; secondo il racconto continuano ad abitare corsi d’acqua, grotte e boschi, lontane dallo sguardo di chi ha smesso di saperle riconoscere. Conoscono il passato e possono vedere il futuro, ma ignorano, consapevolmente, il presente.

Caustics. In ottica, le caustiche sono le trame luminose generate quando la luce attraversa o viene riflessa da una superficie curva e in movimento. È il ricamo instabile che il sole disegna sul fondo di un torrente. Schievano lo traduce attraverso microfrequenze, oscillazioni e una tessitura rarefatta: non una rappresentazione dell’acqua, ma il tentativo di trasformare in frequenza una sua manifestazione visiva.

Echo of Adgana. Adgana richiama la radice arcaica legata al nome delle Anguane. La musica abbandona la superficie e scende dentro la roccia. Riverberi, droni profondi e voci nude fuori tonalità lavorano sulla dimensione sotterranea del mito, sulle sorgenti nascoste e sulle cavità calcaree nelle quali il suono non procede in linea retta ma ritorna, si moltiplica, cambia forma.

Narrazione 4. Lasche, savette, trote, cavedani. Tinche, scazzoni, anguille. Rane, rospi, tritoni. Gamberi, libellule. Efemerotteri, tricotteri. Poi una parola: Anguane. Il testo mette sullo stesso piano le creature reali che abitano gli ecosistemi acquatici e quelle consegnate al mito. Subito dopo arriva una domanda: «Saremo capaci di riportarli in vita, dopo che li avremo fatti scomparire tutti?».

Turbine Elegy. Per la prima volta la macchina occupa il paesaggio sonoro. Le basse frequenze prodotte dai generatori di una centrale idroelettrica entrano direttamente nella composizione. I droni si fanno più pesanti; le voci delle Anguane cercano uno spazio dentro il rumore meccanico, vi si sovrappongono, entrano in attrito. L’acqua continua a esserci, ma ora passa attraverso qualcosa costruito per governarne la forza.

Cataclasis. In geologia, la cataclasi è la frantumazione della roccia sottoposta a pressioni e deformazioni intense. Qui anche la struttura musicale si spezza. Il brano accompagna il cedimento di una diga e la devastazione che segue: il drone perde continuità, la massa sonora precipita e le voci delle Anguane abbandonano ogni residuo di canto per trasformarsi in grida.

Deluge. Dopo la frattura arriva la massa. Il brano non racconta più il fiume come percorso, ma l’acqua come forza che non accetta confini. I droni si fanno opprimenti, il suono occupa progressivamente lo spazio e la distinzione tra ambiente naturale e territorio costruito scompare. Davanti all’acqua che travolge, non esistono più due paesaggi.

Narrazione 5. «Piave, Cordevole, Boite e Livenza, e Tose, Dones, Fade e Vivane, Adige, Maè, Isonzo, Lierza, e Agane, Longane, Vivane e Bregostane». Nomi di fiumi e nomi di creature finiscono nello stesso elenco; la geografia fisica e quella mitologica si sovrappongono. Per secoli, ogni valle ha attribuito nomi diversi alle proprie presenze dell’acqua, fino a rendere quasi impossibile stabilire dove finisca il territorio e dove cominci il racconto.

Aganis Heart. Dopo la distruzione, la scala cambia. “Aganis Heart” entra nell’intimità della creatura. Il movimento si riduce fino ad assomigliare a un battito lento, quasi fisiologico. Non c’è più la massa del diluvio: resta una sensibilità esposta davanti a ciò che il paesaggio sta diventando.

Conurbation. Dall’acqua alla città. La conurbazione è il processo attraverso il quale diversi centri urbani finiscono per fondersi in una continuità edificata. Nel disco diventa un drone statico, freddo e quasi privo di respiro. Il paesaggio organico delle tracce iniziali lascia spazio a una superficie nella quale cemento, asfalto e infrastrutture ridisegnano la geografia.

Anoxia. L’anossia è la mancanza di ossigeno. Schievano la traduce sottraendo aria alla musica: le frequenze alte scompaiono, il campo sonoro si restringe, il movimento rallenta. Non serve un’esplosione, perché la morte di un ambiente acquatico può anche essere silenziosa.

Anura. Anura è il nome scientifico dell’ordine al quale appartengono rane e rospi. Nel film gli anfibi entrano nel racconto come organismi strettamente dipendenti dalla qualità e dalla continuità degli habitat acquatici. Il brano porta quindi l’attenzione su una vita spesso marginale nello sguardo umano, ma fortemente esposta alle modificazioni delle zone umide e dei corsi d’acqua.

Herpetofauna. Il termine indica l’insieme degli anfibi e dei rettili presenti in un ecosistema. Le voci si stratificano su una trama statica, quasi fossile. L’essere mitologico e la fauna reale tornano a sovrapporsi: entrambi dipendono, almeno nel racconto, dalla sopravvivenza dello stesso ambiente.

Narrazione 6. «Dentro di voi…». Il film porta improvvisamente il discorso fuori dal paesaggio e dentro l’essere umano. L’ultimo messaggio affidato all’Anguana ribalta l’intera prospettiva: «la nostra voce è la voce dell’acqua, la stessa che scorre dentro di voi».

Adgana Manifesto. La ritmica si fa più netta, le voci si moltiplicano e il coro atonale acquista una forza che fino a questo momento il disco aveva trattenuto. Le Anguane non assistono più. Rispondono. Il loro canto diventa manifesto, non in senso partitico ma nel significato più antico del termine: rendere qualcosa evidente, portarlo davanti agli occhi e alle orecchie di chi fino a quel momento non lo aveva voluto vedere o ascoltare.

Lithophone. Il cerchio si chiude con due pietre. Lithophone significa letteralmente “suono della pietra” ed è il tema principale del film e dei titoli di coda. Il ritmo che ne sostiene la spina dorsale non proviene da una batteria né da una percussione costruita: nasce dal suono reale di sassi di fiume battuti tra loro. Intorno, i droni si assottigliano progressivamente, fino quasi a sparire. Dopo venti tracce rimane la materia più antica, quella della roccia che conserva il segno dell’acqua che l’ha attraversata.

“Anguane, songlines of water” – Proiezioni:

8 novembre 2026 – Venezia, Cinema Rossini – ore 20.30

Presenti in sala: Giovanni Pellegrini, Maria Roveran e Joe Schievano.

9 novembre 2026 – Treviso, Cinema Edera – ore 21.00

Presenti in sala: Giovanni Pellegrini, Maria Roveran e Joe Schievano.

In collaborazione con Legambiente Treviso.

10 novembre 2026 – Padova, Cinema Multiastra – ore 21.00

Presente in sala: Giovanni Pellegrini.

11 novembre 2026 – Vicenza, Cinema Odeon – orario da confermare

Presente in sala: Giovanni Pellegrini.

14 novembre 2026 – Montebelluna, Cinema Italia Eden – ore 17.30

Presente in sala: Giovanni Pellegrini.

16-18 novembre 2026 – Mestre, Cinema Candiani

Il 18 novembre alle ore 21.00 Giovanni Pellegrini sarà ospite in sala.

16 novembre 2026 – Feltre, OffiCinema – ore 18.30 e 20.00

Presente in sala: Giovanni Pellegrini.

17 novembre 2026 – Bassano del Grappa, Cinema Metropolis – orario da confermare

Giovanni Pellegrini in dialogo con il giornalista Alessandro Comin.

16-18 novembre 2026 – San Donà di Piave, Cinema Don Bosco

16-17 novembre 2026 – Vittorio Veneto, Cinema Verdi

Il 17 novembre alle ore 19.30 Giovanni Pellegrini sarà ospite in sala.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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