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La drammatica solitudine degli anziani nella ipocrita società odierna in "Parenti serpenti"

La drammatica solitudine degli anziani nella ipocrita società odierna in \
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LAMEZIA TERME (CZ) 13 FEBBAIO - Una commedia amara sulla famiglia italiana al centro della commedia “ Parenti serpenti” di Carmine Amoroso andata in scena al Teatro Grandinetti nell’ambito della rassegna teatrale regionale “ Vacantiandu”, diretta da Nicola Morelli, Diego Ruiz e Walter Vasta.



La commedia, resa celebre dal famoso film di Mario Monicelli del 1992, è stata interpretata dal famoso Lello Arena che, insieme agli altri bravi attori, per quasi due ore ha tenuto accesa l’attenzione dei numerosissimi spettatori sulla vicenda di due anziani coniugi, Saverio ( Lello Arena) e Trieste ( Giorgia Trasselli) , raccontata in un alternarsi di situazioni comiche, grottesche e, a tratti, surreali suscettibili di divertimento e risate ma anche di profonde riflessioni sull’indegno comportamento di esseri umani che si rivelano subdoli, abbietti ed assassini nel momento in cui si dovrebbero prendere cura dei poveri ed amorevoli genitori ospitandoli nella propria casa. Insomma autentici serpenti. L’azione procede a ritmo serrato in perfetta sincronia con un vivace movimento di scena costruita su un congegno girevole di due piani dove interagiscono gli attori che,talvolta, scendono, in platea dove continuano le loro splendide interpretazioni applaudite anche a scena aperta. La trama si impernia su un Natale trascorso in famiglia nel paesino di origine come avviene da anni nel rispetto della tradizione.

Quindi un Natale , durante il quale i quattro figli degli anziani genitori Saverio e Trieste con i parenti intimi , ricordano il passato, si scambiano regali, cenano, ascoltano a mezzanotte la Messa di Natale, tentando di ravvivare i legami familiari e distrarsi dalle nevrosi e dalle stanche dinamiche della vita quotidiana in un crescendo di momenti esilaranti e stridenti in cui tutti si possono riconoscere. Apparentemente buoni, premurosi, disponibili e allegri, tutti dialogono ad alta voce e con spontaneità sulle più disparate tematiche inframmezzate dalle battute acute e mordenti del vecchio padre, appuntato dei carabinieri in pensione affetto da una lieve forma di demenza senile e quelle, altrettanto comiche, della dinamica Trieste. Ma ecco che il tono cambia di colpo diventando drammatico allorquando, durante il pranzo di Natale, la mamma Trieste lancia un annuncio –bomba: lei e suo marito sono troppo vecchi per vivere da soli in quella grande casa e si rifiutano di andare a vivere in un ospizio.

Avrebbero bisogno di essere ospitati da uno solo dei loro figli. Spaventati dall’idea di rinunciare alla propria libertà personale, figli e consorti lasciano cadere la maschera dell’ipocrisia indosssata fino a quel momento e cominciano ad aggredirsi l’un l’altro, cercando di rifilare gli anziani genitori a qualcuno di loro. Non riuscendo a trovare una soluzione, con spietato cinismo ed inaudita cattiveria , i crudeli figli ricorrono alla raggelante decisione di uccidere i due anziani simulando un incidente domestico. A tal fine regalano loro una stufa nuova a gas che scoppierà. Chiamati a testimoniare, tutti d’accordo dichiareranno che si trattava di una vecchia stufa. Suggestiva e commovente la scena finale nella quale si intravedono i due poveri anziani nell’aldilà con la stufa assassina mentre i figli ballano in platea ostentando la propria tranquillità per aver posto fine all’esistenza dei due infelici anziani e aver conquistato la loro adombrata serenità. Sul palco, insieme a Lello Arena e Giorgia Trasselli, anche Andrea de Goyzueta, Marco Mario De Notaris, Carla Ferraro, Autilia Ranieri, Annarita Vitolo e Fabrizio Vona. Le scene a cura di Alessandro Baronio, i costumi di Milla, assistente alla regia Sara Esposito, produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro e Officine Culturali della Regione Lazio Bon Voyage.

Lina Latelli Nucifero

 

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