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La maligredi, intervista all'autore Gioacchino Criaco

La maligredi, intervista all\'autore Gioacchino Criaco
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CATANZARO. 7 MAGGIOGioacchino Criaco è uno scrittore ma è, soprattutto, un grande protagonista del mondo intellettuale calabrese. E' il punto di riferimento di tanti scrittori ed intellettuali che stanno emergendo in tutta la Calabria, consentendo così la formazione di una nuova realtà culturale che inizia, finalmente, ad incidere sul modo di raccontare questa terra, finora prevalentemente raccontata da chi 'nella pancia del popolo calabrese non c'è mai stato'. Un racconto che esalta tante qualità finora sottaciute senza nascondere i tanti difetti, aiutando, però, a capire quali sono le cause e le eventuali responsabilità. Ed è proprio questo il senso della settima opera letteraria di Criaco. Nel 2008, con il suo romanzo d'esordio, Anime nere, ci spiegò cosa accadde ad una generazione, dieci anni dopo con 'La maligredi' ci spiega perché è successo.

Con la grande passione che lo contraddistingue, mediante il suo sguardo originale, sceglie Africo(RC), suo paese natale, e le lotte degli anni '70 guidate da Rocco Palamara, per gridare al mondo che i popoli del sud Italia non sono una questione criminale, ma fanno parte di un mondo antico che ha molte cose da dire, che ha molta passione, molti sentimenti, che rivendica un passato migliore di quello che è stato finora descritto da chi in questa terra non c'è mai vissuto. Dice, soprattutto, ai giovani che non sono figli di una generazione perduta, votata al male, ma di una generazione che veramente ce l'ha messa tutta per costruire un futuro migliore. Per Criaco tutti i popoli del sud hanno lottato e, anche se molte volte hanno perso, da quelle esperienze sono nate idee che ancora lottano e magari alla fine ce la faranno. Molte volte hanno perso perché lo Stato si è schierato dalla parte dei malandrini, ma hanno perso, soprattutto, perché hanno permesso alla maligredi di infiltrarsi nelle loro comunità. Cos'è la maligredi ce lo facciamo spiegare direttamente dall'autore nella seguente intervista.

'La maligredi' è certamente un romanzo duro, ma ricco d'amore e umanità. Il grande amore delle mamme di Africo, costrette spesso a guidare da sole le famiglie perché i loro uomini erano emigrati. La sera mettevano a letto con ninna nanne e favole i loro piccoli e poi andavano tutta la notte a raccogliere gelsomini nei giardini degli 'gnuri'. Dopo dodici ore di lavoro tornavano a casa sorridenti e si mettevano a pulire e far da mangiare. Nelle lotte più belle sono sempre state in prima fila. Grande umanità negli abitanti della ruga 'Aurora',la ruga in cui abitano i tre ragazzi protagonisti, Nicola, Filippo e Antonio. Tanta umanità anche in Papula, Rocco Palamara, che ha rischiato tutto per dare un futuro migliore alla sua gente. E' la storia di un popolo che aveva messo i malandrini in un angolo, 'ma poi lo Stato gli venne in soccorso'.
Saverio Fontana ha incontrato l'autore Gioacchino Criaco per i lettori di infooggi.it.

Dottor Criaco, cosa significa maligredi?
La maligredi è la discordia che diventa maledizione facendo implodere le comunità unite dalla solidarietà.

'La maligredi' è un romanzo duro, certo, ma ricco d'amore e di tanta umanità. Cosa rappresenta per lei quest'opera?
Si è un romanzo duro ma anche una storia luminosa. Una pagina nobile del popolo calabrese che ci ha provato a essere migliore. È la storia di una fantastica rivoluzione. La ribellione di donne profumate e di ragazzi guerrieri.

"Un alluvione mbentata e un potere lontano li hanno chiusi in un recinto marino, braccia buone da esportare". Quale fu il vero motivo dell'evacuazione di Africo Vecchio e quali danni provocò alla sua popolazione?
Non ci fu davvero un'alluvione disastrosa, c'era solo l'esigenza di uno stato patrigno di portare in un luogo facilmente controllabile un popolo resistente. Piovve parecchi giorni, ma è una cosa che accade sovente in montagna, si dichiarò non abitabile il paese e agli africoti fu promesso un paradiso che dopo anni di sistemazioni in campi profughi assunse il volto infernale di un acquitrino nido di anfibi e zanzare. I figli del Libeccio li accolse una palude.

"Chiudemmo i malandrini in un angolo e lo Stato gli venne in soccorso". Perché una generazione che ce l'ha messa tutta per diventare migliore non ce l'ha fatta?
C'era una disparità di forze inaudita: stato, malandrini e potere locale contro il popolo. Ma è stata una battaglia persa. Non dispero che la guerra continui.

Quali idee nate nelle lotte degli anni'70 nella Locride ancora oggi lottano?
La libertà. E l'idea che la costruzione di un mondo normale sia possibile anche alle nostre latitudini.


Rocco Palamara ha rischiato tutto per dare un futuro migliore alla sua gente. Di questo suo eroismo, quanta riconoscenza c'è oggi ad Africo e nella Locride?
La lotta di Rocco Palamara è stata nascosta benissimo per cinquant'anni. Avrebbe potuto regalarci un futuro migliore. La riconoscenza più gradita sarebbe di riprenderla quella lotta.


La pagina più bella di questa storia è sicuramente quella scritta dalle gelsominaie. Chi erano?
Le gelsominaie erano e sono le madri calabresi che hanno lottato e lottano per noi e non hanno cresciuto i propri figli a ninna nanne di ndrangheta come sostiene qualcuno. 

In Calabria sta crescendo una nuova realtà culturale formata da tanti scrittori e intellettuali che stanno emergendo in tutta la regione. Lei vede le condizioni necessarie affinché si possa incidere sul modo di raccontare questa terra, finora ad appannaggio di chi 'nella pancia del popolo calabrese non c'è mai stato'?
Ci siamo ripresi il diritto di raccontarci noi, frutto del ventre della grande madre calabrese, ed era una cosa che ci mancava da troppi anni.

Saverio Fontana

Saverio Fontana

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