La partigianeria di Antonio Ingroia

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PALERMO, 31 OTTOBRE 2011 – Se ai magistrati è richiesta l'imparzialità, sia sostanziale che formale, Antonio Ingroia non fa granché per tutelare la seconda (sulla prima, si spera, non vi siano dubbi).
Lo scorso marzo, si ricorderà, il giudice scese in piazza per criticare la riforma della giustizia e difendere la Costituzione. Le critiche arrivarono ancor prima che fosse sceso dal palco. Oggi torna a commettere lo stesso “reato”. [MORE]

Nella giornata di ieri, infatti, il magistrato palermitano è intervenuto al congresso del Partito dei Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto che si tiene a Rimini allo scopo, nuovamente, di difendere quella carta costituzionale su cui – ricorda – ha giurato.

«Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni, e non sempre certa magistratura che frequenta troppo certi salotti e certe stanze del potere lo è », ha esordito. «Ma io confesso non mi sento del tutto imparziale, anzi, mi sento partigiano. Partigiano non solo perché sono socio onorario dell'Anpi (l'Associazione nazionale partigiani d'Italia, ndr), ma soprattutto perché sono un partigiano della Costituzione. E fra chi difende la Costituzione e chi quotidianamente cerca di violarla, violentarla, stravolgere, so da che parte stare». Ingroia ha poi aggiunto di aver accettato l'invito di Diliberto ben conscio delle polemiche che gli sarebbero piovute addosso.

Qui si potrebbe porre il primo quesito: era davvero necessario questo intervento? Non basta difendere la Costituzione attraverso il preziosissimo operato quotidiano che il ruolo impone?

Anche le polemiche che arrivano da destra, con episodi simili, trovano un modo per essere giustificate. A girare il dito nella piaga è il capogruppo del Popolo della Libertà al Senato, Maurizio Gasparri, che chiede «le scuse per aver fatto di Ciancimino jr. un'icona dell'antimafia quando invece organizzava traffici illeciti e nascondeva tritolo in casa piuttosto che comizi politici». Il riferimento, peraltro, è a quel «l'ufficio di Ingroia è a mia disposizione» pronunciato proprio dal figlio di Don Vito ed entrato in una delle tante intercettazioni. «Porteremo questo scandalo all'attenzione del Parlamento» - ha infine concluso il senatore.

Dal canto suo, Ingroia sostiene di aver solo voluto provocare. «Evidentemente definirsi “partigiano della Costituzione” è diventato una bestemmia». «Tutti i magistrati sono partigiani della Costituzione, perché sulla costituzione hanno giurato», commenta il procuratore Roberto Scarpinato, «anzi, si deve ribadire in tutte le sedi: il magistrato è prima di tutto sottoposto alla legge delle leggi, ovvero alla Costituzione».

Il problema, io credo, è però intendersi se nel “tutte le sedi” devono essere considerate anche quelle con in cima la bandiera di un partito.
E qui, forse, è il caso di ricordare l'ammonimento di un altro procuratore considerato “militante” come Ilda Boccassini, che qualche tempo fa aveva sottolineato come «il magistrato deve ispirare al cittadino trasparenza ed estraneità. Un magistrato può parlare, ma non alle manifestazioni di piazza, perché abbiamo dei limiti rispetto agli altri cittadini». E nelle convention di partito?


Andrea Intonti

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Scritto da Andrea Intonti

Giornalista di InfoOggi

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