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La richiesta di Legambiente: un piano verde per Saline Ioniche

Calabria

COSENZA, 06 DICEMBRE 2011 - Legambiente chiede al ministro dell’Ambiente Clini ed al governo Monti lo stop definitivo alla centrale a carbone di Saline Ioniche, un disastroso modello energetico, per poter favorire il rilancio turistico del territorio, attraverso un processo di innovazione tecnologica e rispetto dell’ambiente. Una ferma presa di posizione che arriva all’indomani dell’apertura possibilista del neo ministro all’Ambiente sull’investimento della società Repower e del Gruppo SEI che è sembrato palesarsi in occasione della sua visita in riva allo Stretto.[MORE]

Una presa di posizione contro il carbone per affermare la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, che sottolinea la ferma opposizione tra le scelte energetiche e le idee di sviluppo necessarie per la Calabria e per il territorio ionico di Capo Sud. Nel corso dei lavori dell’XI congresso nazionale di Legambiente, i dirigenti del Cigno Verde hanno approvato all’unanimità una mozione che boccia l’idea di un impianto a carbone nell’area industriale dell’ex Liquichimica di Saline Ioniche. Primo firmatario del documento Nuccio Barillà, sostenuto dalla delegazione calabrese, dai dirigenti nazionali dell’associazione e dai delegati delle varie regioni. Legambiente si rivolge direttamente al nuovo governo chiedendo la sua massima attenzione sulla procedura autorizzativa, ancora in corso, per la realizzazione del sito. Le tesi generali sono quelle del movimento “no coke”: il via libera rappresenterebbe “un atto grave e pericoloso” che violerebbe l’impegno di ridurre i gas serra, “facendo aumentare di almeno 7,5 milioni di tonnellate annue le emissioni di CO2”. Una scelta che “peggiorerebbe la dipendenza energetica dall’estero e andrebbe in controtendenza rispetto alle indicazioni venute dal referendum sul nucleare”, e “costituirebbe una follia per la Calabria, regione che esporta energia per una quota superiore al 50% rispetto alla produzione e che ha scelto, attraverso un piano energetico, di escludere l’impiego del carbone e puntare sulle rinnovabili”.

Alle motivazioni ecologiche generali legate alle opzioni energetiche ed ai mutamenti climatici, gli ambientalisti aggiungono quelle che riguardano in prima persona i cittadini delle comunità dell’area Grecanica reggina. Prima di tutto, la rivendicazione del diritto alla salute e del diritto all’autodeterminazione, la scelta del carbone avrebbe effetti devastanti a causa dell’emissione di polveri ultrasottili e sostanze inquinanti su un territorio che ha enormi potenzialità turistiche ed ambientali e che ha già, in passato, pagato per delle scelte errate. Un progetto industriale come quello proposto dalla SEI, che richiede capitali alti ma non offre opportunità occupazionali e sociali, osteggia anche le scelte di sviluppo sostenibile che le istituzioni locali ed il territorio si sono dati. Gli esperti del Cigno Verde sostengono che: “lo stato attuale della ricerca non ha elaborato ad oggi nessun efficace miglioramento che consenta l’abbattimento della CO2, ed inoltre la tecnologia cook capture and storage di ‘sequestro geologico dell’anidride carbonica’, è ancora in fase di sperimentazione, ha costi elevati, per cui si dovrebbero attendere molti anni prima che diventi eventualmente matura”. Questa puntualizzazione scientifica dovrebbe chiudere ogni possibile dibattito.

Legambiente chiede al governo Monti ed al ministro all’Ambiente Clini di prendere atto della contrarietà espressa in piazza dalla gente e nelle sedi istituzionali dalla Regione Calabria e dal Ministero dei Beni culturali (nel precedente mandato) e “di rinunciare definitivamente al progetto di centrale, definendo piuttosto, di concerto con gli enti locali un programma di interventi alternativi per quell’area, capaci di ricreare un rapporto equilibrato tra uomo e natura e dare risposte occupazionali credibili e di qualità”. Una sfida ambiziosa: destinare risorse economiche, preziose in tempo di crisi, per fare dell’Area Grecanica un vero e proprio laboratorio di economia sostenibile e solidale. Una scelta impegnativa ma utile al Paese che avrebbe non solo il sostegno delle istituzioni locali ma anche l’appoggio degli ambientalisti, dell’associazionismo e dei cittadini.
L’unanimità del voto espresso dagli oltre 800 delegati ha ribadito, come sigillo finale, l’opposizione assoluta al carbone ed alle fonti fossili precedentemente emersa nella relazione del presidente nazionale Vittorio Cogliati Dezza.

Caterina Stabile