La shoah del Mezzogiorno

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 BARI, 27 GENNAIO 2012-        Anche il Mezzogiorno ha avuto la sua Shoah.

Non è stata diversa nei modi, solo nel territorio. Ma essere stata diversa nel territorio, a pensarci bene, l’ha resa diversa anche nei modi. La Puglia era il luogo di smistamento, una sorta       di purgatorio prima dell’ <<inferno>> di Aushwitz. E questo non l’ha mai dimenticato. È una consapevolezza, quasi una responsabilità per questa Regione che si porta avanti, fino ad oggi. In tutto il tacco è ALBEROBELLO (in provincia di Bari, i cui famosi “trulli”, sono patrimonio dell’ UNESCO) la cittadina più scottata da questa pagina nera della storia, tant’è vero che tra le campagne la sua CASA ROSSA è di fatto il “Museo Memoriale” che attesta la sua longevità assoluta nel mondo come struttura di deportazione: ben 10 anni. Tra il 1940 e il 1943 i deportati che vennero rinchiusi ad Alberobello erano ebrei, ma anche inglesi, italiani politicamente “pericolosi”, polacchi, apolidi. Ma non solo. Oggi, al posto dei deportati, “pellegrini” in visita hanno cercato di capire come, dove e perché tanto male ha segnato quelle pareti . Poco distante da lì BEPPE BERRUTO [MORE]ha narrato la sua storia incredibile sin dal suo arresto nel 1944 ad opera delle SS nel luogo dov’egli lavorava. Deportato prima a Rechenau, poi a ΰberlingen, Dorthund e Dΰsseldorf prima della “definitiva” Dachau (anno 1945) Berruto è stato la matricola 156948 in prigionìa, come Tonino CICCARELLI, molese, lo fu, con il n. 191884.

Per diretta testimonianza, anche Mola di Bari (paese sul mare, a Sud di Bari) legge le sue pagine con un testo vivo di quella morte- è impulsivo il gioco di parole a riguardo- dal titolo “QUI da IO a numero 191884”, la testimonianza di uno dei 600000 deportati che oggi come Berruto “vive da sopravvissuto” e può raccontarci.


La fotografia è il potente strumento per capire. Berruto, sullo sterminio di Dachau ha allestito a questo scopo una mostra fotografica all’interno della scuola “Caramia-Gigante”, inaugurata stamattina poco prima di mezzogiorno, tramite il lavoro della dott.ssa M. Demita.
Vincenzo CATALANO invece, presso il “Salone degli Affreschi di Palazzo Ateneo” a Bari ha aperto al pubblico la sua esposizione: un reportage “diretto” dei campi di concentramento con un cenno di dolore visivo dei luoghi macchiati di colpa, per mano dei nazisti. La mostra è disponibile fino al prossimo 27 febbraio dalle ore 10,00 alle ore 17,00.


I PRESIDI del Libro hanno lavorato nel frattempo per parlare di olocausto. Nello stesso luogo di origine del deportato CICCARELLI, il Presidio del libro di Mola di Bari avrà modo di celebrare con “C’erano una volta i Finzi Contini”, il giorno ella memoria. Lo farà presso la Sala Ricevimenti “ReMare” il 29 gennaio (domenica prossima) alle ore 19:30. “Ho pensato anche io potesse esistere l’eclissi della parola a proposito dell’Olocausto. Non è possibile far capire, ma è possibile raccontare.
Qui da IO a numero 191884 è il pegno della memoria che io lascio a voi, con la speranza che sappiate cogliere l’avvertimento che la storia, questo tipo di storia, non debba più ripetersi”

Tonino Ciccarelli, che così ha parlato due anni fa a proposito della sua esperienza agghiacciante, non è il solo spunto per ricordare. Quando tutto sembra essere lontano e meno pericoloso, la Memoria fa il suo dovere di “polizia”: allenta i propositi di distruzione e genera un istinto di fratellanza. Questo fa la Puglia per rispondere a quel verso di Guccini, tratto dalla canzone “Aushwitz” che diceva: “ Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare”. Così si fa: Nutrendosi, anche con i prossimi appuntamenti.
Anna Ingravallo

 

 

iN FOTO, copertina del libro scritto da Terzulli, edizioni Mursia, da sito relativo. La Casa Rossa è citata nell'articolo come simbolo pugliese per eccellenza della DEPORTAZIONE ai tempi dello sterminio operato dai nazisti

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Scritto da Anna Ingravallo

Giornalista di InfoOggi

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