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La società dei favori non è democrazia. La cultura della legalità arriva a Forlì

Emilia Romagna

FORLI', 18 APRILE 2013 – Nella mattinata del 18 aprile presso il liceo scientifico Fulceri Paulucci di Calboli di Forlì si è tenuto un’incontro presieduto dal giornalista Roberto Rossi per sensibilizzare i giovani alla cultura della legalità. Roberto Rossi è un cronista catanese che vive e lavora a Milano. Scrive da anni di mafia e informazione su Problemi dell’informazione, rivista scientifica sul giornalismo in Italia. Dalla fondazione, collabora con Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio Fnsi-Odg sui giornalisti minacciati. Ha collaborato con La Sicilia, Studio Aperto, Il fatto quotidiano, Libera informazione, Narcomafie.

Dopo la visione del documentario Avamposto, si è parlato del rapporto tra la criminalità organizzata e l’informazione con una partecipazione attiva degli studenti. I giornalisti protagonisti del video sono cronisti che per fare il proprio lavoro sono stati minacciati di morte, loro e le loro famiglie. Vivono in territori molto a rischio. L’informazione è la conoscenza delle cose per fare delle scelte. Il giornalista- ha detto Rossi- ha delle responsabilità nei confronti dei coloro che leggono i giornali. Ci sono giornalisti che fanno correttamente il proprio lavoro e altri no. «Una persona viene minacciata perché rimane sola, perché si trova improvvisamente davanti a tutti gli altri. Un giornalista viene minacciato perché vive e lavora in un territorio, la Calabria, dove per molto tempo c’è stata la regola del silenzio». In questa regione per anni c’è stato il monopolio dell’informazione, esisteva un solo giornale.

Roberto Rossi afferma che informare significa mettere a conoscenza i cittadini di ciò che accade. Fornire loro le informazioni necessarie ad esercitare al meglio il loro diritto di cittadinanza. Una società contaminata dalla presenza mafiosa non ha cittadini, ha sudditi. Le persone non sono libere, non hanno diritti, soddisfano i loro bisogni chiedendo favori. In questa società, il giornalismo è il nemico numero uno perché rende trasparente ciò che deve rimanere opaco, perché offre occasioni di cambiamento. Si può scegliere di raccontare le mafie in diversi modi; si può scegliere di raccontare un omicidio per i suoi effetti spettacolari (sangue, la bomba che esplode, i colpi di pistola) oppure si può scegliere di raccontare cosa c’è oltre. Le mafie minacciano, commettono omicidi e fanno esplodere per spaventare; usano il loro potere terroristico per zittire. Il sistema mafioso non è solo costituito da morte e sangue, ma anche dalle relazioni che la criminalità organizzata ha con l’economia, la politica, l’impresa, la cultura e l’informazione. La mafia condiziona e questo vuol dire avere potere all’interno della democrazia. Il valore più importante per la criminalità organizzata è l’omertà che risulta essere un valore per i mafiosi perché conserva l’essenza dell’organizzazione criminale. La persona omertosa non è soltanto una persona che ha paura, ma è anche una persona che ritiene che la mafia sia giusta. Il non vedo, non sento, non parlo è contrario alla libera informazione.

Per combattere la criminalità organizzata è essenziale la consapevolezza. I cittadini di una democrazia hanno dei diritti che devono essere rispettati, non devono scendere a compromessi e favori. La società dei favori è la società medievale in cui esisteva colui che proteggeva in cambio della propria incolumità. «Combattere le mafie è importante, ne vale della libertà di ciascuno di noi» così Rossi ha concluso la conferenza.[MORE]

Giulia Farneti