La storia senza lieto fine di Hans, clochard "benestante" alla ricerca della libertà

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Bolzano, 29 Dicembre 2011 Nei film ambientati nella notte di Natale, specie se girati “Oltreoceano” e destinati a fare “cassa”, il finale è di solito improntato al lieto fine più “sfrenato”, ed è giusto che sia così, in quanto si tratta per lo più di pellicole destinate ai più piccoli.[MORE]

Così non è stato per Giovanni Valentin, soprannominato in maniera un po’ beffarda dai propri concittadini "Hans cassonetto", che proprio la notte di Natale ha finito tragicamente a sessantasei anni la propria esistenza, arso dal fuoco di cartoni che aveva incautamente acceso per scaldarsi.

Hans da anni viveva per libera scelta per strada in una delle città più fredde d’Italia, Bolzano. Ora si è scoperto che se solo lo avesse voluto, avrebbe potuto condurre un’esistenza completamente diversa da quella di “diseredato”, perché da anni aveva una ricca eredità che lo attendeva invano : case, terreni e 250 mila euro “cash”.

Ma ad ”Hans” tutto ciò non interessava. La ricca eredità che sua madre gli aveva lasciato 12 anni fa l’ha sempre rifiutata. Pensava che tutti quei soldi potessero togliergli un po’ di quella libertà a cui lui teneva più di ogni cosa e che respirava a pieni polmoni vivendo con le poche regole che la vita da “barbone” può dettare.

Alcuni volenterosi parenti avevano invano cercato in passato di convincerlo a cambiare idea, recandosi in missione presso i giardini della stazione di Bolzano, ove egli “risiedeva” da tempo immemorabile, tra spazzatura e “cartoni” che gli facevano da abitazione.

Pare che fosse una persona lucida, ben cosciente delle proprie scelte. Alcune considerazioni vengono alla fine spontanee.

Innanzitutto, c’è da domandarsi se davvero accettare quei beni gli avrebbe tolto la libertà, come “Hans” temeva. In fondo, non c’erano aziende da gestire e perpetuare, in caso di accettazione dell’eredità, e forse quei beni materiali da lui rifiutati, se ben utilizzati, avrebbero potuto ugualmente garantirgli un’ampia libertà, anche se ben diversa da quella di un senzatetto.

Altra considerazione: di un povero clochard arso vivo i media parlano, ma non poi così tanto. Infatti, nei giorni scorsi la notizia non aveva avuto grande rilievo. Una volta emerso il particolare della potenziale “agiatezza” del “barbone”, la notizia è stata riportata con ampio risalto dai maggiori organi di informazione. Nessuno lo ammetterà mai con se stesso, ma in fondo la morte di un povero clochard probabilmente ci “può stare”, se invece si tratta di un clochard “ricco”, a livello inconscio lo sgomento per la terribile fine sembra quasi trovare un’ingiusta amplificazione. E diventa così “Notizia”.

Raffaele Basile

 

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Scritto da Raffaele Basile

Giornalista di InfoOggi

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