ROMA, 17 FEBBRAIO 2013 - Garantire l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari a tutti i cittadini dell'Unione Europea; sottrarre l'acqua e i servizi idrici alle logiche di mercato contrastando ogni forma di privatizzazione o liberalizzazione di questo bene comune essenziale; impegnarsi a promuovere il diritto all'acqua in tutto il Pianeta. In breve: considerare l'acqua un bene pubblico e un diritto universale.
Sono queste le proposte avanzate qualche mese fa alla Commissione Europea da Right2Water, un'Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) con la quale si chiede alle istituzioni comunitarie di provvedere alla stesura di leggi che impongano ai Paesi membri di adottare legislazioni che garantiscano a tutti i cittadini il diritto di accesso all'acqua. Pochi giorni fa è stato raggiunto un primo importante obiettivo in questa direzione: la proposta legislativa è stata sottoscritta da oltre un milione di cittadini europei superando con sette mesi di anticipo il tetto minimo richiesto affinché l'iniziativa possa essere discussa ufficialmente dalla Commissione Europea.[MORE]
La campagna Right2Water, infatti, per promuovere in Europa il diritto universale all'acqua si è avvalsa di uno strumento previsto dal Trattato di Lisbona, l'ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei), mediante il quale i cittadini possono partecipare al dibattito pubblico su tematiche di interesse comunitario avanzando proposte legislative alla Commissione. Affinché la Commissione discuta delle tematiche proposte dai cittadini, decidendo se e come legiferare in proposito, è necessario che almeno un milione di cittadini appartenenti ad almeno sette Paesi membri sottoscrivano l'Iniziativa. Right2Water ha raggiunto con ampio anticipo questo obiettivo, ma i promotori hanno fatto sapere di voler continuare per tutto il tempo disponibile a raccogliere sottoscrizioni, con l'intenzione di arrivare ad almeno due milioni di firme entro settembre.
L'obiettivo minimo affinché la proposta giunga sui tavoli della Commissione Europea è stato dunque raggiunto e nei prossimi mesi i comitati promotori discuteranno le tematiche dell'Iniziativa in un'audizione pubblica. Secondo quanto previsto dalla normativa sull'ICE, entro tre mesi dal termine della raccolta di firme la Commissione è obbligata a esprimere un parere ufficiale sulla questione dichiarando come intende agire (anche per via legislativa), oppure motivando pubblicamente le ragioni per le quali non intende accogliere la proposta dei cittadini.
Il superamento di un milione di firme in tempi così brevi è un chiaro segnale dell'interesse che i cittadini europei hanno nei confronti dell'acqua e di come essi siano sempre più orientati a riconoscere la necessità che essa sia considerata un bene pubblico da sottrarre alle logiche di mercato, in linea con quanto già stabilito dai cittadini italiani, i quali poco meno di due anni fa si erano già espressi sul tema con un referendum i cui risultati sono stati tanto chiari quanto ancora largamente disattesi. Basti pensare a quanto sta accadendo nel nostro Paese sulla fissazione delle tariffe del servizio idrico da parte dell'Autorità dell'energia elettrica e del gas, per le quali si rimanda ad un bellissimo ed esplicativo articolo scritto poche settimane fa sul quotidiano La Repubblica da Stefano Rodotà.
C'è da immaginare che, nonostante le intenzioni dei cittadini, anche in sede comunitaria non sarà così semplice raggiungere gli obiettivi preposti. Se teoricamente tutti si dichiarano concordi nel considerare l'acqua un diritto, di fatto il cammino per sottrarre la gestione di questo bene essenziale alle logiche di mercato sarà ancora lungo e complesso e dovrà scontrarsi costantemente, come già accade, con gli interessi economici che ruotano intorno alla sua gestione privata.
Affinché il diritto universale all'acqua non resti solo una nozione teorica, pur importante di per sé, i comitati promotori della campagna Right2Water hanno suggerito alcune misure pratiche da mettere in atto per via legislativa:
1. Utilizzare il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico-sanitari in tutte le comunicazioni relative alle risorse idriche e/o ai servizi di raccolta e smaltimento dei reflui.
2. Garantire servizi per la fornitura di acqua (sicura, pulita e economicamente accessibile) e servizi igienico-sanitari a tutte le persone negli Stati membri dell’Unione europea.
3. Astenersi dal trasformare i servizi idrici in servizi commerciali, escludendo l’acqua dalle regole del mercato interno. Questo obiettivo può essere conseguito se la Commissione europea si impegna a:
4. Non liberalizzare i servizi idrici e igienico-sanitari.
5. Non includere tali servizi in accordi commerciali quali il CETA.
6. Promuovere i partenariati pubblico-pubblico.
7. Ribadire con fermezza, in tutte le politiche comunitarie attinenti alle risorse idriche, il principio “l’acqua non è una merce” iscritto nella Direttiva quadro sull’acqua.
8. Specificare chiaramente che la tutela delle nostre acque prevarrà sulle politiche commerciali.
9. Attivare programmi di sostegno destinati a quanti non sono in grado di pagare le bollette per la fornitura idrica, al fine di evitare l’interruzione del servizio a tale utenza.
10. Garantire che le aziende private che gestiscono i servizi idrici diano prova di totale trasparenza e apertura in merito ai rispettivi contratti (nessuna riservatezza commerciale in questo servizio pubblico).
11. Promuovere la partecipazione dei cittadini, conformemente alla Direttiva quadro sull’acqua.
12. Ampliare l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari in tutto il mondo, integrando il conseguimento di un accesso universale ai servizi idrici e igienico-sanitari nella politica di sviluppo dell’UE e innalzando la quota riservata al miglioramento di tali servizi negli aiuti pubblici allo sviluppo (APS).
13. Promuovere i partenariati pubblico-pubblico (partenariati tra operatori del settore idrico) in base a principi non lucrativi e di solidarietà tra operatori e lavoratori del settore idrico in diversi paesi.
14. Sancire per legge che il controllo dell’acqua e delle risorse idriche deve rimanere in mano al settore pubblico.
15. Sostenere le aziende idriche pubbliche nell’UE e in altri paesi che non dispongono di capitali propri per estendere i servizi idrici e di smaltimento dei reflui alle popolazioni più indigenti.
16. Sostenere e promuovere le aziende idriche che investono una data quota del proprio fatturato annuo in partenariati tra gestori nei paesi in via di sviluppo (sull’esempio dei Paesi Bassi e della Francia).
17. Sostenere la costituzione di un sistema europeo di standard di riferimento (benchmarking) su base volontaria per le aziende pubbliche al fine di promuovere servizi idrici di qualità.
18. Definire un codice di autodisciplina per le aziende del settore idrico nei 27 Stati membri dell’UE.
Un primo importante obiettivo in questa direzione è stato già raggiunto con la raccolta di un milione di firme di cittadini comunitari concordi nel considerare l'acqua un bene comune e un diritto universale da sottrarre alle logiche di mercato. La raccolta di firme continuerà anche nei prossimi mesi e sarà possibile sottoscrivere la campagna Right2Water anche tramite internet, inviando i propri dati e gli estremi del proprio documento d'identità (passaporto o carta d'identità) a questo indirizzo.
Serena Casu