Roma, 1 agosto. Quella di Luca Marin sembra una vicenda drammatica che fa riflettere sulla dimensione dell’amore ai tempi dell’agonismo di massa. Sì perché ci pone dinnanzi la storia di un bravo nuotatore che conserva la semplicità dei rapporti umani, che vive in simbiosi con l’acqua e che nell’acqua trova la sua umanità e la sua relazione profonda con il mondo e che nell’acqua annaspa, zavorrato dal peso consistente del confronto con il fuori vasca.[MORE] La storia tra Federica Pellegrini, pluricampionessa ai mondiali di Shangai, e il nuotatore di Vittoria è la storia di un amore semplice, di un amore che nasce nell’elemento primordiale in cui due bambini, poi ragazzi imparano a conoscere il mondo, l’acqua. Come per ogni ragazzo, l’amore li sorprende mentre apprendono un linguaggio comune. E’un amore schiettamente sociale. Si impara ad amare quando si impara a capire il mondo, il tuo mondo, la tua lingua, contro il mondo più vasto, l’universo. L’acqua espande la zona di contatto di un ragazzo, ma respinge tutto ciò che è all’esterno. Ma quando l’universo diventa un’unica grande vasca, allora il tuo linguaggio, la lingua dell’acqua, diventa afono e si corre il rischio di subire una regressione che intacca proprio ciò che si è conosciuto, improvvisamente messo in discussione.
L’amore di Luca e Federica sembra non avere più parole, non è più protetto dalle sicure corsie di una piscina ormai aperta sul mondo. La piscina è una grande madre, protegge, addestra, mostra la sua bellezza. Ma cede. E l’esplosione può essere fragorosa. E rimane solo la coscienza di un mondo andato. Piccolo mondo antico. Siamo cresciuti con i romanzi di formazione, con l’archetipo dell’innamoramento sociale. Quello del luogo estivo in cui da sempre ci si rifugia nelle vacanze e si conoscono i primi amori. Quello delle piccole amicizie di famiglia. Quello delle famiglie allargate. Quello dell’amore nel paesaggio, urbano o ancor di più cortigiano. Quello delle istituzioni della società moderna, la scuola e la fabbrica. E infine, quello dell’acqua, ultimo rifugio dell’innamoramento sociale. Una società liquida, come viene descritta dalla sociologia contemporanea la struttura delle relazioni postmoderne, distrugge innanzitutto i più minimi anfratti dell’amore sociale, li colonizza e li sottopone al test di efficienza delle relazioni minime e funzionali. Per questo, la storia di Federica e Luca fa tenerezza. Perché ci rievoca le aree di resistenza della nostra vita. Gli amori antichi, l’apprendimento delle prime esperienze sociali d’amore. Ma soprattutto ci preoccupa la sparizione di quei luoghi sociali dell’amore che, assieme alla morte del romanzo di formazione, ci preannunciano lo smarrimento delle geografie del cuore. Con lo sfiorire dell’amore tra Luca e Federica sfiorisce anche la voglia di un amore sano, timido ma sicuro. Ha detto l’atleta siciliano alle telecamere Rai rivolgendosi direttamente alla mamma «durante la vita cerchiamo la donna della vita ma la donna della vita la troviamo quando nasciamo». Quanta amarezza in queste parole, ma quanta verità. Una verità relativa. Dei nostri tempi. In realtà, Federica era anche la mamma che Luca ha incontrato appena nato. Ogni donna è anche mamma. L’idea che la nostra fidanzata non sia anche la nostra mamma, la mamma di ogni uomo, è tipica della nostra epoca in cui la maternità sembra essere un semplice segmento esistenziale da relegare a una particolare fase di vita della donna. La maternità è invece perenne, uguale alla femminilità e l’amore è ogni volta che sentiamo la maternità di una donna. Ogni donna. Ma se muoiono i luoghi dell’amore muore anche l’idea della mamma per sempre. I nostri compagni li abbiamo incontrati in luoghi-grembo, nelle zone di resistenza all’universale. Nessun addio può far perdere la sensazione di un ricordo sicuro. Ma se ai bordi della nostra memoria i segni di quei luoghi si stingono, allora è il tempo del campo marziale dell’eterno agonismo, dell’amore vissuto come forza, della virilità fine a sé stessa, della immensa steppa aperta in cui mai si ferma la memoria. L’amore di Luca e Federica, amore d’acqua sicura, era il nostro ultimo rifugio delle piccole cose e del piccolo mondo antico. Prima che vedette dello star system la Pellegrini e Marin, sono due ragazzi che hanno appreso l’amore in piscina, con una lingua che non è molto distante da quella dei bambini. La loro storia è racchiusa in ogni nostra storia d’amore di formazione. Fuori della piscina, i ragazzi spesso imitano i grandi e si incontrano nei luoghi della pubblicità. Se continuassimo a credere che esistano ancora luoghi sicuri perché familiari dell’amore, potremmo continuare a sperare che l’eterna madre terra ci protegga contro ogni delirio di onnipotenza, insana tracotanza umana.
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