HOMS (SIRIA), 18 GENNAIO 2012 – Si chiamava Gilles Jacquier l'inviato di France2 ucciso più di una settimana fa in Siria. “La forza del nostro reportage? Il fatto che siamo stati dentro gli avvenimenti”. Conosciuto in Italia per aver vinto per ben due edizioni consecutive il Premio Ilaria Alpi, era un reporter coraggioso che anteponeva l'informazione a se stesso. La sua arma una telecamera con la quale ha raccontato il mondo alla Francia a partire dal 1990. [MORE]
“Non possiamo restare indifferenti” era il suo motto davanti agli orrori delle guerre in Iraq, Afghanistan, Kosovo e Israle. Tra gli ultimi suoi lavori un reportage sulla rivoluzione tunisina e poi l'avventura in Siria. Al momento dell'attacco la troupe di France 2 lavorava all'interno di uno dei due gruppi di giornalisti in missione. A dare testimonianza dell'accaduto l'inviato della BBC Mohammed Ballout. Secondo quanto riportato Gilles Jacquier si faceva guidare da una suora libanese sua amica, insieme ad un gruppo di cinque belgi, due svizzeri, due libanesi e infine un giornalista siriano.
Il tutto sarebbe avvenuto davanti all'ospedale di Zahira, teatro dello scontro fra i sostenitori di Assad e quelli di Bashar. Di lì la corsa per vedere cosa stava accadendo, gli spari, le granate e la morte di Jacquier che, pur di salvare la sua compagna (una fotogiornalista), si è messo fra lei e le schegge proteggendola così con il proprio corpo. “Gilles non ha mai corso rischi inutili” racconta il collega Bernard Coq. Jacquier è morto da eroe.
Cecilia Andrea Bacci