Politica

Legge elettorale: ultimatum di Brunetta. Renzi: "Sull'Italicum non accettiamo ultimatum"

 ROMA, 8 APRILE 2014 - "Il giovane e arrogante Renzi stia sereno. Le bolle, per quanto colorate e piene di riflessi, fanno la fine che tutti sanno?". Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, replica così alle parole del premier a proposito dei tempi di approvazione della legge elettorale. "Ma come – dice ancora - Renzi, l'uomo degli ultimatum, non accetta ultimatum? Poco sportivo! E soprattutto vuoto di contenuti". Questo l’ultimatum lanciato a Renzi da Renato Brunetta che aveva intimato l’approvazione entro Pasqua della legge elettorale altrimenti salterà l’intesa con Fi su Senato e Titolo V. “Noi chiediamo a Renzi, se vuole mantenere la parola, se vuole mantenere i patti, approvare la riforma elettorale prima di Pasqua, altrimenti casca l’accordo con Berlusconi, con Forza Italia”.

E le tensioni tra governo e FI aumentano dopo la dura risposa del Premier, Matteo Renzi. "Le riforme le facciamo" e "abbiamo rispetto per Fi", ha detto Renzi, ma "non accettiamo ultimatum da nessuno, men che meno da Brunetta". Il premier ha quindi derubricato la vicenda a "questioni interne a Fi" che devono "risolvere tra loro". Renzi ha poi detto che non gli risulta in programma "un incontro con Berlusconi".

A mostrare come il governo non si sia impressionato per le esternazioni del capogruppo di Fi, ci ha pensato il ministro Maria Elena Boschi che ha liquidato come “una idea di Brunetta” la richiesta avanzata, anche perché mancano solo 10 giorni a Pasqua.

A cercare di calmare gli animi bollenti, è poi intervenuto in serata lo stesso Silvio Berlusconi che ha chiarito, con una nota, che Fi “non si rimangia la parola” , che non lancia ultimatum e che quindi “mantiene dritta la barra in direzione delle necessarie riforme”. Rispetto “fino in fondo” del patto con Renzi, dunque. Ma Berlusconi sollecita anche un incontro con il premier tra l’altro per aggiornare l’intesa siglata tra i due. E con l’occasione ha rilanciato sulla legge elettorale (approvarla prima del Senato).[MORE]

Un incontro tra il premier e il presidente di Forza Italia che sembra però essersi allontanato. Renzi non è disposto a subire i continui attacchi di Brunetta. D’altra parte, un faccia a faccia con il premier e il mantenimento del dialogo sulle riforme è essenziale per Berlusconi per conservare un ruolo per sé e il proprio partito ora che con l’esecuzione della sentenza Mediaset potrebbero cambiare la carte in tavola sulla sua condizione politica.

Renzi ha insistito sul fatto che anche senza Forza Italia le riforme avranno i numeri in Senato, in questo appoggiato da Angelino Alfano, che ha osservato come: “l'attuale maggioranza è in grado con ogni probabilità di votarsi anche da sola le riforme: certamente alla Camera, dove il Pd ha la maggioranza assoluta, ma anche al Senato dove una defezione degli azzurri ammorbidirebbe la minoranza interna democratica (che non digerisce soprattutto il patto del Nazareno) e aprirebbe forse la strada all'apporto di altri gruppi (i grillini dissidenti, Sel, la stessa Lega che si dimostra possibilista)”.

Ma una mano a Fi la dà la minoranza del Pd. Pippo Civati ha rilanciato l’idea di un Senato eletto, proprio come chiedono gli azzurri e come propone di ddl dei 25 senatori della minoranza interna al Pd. Su questi ultimi però Renzi si dichiara non preoccupato, convinto che la minoranza del Pd si fermerà in tempo.

Michela Franzone