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"L'imprenditore Cristiano" di Antonio Rotundo

Calabria

Riceviamo e pubblichiamo

Il titolo dell’opera che presentiamo racchiude in una sintesi efficace il contenuto di questo testo frutto della passione teologica di un imprenditore calabrese. l’Autore di queste pagine, con grande sapienza, attinge in modo limpido, rigoroso, coerente al centro propulsore della teologia cristiana che è Cristo. Alla luce di questo mistero egli rilegge la dottrina sociale della Chiesa nei primi tre dei cinque capitoli del libro. In questa prima parte, che va dalla prima enciclica sociale di Leone XIII, la Rerum Novarum fino ad arrivare alla seconda Lettera enciclica del Papa Benedetto XVI, la Spe salvi, letta intelligentemente in chiave sociale, il filo conduttore che colpisce è la capacità di evidenziare la forza profetica del grido dei Pontefici in contesti storici comunque e sempre molto delicati. [MORE]È messo in evidenza con coerenza lungo tutta questa prima parte (17-186) come la luce soprannaturale della fede abbia consentito ai Pontefici di rimettere sempre in alto, sul candelabro della storia, l’uomo nella sua dignità di persona creata ad immagine e somiglianza di Dio e redenta da Cristo Gesù. Dalla verità dell’uomo accolta, accettata, servita, difesa, può derivare il rispetto della sua dignità. In maniera sottile emerge in queste pagine come il binomio verità-dignità sia inscindibile per l’inquadramento e la soluzione dei problemi sociali. È questa la ragione per la quale la Chiesa custode della verità di Cristo, possiede per grazia la verità piena e sempre aggiornata, per l’azione dello Spirito Santo, su Dio e sull’uomo. Da qui la forza dei suoi pronunciamenti quando la verità dell’uomo viene offuscata da ideologie e prassi che sviliscono la dignità della persona perché ne hanno smarrito la verità costitutiva. E la verità costitutiva della persona emergente dai documenti magisteriali presi in esame è la dimensione sociale della persona, la sua vocazione familiare, il suo diritto al lavoro ed a condizioni di lavoro dignitose, il suo essere religioso, il suo essere trascendente vocato all’eternità. La Chiesa proprio perché custode della verità dell’uomo e difenditrice di essa per vocazione costitutiva, essendo essa nella storia la presenza attualizzata ed attualizzante di colui che è il Testimone della verità su Dio e sull’uomo, il Crocifisso per l’uomo, l’Amico dell’uomo, il suo Salvatore (cfr la Premessa di C. DI BRUNO), è colei che più di qualunque altra Istituzione può insegnare all’uomo le vie per la costruzione di una vera società in cui trionfi la giustizia e la carità sociale, il bene ed il vero, la pace e l’armoniosa convivenza dei popoli. Essa è l’unica perché oltre ad avere la verità sull’uomo possiede e dispensa la grazia prodotta da Cristo per rifare l’uomo nuovo e ricostruirlo vero ad immagine del Nuovo Adamo che è Cristo Signore. Sui tratti di questa umanità cristica che scaturisce dalla verità e dalla grazia che Cristo è venuto a portare sulla terra, il quarto ed il quinto capitolo del libro donano un contributo di straordinaria efficacia teologica. Essi rappresentano di sicuro la parte più inattesa, ma anche più sorprendente, innovativa, sia da un punto di vista teologico che da un punto di vista della Dottrina sociale. Ritengo che i capitoli conclusivi di questo libro siano il “colpo di genio” dell’Autore, ma anche l’esito di una ricerca che dopo lunga fatica, di certo ricompensata, non si è ritenuta appagata dallo studio dei testi magisteriali, riuscendo ad approdare ad una meta che va ben oltre le convenzionali opere di Dottrina sociale. I due capitoli in questione sono l’esito di un approccio ai testi scritturistici, in particolare, alla legge antica delle Dieci tavole o dei Dieci Comandamenti, ed alla legge nuova delle Beatitudini, da cui emerge la straordinaria attualità di questo “particolare” corpus di dottrina sociale. È un corpus intessuto di virtù teologali, è un corpus pienamente teologico, divino, sapiente, ma al contempo di una praticità che lascia attoniti. Leggere i Comandamenti e le Beatitudini per come l’Autore li declina farà trasalire di stupore il lettore attento, il quale si chiederà quale patrimonio di sapienza, di bellezza, di forza, di giustizia, di verità il cristianesimo custodisca. L’utilizzo di lunghe citazioni, in questa parte conclusiva del libro, cela, poi, un fine intento pedagogico che non potrà non arricchire il lettore di conoscenze insospettate depositate, quasi “seppellite”, in quel profondo quanto inesplorato “terreno” che sono le Scritture. I Comandamenti, sono la via attraverso cui il Signore vuole realizzare la vera liberazione della persona, una liberazione integrale, in senso spirituale prima che corporale. La liberazione di cui l’uomo necessita è da se stesso, dai suoi pensieri, dal suo cuore, dai suoi desideri, per essere riconsegnato a Dio ed agli altri in una relazione vera e veramente ricca di ogni giustizia. Sono essi la via prima, la più necessaria per riportare l’uomo in uno stato di equità sociale. Di più, gli stessi Comandamenti rivelano la relazionalità ontologica della persona umana perché la rivelano come essere limitato e perciò necessariamente in relazione. Il limite esprime l’habitat dell’uomo, il suo bisogno radicale dell’altro, come anche il dovere radicale del rispetto di questo limite perché l’altro non abbia a patire danno alcuno da lui. Si sviluppa alla fine del quarto capitolo un excursus di eccezionale valore su alcuni testi veterotestamentari che manifestano la concretezza di amore che Dio vive e vuole che si viva nei riguardi dell’uomo. Le Beatitudini sono il sommo vertice di un’antropologia veramente soprannaturale cui la grazia che Cristo ha effuso nei cuori può condurre quando si stabiliscono tra l’uomo e Lui una vera comunione di preghiera, di ascolto e di carità. Scrive l’Autore: «Le Beatitudini sono certamente il nuovo assoluto dell’umanità. Nessuna parola proferita prima è simile a questa, né dopo potrà esserci mai qualche altra parola che possa superare la completezza, la perfezione, la bellezza, la pienezza morale delle Beatitudini» (241). Queste vette sono però non l’accidente dell’uomo, ma la sostanza, la pienezza, il compimento di ogni uomo, tanto che l’Autore scrive: «Chi non vive le Beatitudini è persona appena abbozzata» (242). Il quadro che emergerà dall’analisi di ciascuna di esse rigenererà nel lettore un sentimento nuovo, un pensiero più alto, un desiderio irrefrenabile di dar seguito alle pagine di questo libro, che presumo si riprenderanno spesso, portando a compimento tutta la ricchezza intravista in esse, alimentando di una verità nuova, di una speranza nuova, di una carità più autentica la nostra presenza nel mondo.


Prof. Sac. G. Deodato