Catanzaro conferisce la cittadinanza onoraria al Cardinale Domenico Battaglia: “Essere cittadini è un patto con gli ultimi”
Un riconoscimento simbolico tra fede, impegno civile e memoria
Il Comune di Catanzaro ha conferito la cittadinanza onoraria al Cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo metropolita di Napoli, in una cerimonia solenne che ha riunito autorità civili, militari e religiose. Un momento dal forte valore istituzionale e umano, che ha assunto un significato ancora più profondo per la dedica che il porporato ha voluto fare al piccolo Domenico Caliendo, il bambino napoletano di due anni scomparso recentemente dopo un delicato trapianto di cuore.
La decisione è stata approvata dal Consiglio comunale di Catanzaro su proposta del sindaco Nicola Fiorita, a testimonianza del legame spirituale e sociale che unisce il cardinale alla comunità calabrese.
Chi è il Cardinale Domenico Battaglia
Il Cardinale Domenico Battaglia, conosciuto affettuosamente come “don Mimmo”, è l’attuale arcivescovo metropolita di Napoli. Da sempre impegnato accanto ai più fragili, è noto per il suo stile pastorale diretto e per la vicinanza concreta a poveri, detenuti, famiglie in difficoltà e giovani senza prospettive.
Nel suo intervento a Catanzaro ha chiesto espressamente di essere chiamato “prete degli ultimi”, ribadendo una visione della Chiesa e della società fondata sull’ascolto, sull’incontro e sulla responsabilità condivisa.
Il significato della cittadinanza onoraria
Nel suo discorso, il cardinale ha offerto una riflessione intensa sul valore della cittadinanza:
“La cittadinanza pesa perché dice appartenenza, dice casa. La cittadinanza è un patto”.
Parole che trasformano il riconoscimento istituzionale in un impegno morale. Per Battaglia, essere cittadino significa assumersi la responsabilità verso chi vive ai margini:
- famiglie colpite dalla crisi economica
- anziani soli
- giovani in cerca di futuro
- persone con disagio mentale
- migranti
- lavoratori invisibili
- donne vittime di violenza
- detenuti
“La vera nobiltà di una città sta nel non lasciare nessuno per terra”, ha affermato con forza, invitando a non trasformare gli ultimi in semplici numeri o temi programmatici.
La dedica al piccolo Domenico Caliendo
Il momento più toccante della cerimonia è stato quando il cardinale ha dedicato la cittadinanza onoraria di Catanzaro al piccolo Domenico Caliendo. Un gesto che ha spostato l’attenzione dal riconoscimento personale al valore universale della fragilità e dell’innocenza.
“Ricordate che i piccoli sono il punto in cui si misura la qualità di una comunità”, ha detto, sottolineando come la grandezza di una città si misuri dalla capacità di proteggere e sostenere i più deboli.
Vangelo e Costituzione: due guide sul comodino
Un passaggio particolarmente significativo del suo intervento ha riguardato i due libri che tiene sul comodino: il Vangelo e la Costituzione.
“Due compagni di strada che si parlano. Mi fanno la stessa domanda, con linguaggi diversi: da che parte stai? Chi difendi?”
Un messaggio che intreccia dimensione spirituale e responsabilità civile, richiamando il ruolo delle istituzioni nel garantire diritti, dignità e giustizia sociale.
Le autorità presenti alla cerimonia
Alla cerimonia hanno partecipato numerose autorità, tra cui:
- l’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace Claudio Maniago
- il prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa
- rappresentanti istituzionali civili e militari
L’evento si è concluso con la consegna di una targa commemorativa realizzata dall’artista orafo Michele Affidato, simbolo concreto di un momento destinato a restare nella memoria della città.
Catanzaro e il valore dell’appartenenza
Il conferimento della cittadinanza onoraria al Cardinale Domenico Battaglia rappresenta per Catanzaro non solo un atto formale, ma una scelta identitaria. Un messaggio chiaro: la comunità vuole riconoscersi nei valori della solidarietà, della giustizia e dell’attenzione agli ultimi.
In un tempo in cui le fragilità rischiano di diventare statistiche, le parole di “don Mimmo” ricordano che la vera forza di una città non sta nei suoi numeri, ma nella sua capacità di prendersi cura.
Una cerimonia che ha unito istituzioni e cittadini sotto un’unica domanda: da che parte stiamo?