Politica

Livorno, contestato Salvini. E il leader alza il dito medio

LIVORNO, 22 APRILE 2015 - E’ stata alta la tensione a Livorno per l’arrivo del leader del Carroccio, Matteo Salvini, giunto in Toscana negli ultimi giorni in vista della campagna elettorale per le elezioni regionali di Maggio. Giunto nella città in prima mattinata, Salvini è stato apertamente contestato da alcuni esponenti dei centri sociali, che lo hanno invitato ad abbandonare la città e a rimuovere la felpa con la quale è giunto, con su la scritta “Livorno”. [MORE]

L’iniziativa del segretario federale è avvenuta in vista dell’appoggio del candidato governatore, Claudio Borghi, economista e professore all’Università Cattolica di Milano, da sempre critico con Fiscal Compact e unione monetaria, in una partita che lo vedrà opposto al candidato Pd e del Centrosinistra, Enrico Rossi, attuale governatore e vincitore delle elezioni 2010, Giacomo Gianarelli, candidato M5S, Stefano Mugnai per Forza Italia, Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) e Gianni Lamioni (Ncd-Udc). Altro candidato per Sinistra Italiana è Tommaso Fattori. Situazione dunque particolarmente delicata, con un Centrodestra spaccato e diviso in quattro tra candidati diversi per le quattro principali compagini nazionali.

Nonostante il buon inizio del viaggio in terra toscana, con un discreto bagno di folla a Cecina (circa 700 i partecipanti) all’interno del cinema Moderno (nonostante le manifestazioni all’esterno dei Carc), è prontamente arrivata la contestazione a suon di uova e pomodori (tutti schivati dal leader leghista) mentre attraverso il suo Ipad filmava la tesissima vicenda alzando anche un dito medio. Da una parte i fischi, dall’altra applausi ed approvazioni. «Ringrazio la Livorno democratica, diamo una lezione di democrazia a questi sfigati». Queste le parole di Salvini, per nulla intimorito e che anzi ha voluto rincarare la dose: «Mi impegno a tornare a Livorno, una, due, tre, quattro volte fino a quando non sarà possibile anche qui manifestare democraticamente. Livorno diventi una città sicura e democratica.» Il tutto nonostante appunto pesanti cori e slogan anti Lega tra cui «Livorno non ti vuole, Salvini fascista».

Il leader della Lega ha poi voluto bollare come squadristi fascisti le posizioni e gli atteggiamenti dei centri sociali ed ha, come ormai di consueto, attaccato il Premier Renzi sulla questione immigrazione, considerato «becchino incapace e recordman di morti e sbarchi» assieme al Ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Nonostante il clima di tensione, non si sono fortunatamente verificati scontri di alcun genere, anche alla luce della presenza di centinaia di Forze dell’Ordine, le quali hanno seguito da vicino gli episodi della giornata di oggi.

foto da: today.it

Cosimo Cataleta