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Mafia: 37 arresti nel Potentino

Basilicata > Potenza

POTENZA, 29 NOV - Il clan potentino guidato da Renato Martorano e Dorino Stefanutti - due delle 37 persone arrestate oggi dalla Polizia (28 in carcere, nove ai domiciliari) - è ormai "ampiamente riconosciuto dalla 'ndrangheta calabrese e dai clan mafiosi lucani, siciliani e pugliesi": è la conclusione della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, che ha chiesto e ottenuto dal gip gli arresti. 

Gli indagati in carcere e ai domiciliari sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di droga, estorsioni, detenzione e porto illegale e di armi da fuoco e danneggiamento seguito da incendio, aggravati dall'agevolazione e dal metodo mafioso. 

Oltre agli arresti, la Polizia ha notificato un divieto di dimora nella provincia di Potenza e ha eseguito sette perquisizioni domiciliari e personali. Dall'inchiesta sono emersi collegamenti con le cosche calabresi dei Pesce-Bellocco e Grande Aracri, con il clan catanese dei Santapaola e con gruppi criminali pugliesi e lucani. 

La Procura antimafia di Potenza ritiene di aver scoperto anche "una fitta rete di contiguità e connivenze insinuatasi persone nelle sfere istituzionali", oltre alla tipica attività di "mutua assistenza" a favore dei detenuti. Infatti, durante la sua detenzione nel carcere di Melfi (Potenza) Stefanutti avrebbe ricevuto "costante assistenza materiale" mentre "impartiva specifiche direttive verso l'esterno, anche attraverso la consegna di 'pizzini'". (Immagine di repertorio)

In aggiornamento

Arrestato sindacalista, era 'braccio armato del clan'
Un rappresentante sindacale, Rocco Della Luna della Uil, è una delle 37 persone arrestate oggi dalla Polizia nell'ambito dell'operazione "Lucania Felix" coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza. In una conferenza stampa nel Palazzo della Giustizia del capoluogo lucano, il Procuratore distrettuale, Francesco Curcio, ha evidenziato che Della Luna (che ora si trova ai domiciliari) era "il braccio armato" del clan Martorano-Stefanutti nella gestione "addomesticata" dei dipendenti della società "Kuadra", che in passato è stata affidataria dei servizi di pulizia presso l'ospedale San Carlo di Potenza, il più importante della regione. 


In totale gli indagati sono una sessantina: le indagini hanno preso in esame gli ultimi 15 anni di attività criminale a Potenza e in altre zone della Basilicata. Alla conferenza stampa ha partecipato anche il prefetto Francesco Messina, Direttore centrale anticrimine della Polizia, il quale ha sottolineato che "in Italia non ci sono aree libere da sodalizi. I legami tra queste organizzazioni - ha aggiunto - sono maturate durante le detenzioni e questo deve far riflettere". 

In aggiornamento

Don Cozzi, non si è mai fermata ai confini lucani

"Il fenomeno mafioso non si è mai fermato ai confini della nostra regione", così, in una nota, don Marcello Cozzi, presidente dell'associazione Cestrim, e da sempre impegnato sulle tematiche della legalità in Basilicata. Don Cozzi si riferisce all'operazione della Dda di Potenza contro il clan Martorano-Stefanutti, che oggi ha portato la Polizia ad arrestare 37 persone (28 in carcere e nove ai domiciliari).

"Quarant'anni fa in Basilicata. ha evidenziato don Marcello - si parlava di infiltrazioni mafiose, a qualcuno dava fastidio, altri storcevano il naso, dicevano che si buttava fango su un'intera regione, eppure i morti c'erano, di quei clan si facevano i nomi e dai tribunali iniziavano ad uscire sentenze inequivocabili.

Trent'anni fa a preoccuparci erano i primi passi di una mafia lucana autoctona che si sdoganava dai compari delle regioni confinanti. Venivano trovati pizzini, organigrammi, riti di affiliazioni; a molti continuava a non piacere anche se a denti stretti si iniziava ad ammetterlo, specificando però che era una mafia da serie B. Vent'anni fa, quando importanti inchieste giudiziarie ci svelavano intrecci tra clan e pezzi di imprenditoria e istituzioni, facendo intravedere grumi di potere occulti e trasversali, e trame di illegalità e affari sottobanco, la reazione fu ancora più indignata e come spesso è accaduto in questo nostro Paese nel mirino dello sdegno benpensante ci è entrata anche la magistratura".

"Dopo mezzo secolo di racconto criminale - ha aggiunto don Cozzi - oggi che per coincidenza è l'anniversario della nascita di quel Carlo Levi secondo il quale 'Cristo si è fermato a Eboli', attraverso questa nuova operazione della Dda di Potenza che ci parla dei nomi e dei volti di sempre svelandoci intrecci criminali calabresi, siciliani e pugliesi, non solo ci tocca ancora una volta constatare che in realtà il fenomeno mafioso non si è mai fermato ai confini della nostra regione, ma che in fondo continua tristemente ad esistere una Eboli dell'analisi del fenomeno e della reazione culturale e istituzionale, che si ripercuote sia sulle preoccupanti carenze di organico degli uffici giudiziari regionali ma soprattutto sulla incapacità da parte dei cittadini di prendere atto finalmente e in modo definitivo che la nostra regione purtroppo questa mala pianta se l'è vista crescere in casa e che non riconoscendola come mafia, il proprio consenso sociale forse glielo ha già dato".

In aggiornamento

Operazione Potenza; Uiltucs sospende sindacalista
 
La segreteria nazionale della Uiltucs, "a seguito delle notizie riferite all''inchiesta del Dda di Potenza ha sospeso dall'incarico e da ogni funzione sindacale il dirigente Rocco Della Luna", di 60 anni, ai domiciliari nell'ambito dell'operazione "Lucania Felix" contro il clan Martorano-Stefanutti, che oggi ha portato la Polizia ad arrestare 37 persone (28 in carcere e nove ai domiciliari). Ne ha dato notizia la segreteria regionale della Uil Basilicata, "ribadendo piena fiducia nel lavoro della magistratura".