Manifesti contro i Carabinieri: il caso passa a Roma

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Potrebbe arrivare a breve il via libera da parte del ministro Angelino Alfano all’apertura dell’ inchiesta per vilipendio a carico di tre esponenti del “Südtirol Freiheit”, dopo le polemiche riguardanti il manifesto stampato la settimana in ricordo dell’anniversario della cosiddetta “notte dei fuochi”, considerato irrispettoso e offensivo nei confronti dell’Arma dei Carabinieri. [MORE]


La locandina, che commemora la data dell’11 giugno 1961, il giorno in cui un gruppo di terroristi altoatesini che sostenevano la riannessione all’Austria fece saltare contemporaneamente numerosi tralicci dell’alta tensione con attentati simultanei in tutta la zona, fa leva sul gioco di parole tra “Feuernacht” (notte dei fuochi in tedesco) e "Folternachte" (Notte delle torture), e mostra un cappello dei Carabinieri insanguinato, segno delle torture che secondo il movimento separatista guidato da Eva Klotz sarebbero state inflitte in quegli anni agli attivisti da parte dei rappresentanti della Benemerita.


Dopo l’indagine della Procura di Bolzano, la richiesta passa quindi a Roma, e sembra praticamente certo che si procederà con l’incriminazione, almeno in fase istruttoria. La vicenda intanto è finita anche a vaglio del Ministro della Difesa Ignazio La Russa, con il quale i Carabinieri stanno valutando una sempre più probabile presentazione di querela per diffamazione da parte di tutta l’Arma; ogni Carabiniere potrebbe dunque costituirsi parte civile (e dal Procuratore se ne sarebbero presentati anche alcuni di lingua tedesca), e chiedere un risarcimento da parte del movimento, che si troverebbe quindi a fronteggiare sentenze risarcitorie pesantissime.

In caso di procedimento per diffamazione, i responsabili di Südtirol Freiheit tenteranno ovviamente una rilettura dei fatti accaduti negli anni Sessanta, mettendo in discussione non solo le sentenze passate, ma anche i responsi di tutti gli accertamenti disposti all’epoca, comprese a questo punto anche le dichiarazioni dei consulenti tecnici delle famiglie delle due vittime morte all’epoca in carcere, che avevano escluso che i decessi fossero avvenuti per maltrattamenti

Simona Peluso

 

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Scritto da Simona Peluso

Giornalista di InfoOggi

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