Manovra: Conte, con Ue tratto solo io

142
Scarica in PDF
ROMA, 5 DICEMBRE - "Sulla manovra tratto solo io", "con la Ue ritardare le riforme non vuol dire tra...

ROMA, 5 DICEMBRE - "Sulla manovra tratto solo io", "con la Ue ritardare le riforme non vuol dire tradirle". Cosi' il premier Giuseppe Conte in un colloquio con La Repubblica in cui parla delle riforme previste nella legge di bilancio. "Ho una maledetta fretta di realizzarle - spiega riguardo al reddito di cittadinanza e alla revisione della legge Fornero sulle pensioni - perche' fuori di qui, ogni giorno che passa, ci sono sempre piu' persone che le aspettano". Si tratta di norme complesse e "ci sono tempi tecnici necessari ad attuarle" ha aggiunto. "Ritardare non vorrebbe dire tradirle, solo prendere il tempo che serve a fare le cose per bene". "Se vi dicessi tutti gli aspetti complessi di una riforma come quella del reddito di cittadinanza, e non veli dico - ha scherzato il premier - capireste che non e' una cosa che posso fare domattina. Ci sono implicazioni giuridiche, di diritto del lavoro, diritto amministrativo. C'e' l'impatto sociale ed economico. Ci stiamo lavorando seriamente da tempo. Ieri sono rimasto qui fino alle 23 per seguire un tavolo tecnico. Tutti gli enti che hanno un minimo ruolo sono coinvolti".

Il presidente del Consiglio rivela che la mancata citazione della procedura nella nota conclusiva dell'Eurogruppo, lunedi' notte, "era stata discussa nella colazione avuta al G20 con il presidente Juncker. Come da parte nostra c'e' l'impegno a moderare le dichiarazioni, da parte delle istituzioni europee serviva un segnale. Quando si tratta, entrambe le parti devono abbassare i toni". Non evoca direttamente gli attacchi scomposti di appena un mese fa da parte di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma dice: "Avete visto com'e' cambiato il linguaggio? Io non sono mai voluto andare allo scontro con l'Europa, se sul Def abbiamo scritto 2,4 per cento non era per andare allo scontro, ma perche' era quello che ritenevamo servisse. Ricordatevi che non ho mai dato un decimale prima. Adesso, se ho la possibilità di ridurre per alcune misure l'impatto economico, sono qui. Non ho mai detto non parlo con Junker". Lo hanno fatto altri, ma su questo il premier e' netto, quasi stizzito: "Con la commissione devo parlare io, mica era atteso qualcun altro. Sono io il presidente del Consiglio. E non ho mai interrotto il dialogo. Adesso, se posso recuperare le risorse, rimodulare il saldo finale, cambiare qualcosina, non vuol dire che torno indietro. Semi portano dei conteggi che mi consentono di scrivere 2,3% o 2,1%, le riforme le realizzo comunque".

"Conta anche il negoziato - ha aggiunto Conte -. Tra la cena di sabato al G20 e lunedi' mattina, lo spread e' sceso di 30 punti. Cosi', tac". Non schiocca le dita, ma e' come lo facesse. E' servita anche la nota con cui i vicepremier Di Maio e Salvini hanno messo la partita nelle sue mani. "Non era solo un mandato - spiega da avvocato - ma una procura. Vuole sapere la differenza? Se io le do un mandato per vendere una casa, con dei vincoli precisi, e chi vuole comprarla le chiede: "Chi mi dice che ha il potere per farlo", lei mostra le carte". Non basta essere premier? "Quella procura non e' servita a me, che conoscevo gia' bene il mio ruolo, serviva a fini esterni, a calmare un po' voi". Si riferisce ai giornalisti, ma probabilmente anche ai mercati. Poi precisa: "E' stata un'idea loro, io non ho chiesto niente a nessuno. Non e' nel mio stile".
Fonte immagine (La Repubblica)

InfoOggi.it Il diritto di sapere