CATANZARO 30 GIUGNO 2013 - Intervista a Mario Sei, commediografo calabrese Sono da poco passate le 23 e 30 e la gente lascia piano piano la piazza dopo aver assistito ad una divertentissima commedia di Mario Sei dal titolo "A tecnologi@ fu a ruvina mia...". I volti sono divertiti e qualcuno ripete più volte qualche battuta degli attori e gli altri ridono. Un bambino davanti a noi chiede alla sua mamma il significato di alcuni termini dialettali che non conosce[MORE] Raggiungiamo le scale che danno accesso al palco ed un gruppetto di spettatori si congratulano con gli attori, noi chiediamo del regista. Saliamo e l'aria che si respira dietro le quinte è fantastica, tanta complicità tra di loro, sembra di assistere ad un'altra commedia. Tante battute divertenti, tanti aneddoti raccontati. Mario Sei si avvicina, ci saluta e ci dice che è disponibile a parlare con noi a patto che non gli vengano rivolte domande difficili, ride. Ci mette subito a nostro agio e viene spontaneo subito rivolgergli una serie di domande.
D: Mario Sei, quindi quest'anno Teatro 6 è al suo 25° anno di attività?
R: si abbiamo fatto le nozze d'argento, anzi come dice il simpatico Ivan Valle (protagonista principale nell'ultima commedia) nozzi e chiumbu! Si, è dal 1988 che Teatro 6 (all'epoca si chiava Piccola fucina teatrale), porta in scena le proprie commedie. Preciso che dal 2005 fino al 2009 la compagnia non ha operato. Poi nel 2009 sule spoglie della piccola fucina teatrale è nato Teatro 6 "piccola fucina teatrale" ed il Laboratorio Giovani Artisti. Ho voluto mantenere la denominazione di piccola fucina teatrale per due motivi, perchè è veramente una fucina, un laboratorio in cui vengono formati tante ragazze e ragazzi, e poi anche perchè era stato il compianto Cicco Viapiana a scegliere questa denominazione
D: A proposito di Ciccio Viapiana, sovente viene da Lei ricordato
R: si, lo ricordo spesso perchè merita di essere ricordato, ha dato molto al Teatro dialettale catanzarese e calabrese, le sue commedie erano particolarmente intense e pregne di tradizioni e di valori popolari troppo spesso dimenticati. Oltre ad essere il mio mentore in ambito teatrale, Ciccio Viapiana era soprattutto un maestro tanto sulla scena quanto nella vita, un signore.
D: come definirebbe in sole due parole l'arte teatrale
R: Posso addirittura riassumerlo in una sola parola: passione. Senza la passione non solo il teatro ma qualunque cosa non può essere realizzata, senza la passione tutto si distrugge e un'associazione come la nostra, senza fine di lucro, non andrebbe da nessuna parte
D: Abbiamo avuto modo di vedere che la compagnia è fatta soprattutto di tanti giovani
R: certo, questo consente a voi di constatare che i giovani amano il teatro, a me di farmi sentire giovane di una quindicina d'anni, 46 anni non sono molti ma con 15 di meno, che è all'incirca il divario che mi separa da alcuni di loro, direi che ho solo da guadagnarci, è un po' come lo spread, qualche punto in meno non guasta
D: I testi che lei scrive rigorosamente battuta per battuta hanno delle fonti di ispirazione particolare?
R: Dipende, mi capita di svegliarmi e di mettermi subito di fronte al mio computer e comincio a scrivere qualche battuta, altre volte mi è anche capitato di scrivere un testo tutto d'un fiato. Comunque ho anch'io delle fonti d'ispirazione, spaccati di vita vissuta, i miei figli (ad esempio quest'ultimo lavoro teatrale è stato ispirato da loro, rispetto all'uso della tecnologia o richieste di regali particolari in occasione della Cresima) mia nonna Angela, resta la maggiore fonte di ispirazione, penso ai suoi lunghi racconti sulle tradizioni di allora, poi anche i miei genitori, i miei amici, il mondo in generale
D: Quale tra le tante commedie da lei scritte e dirette preferisce
R: Mi aveva promesso che non mi avrebbe fatto domande difficili! Non prediligo una commedia in particolare, ognuna di esse mi evoca dei ricordi, delle storie. Ognuna di esse è frutto di grande lavoro non solo nello scriverla ma anche nel prepararla, nonostante la bravura di tutti i singoli interpreti
D: Le sue sono commedie in cui emergono fortemente anche valori importanti, si pensi all'emarginazione, all'emigrazione, al fenomeno inverso, alla solitudine degli anziani, alla disoccupazione giovanile, alla gobalizzazione eccessiva ed all'uso smodato della tecnologia o addirittura vengono anche alla luce fenomeni storico-politici determinanti per la nostra regione, si pensi alla questione meridionale, alla riforma agraria
R: Sfatiamo subito un mito, intanto il teatro dialettale non è e non deve essere considerato un teatro di serie B. Anche il teatro dialettale deve raccontare spaccati di vita vissuta, può e deve parlare di fenomeni culturali, storici, sociali. Non si piange o si ride in italiano o in dialetto, si ride, si piange e basta. Il teatro dialettale richiede tecniche, passione, impegno alla stessa stregua del teatro impegnato o in lingua, tenendo naturalmente conto sempre le prerogative del teatro popolare che sono il divertimento e la leggerezza. Noi pensiamo di divertire il numerossimo pubblico che riusciamo ogni volta a calamitare ma abbiamo anche l'esigenza di farli riflettere su temi importanti
D: All'interno della compagnia abbiamo avuto modo di apprezzare in particolare alcuni di loro, i protagonisti che calcano le scene con particolare disivoltura e professionalità, a chi fra loro si sente di dare un voto maggiore
R: Lei è ricaduto nell'errore di pormi domande difficili, ma forse no questa tutto sommato è facile perchè secondo me sono tutti molto bravi, naturalmente la mia può apparire come una risposta diplomatica ma sottolineo che ognuno è bravo in relazione al ruolo interpretato. E' chiaro che il o i protagonisti principali emergono maggiormente, ma senza le attrici o gli attori secondari loro stessi non avrebbero una buona spalla su cui contare!
D: Lei, oltre a scrivere e dirigere le rappresentazioni recita, ma in questo ultimo lavoro non abbiamo avuto il piacere di vederla, ci sono delle ragioni particolari
R: No, io lascio molto spazio agli altri, ritengo che sia giusto lasciare la scena anche agli altri attori, i danni maggiori si commettono nel momento in cui ci si sente estremamente indispensabili, questo vale nella vita come sulla scena. Tutti gli attori sono in grado di svolgere il proprio ruolo, la regia è a monte non a valle di un lavoro teatrale.
D: Quali sono i suoi progetti futuri
R: Nessun progetto fururo, voglio semplicemente continuare ad alimentare questa mia passione ed ho avuto la fortuna di incontrare tanti amici che la condividono con me. Sarò romantico: loro sono i protagonisti di un mio lungo sogno che si chiama Teatro.
D: Quali sono le prossime tappe di questa rappresentazione
R: Non le rispondo... penserà è supertizioso... no, anche se ora le cito una frase del grande Eduardo: "essere supertizioni è da ignoranti, non credere alla supertizione porta male..."
D: Un'ultima domanda. Crede che il teatro dialettale abbia il giusto riconoscimento
R: si e no, nel senso che ancora non viene apprezzato per quello che è, la responsablità però non è solo della politica, anche perchè a livello locale molti lo apprezzano, ne riconoscono il valore, anche se continuano a non incoraggiarlo. Altri, purtoppo fanno finta di apprezzarlo ma solo perchè hanno capito che un'arte che continua ancora a riempire le piazze. La responsabilità è anche di alcuni autori o detti tali, i quali mancando di originalità rischiano di svilire il valore del dialetto. Scopiazzare, piuttosto che tentare di rivisitare commedie orginali di grandi autori ovviamente non possono sortire lo stesso successo, anzi tutt'altro.
D: C'è oggi qualche autoree dialettale che preferisce
R: ma non era l'ultima domanda? (RIDE) si, ci sono delle commedie che mi divertono forse più che per i testi per i singoli interpreti, ma preferisco non citare nessuno per il rischio di dimenticare gli altri. Ora però ho io una domanda da fare? Le posso presentare i miei amici
D: certo
R: le presento Ivan Valle, Nicola Scozzafava, Vanessa Mazza, Mila Martino, Brunella Scozzafava, Luisa Battista, Totò Amelio, Elena Critelli, Anna Scozzafava, Massimo Ruga, Silvio Cacia e la new entry Consuelo Citriniti. Poi ci tengo anche a presentarle Franco Formica il nostro tencico audio e luci, Simona Amodeo che è direttore artistico della compagnia ma anche la mia disperazione dentro e fuori casa. Camilla, Claudia, Roberta ed infine il piccolissimo Ettore... attori che crescono. Questo è semplicemente Teatro 6 "piccola fucina teatrale"
D: Grazie
R: Grazie a Voi per l'attenzione riservataci, ma riservata soprattutto al teatro.
AD