Sentenza di assoluzione per il consigliere comunale di Reggio Calabria: “Il fatto non sussiste”
Si è concluso con un’assoluzione il procedimento giudiziario a carico di Massimo Ripepi, consigliere comunale di Reggio Calabria, inizialmente condannato in primo grado a sei mesi di reclusione con l’accusa di favoreggiamento personale. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha ribaltato la decisione precedente stabilendo che “il fatto non sussiste”, formula che esclude la sussistenza del reato contestato.
La vicenda giudiziaria, che si trascinava dal 2020, ha avuto ampia risonanza nel panorama politico e mediatico locale, coinvolgendo uno dei rappresentanti del centrodestra reggino.
Il processo e l’accusa di favoreggiamento
L’inchiesta era legata a un presunto aiuto che, secondo l’accusa, il consigliere avrebbe fornito a un uomo – oggi deceduto – indagato per violenza sessuale nei confronti della nipote minorenne.
Nel capo d’imputazione si contestava a Ripepi di aver “aiutato un indagato ad eludere le investigazioni”, configurando così il reato di favoreggiamento personale.
In primo grado, la sentenza aveva portato a una condanna a sei mesi. Tuttavia, nel giudizio di secondo grado, i giudici hanno accolto integralmente la linea difensiva, annullando la condanna e pronunciando l’assoluzione piena.
La decisione della Corte d’Appello di Reggio Calabria
La sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria segna un punto decisivo nella vicenda giudiziaria. L’assoluzione con formula piena “il fatto non sussiste” rappresenta una delle formule più nette nel diritto penale italiano, poiché certifica l’inesistenza del fatto contestato.
Determinante è stata la strategia difensiva degli avvocati Carlo Morace e Mario Santambrogio, che hanno sostenuto l’assenza di elementi concreti a supporto dell’accusa.
Le dichiarazioni di Massimo Ripepi
A rendere pubblica la notizia è stato lo stesso Massimo Ripepi, coordinatore per la Calabria di Alternativa Popolare, attraverso i propri canali social.
Nel suo messaggio ha parlato della fine di un lungo periodo di sofferenza:
“Oggi non festeggio solo la fine di un incubo, ma il trionfo della verità. Sentirsi dire che ‘il fatto non sussiste’ è una liberazione che fatico a descrivere. Sono stati oltre cinque anni di sofferenza atroce, legata a un’accusa infamante.”
Il consigliere ha inoltre sottolineato il peso personale e umano della vicenda, durata oltre cinque anni, che ha inciso profondamente sulla sua vita pubblica e privata.
Implicazioni politiche e scenario locale
L’assoluzione in Appello restituisce piena legittimità politica al consigliere comunale di Reggio Calabria, chiudendo una fase delicata per l’amministrazione cittadina e per il quadro politico locale.
In un contesto come quello reggino, spesso al centro dell’attenzione giudiziaria e mediatica, la pronuncia della Corte d’Appello rappresenta un passaggio rilevante anche sul piano dell’opinione pubblica, ribadendo il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Una vicenda giudiziaria durata oltre cinque anni
Dal 2020 alla sentenza di secondo grado, il procedimento ha attraversato diverse fasi processuali, culminate con la revisione della decisione iniziale.
L’assoluzione chiude formalmente il capitolo giudiziario per Massimo Ripepi, segnando un punto di svolta rispetto alla precedente condanna e ridisegnando il quadro complessivo della vicenda.
La parola fine, almeno sotto il profilo processuale, è stata scritta dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, che ha stabilito l’inesistenza del fatto contestato.