MILANO, 27 LUGLIO 2015 - Ci sono notti più buie del solito nella storia della Repubblica Italiana. Notti in cui lo Stato si mostra nudo in tutta la sua vulnerabilità, notti così lunghe in cui anche al Sole sembra impossibile risorgere, dove la sorte ti pone dinanzi un conto che non spettava a te saldare. Nella notte del 27 luglio di ventidue anni fa tre bagliori squarciavano i cieli di Roma e Milano, tre esplosioni scuotevano i sonni tranquilli di chi si credeva al riparo ognuno nelle proprie tiepide case, spegnendo per sempre i sogni di chi, da servitore dello Stato, pagava le colpe di uno stesso Stato che non riuscì a proteggerlo. Dinanzi le basiliche di San Giorgio in Velabro e San Giovanni in Laterano nella Capitale, tuonava la violenza della mafia, mezz'ora dopo che, in Via Palestro a Milano, la Fiat Uno rubata da Gaspare Spatuzza saltava in aria uccidendo il vigile urbano Alessandro Ferrari, l'immigrato marocchino Moussafir Driss ed i Vigili del Fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto, Stefano Picerno, intervenuti per disinnescare l'ordigno che poi ne avrebbe segnato la morte. La “Falange armata” rivendicò i tre attentati. È uno dei momenti più difficili che l'Istituzione Repubblicana abbia mai affrontato, intimidita dalla violenza con la quale la mafia prepotentemente batteva il colpo sul tavolo di una “trattativa” che poneva, come contropartita alla fine della stagione delle bombe, un miglior trattamento carcerario (non rinnovo dei 41-bis anche per i “pesci grossi”) ed una limitazione al fenomeno del “pentitismo”. Trattativa di cui si trova traccia nella sentenza della Corte d'Assise di Firenze, sentenza definitiva poi confermata in Cassazione, sul processo degli attentati di via dei Georgofili (Firenze), Roma ed, appunto, Via Palestro.
[MORE]Erano le 23.15. Una calda serata milanese di un'estate fra le più torride della storia italiana. Non solo colpa del Sole battente: la pesante atmosfera di Tangentopoli, il terrorismo mafioso che aveva già colpito due mesi esatti prima a Firenze. C'era paura a Milano, così come nel resto d'Italia. La pattuglia Monza 3 dei Vigili Urbani verificò una segnalazione, rivelatasi esatta: una coltre di fumo bianco si alzava da una Fiat Uno parcheggiata dinanzi la Galleria d'arte moderna ed il Pac, il Padiglione d'Arte Contemporanea. Nessuna fiamma, ma molto fumo. Era il caso di far intervenire i Vigili del Fuoco, operanti nella caserma di via Benedetto Marcello. Ne conseguì l'intervento tempestivo, lo sgombero della zona. Un camper di turisti tedeschi, genitori e tre figli al seguito, stazionava nell'imminente prossimità dell'auto segnalata: giusto il tempo di far allontanare i civili, prima che via Palestro divenisse tutto ciò che in un teatro assume le sembianze di uno scenario di guerra. Ma non era finzione. Un boato, polvere, lamiere e fiamme e poi l'inferno. Picerno Stefano, 36 anni, si era appena sposato. Pasotto Sergio, 34 anni, morto la sera del suo compleanno. La Catena Carlo, 25 anni, da appena da 2 mesi in servizio. La Catena, Pasotto, Picerno, il vigile urbano Ferrara e l'ultimo nobile gesto di chi rischia la propria vita per salvaguardare la vita degli altri.
Lasciateceli chiamare Eroi. Degli Eroi è giusto renderne immortale il ricordo, perchè mai si possa affievolire lo spirito di sacrificio che gli Eroi testimoniano e la sete di giustizia che dei posteri è dovere. Milano s'è più volte fermata per commemorare le vittime della Strage. “Oggi Milano torna in via Palestro per ricordare l'incredulità, il dolore, la rabbia di quel 27 luglio, ma soprattutto l'orgoglio e la forza di una città libera che lotta a testa alta contro la mafia e che è determinata a vincere per se stessa e per chi è stato ucciso nella guerra alle mafie e alla criminalità organizzata, l'unica guerra veramente giusta. Milano torna oggi qui per far sentire alle famiglie delle vittime che non dimentichiamo i loro nomi”, sono le parole che Giuliano Pisapia ha voluto rendere dinanzi al picchetto che Vigili del Fuoco e Polizia Locale hanno voluto rendere alla memoria proprio sul luogo della Strage. In attesa che, continua il Sindaco, “tutti i responsabili di quell'atto di terrore siano individuati e paghino per le loro colpe”. Perchè della notte di Via Palestro è ancora tangibile la confusione, le tenebre di quella notte divenute tenebre d'impunità.
L'importanza di non dimenticare che la lotta alla mafia è lotta per far giustizia soprattutto a chi è stato vittima incolpevole di un sistema che non gli appartiene. Nicola Perna, Presidente dell'Associazione “Carlo La Catena”, uno dei Vigili vittima dell'attentato, ha conferito il Premio Nazionale Vigile del Fuoco al termine dell'incontro a cui hanno partecipato, oltre al Sindaco Pisapia, anche Edmondo Bruti Liberati, procuratore capo di Milano, il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Milano, Silvano Barberi, e il comandante della Polizia Locale Tullio Mastrangelo. Nella Basilica di Santa Maria della Passione, alle 19, la memoria delle vittime è stata affidata alla musica eseguita da Maurizio Salerno e Antonio Frige', dal repertorio di Bach, Pachelbel, Buxtehude, Hassler, Handel. Il Pac, in un orario d'apertura straordinario (dalle 13 alle 24), ha permesso la visita alla mostra gratuita “Saranno fiori bianchi. 27 luglio 1993. Milano, via Palestro”. L'autorimessa del distaccamento cittadino di via Benedetto Marcello, per una sera, è diventato luogo sacro in cui celebrare la messa. Familiari delle vittime, uno dei sopravvissuti alla tragedia e, fra i Vigilfuoco, giovani e meno giovani, tutti accomunati da un sentimento profondo di ringraziamento verso gli Eroi. E poi tutti verso Via Palestro, anche grazie ad un autobus messo a disposizione dal comando provinciale di Milano, insieme ad altri mezzi dei Vigili del Fuoco. Qualche cittadino, poche autorità, i ragazzi di Libera ed un Vigile a leggere alcune poesie e pensieri sulla strage, scritti da bambini e bambine. Momenti di commozione al suonare delle sirene di ogni mezzo, alle 23.15 in punto e per circa un minuto, come in quel maledetto istante dove il suono degli allarmi sconvolse via Palestro. Poi fiori bianchi sotto la targa. "Catia, cosa vuoi che sia quel fumo bianco. Saranno fiori bianchi", rassicurò Alessandro la sua giovane collega. E dopo qualche secondo, Alessandro non c'era più. Oggi quei fiori bianchi ci sono in Via Palestro, e son tanti.
Durante la cerimonia, il Capo Turno del Gruppo B ha annunciato che la stessa Caserma di via Benedetto Marcello verrà intitolata ai tre Vigili che hanno perso la vita nella strage. Era la Caserma nella quale Carlo, Stefano e Sergio svolgevano, con orgoglio, il proprio lavoro.
Un modo per portarne, con fierezza, l'esempio.
Salvatore Remorgida