“Mi pianifichi la scalata?” Tre escursionisti soccorsi sul Monte Shasta dopo i consigli di Gemini

Tempo di lettura: ~4 min

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Monte Shasta, tre escursionisti soccorsi dopo aver pianificato la scalata con Gemini

L’intelligenza artificiale aveva sottovalutato tempi e scorte necessarie per raggiungere la vetta. Il gruppo ha perso l’orientamento durante la discesa ed è rimasto bloccato nel Mud Creek Canyon

Una scalata organizzata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale si è trasformata in una lunga operazione di soccorso sul Monte Shasta, in California. Tre giovani escursionisti inesperti sono rimasti bloccati dopo aver seguito le indicazioni fornite da Google Gemini per pianificare il percorso e stabilire la quantità di cibo e acqua da portare.

Il gruppo aveva consultato anche video online e l’applicazione AllTrails, ma avrebbe fatto affidamento soprattutto sul chatbot per preparare l’escursione. Una scelta che le autorità locali hanno definito un grave errore di valutazione, perché le informazioni ricevute non tenevano adeguatamente conto della difficoltà dell’itinerario, dell’esperienza degli escursionisti e dei possibili imprevisti in alta montagna. (abcnews.com)

Una salita prevista in otto ore durata il doppio

I tre escursionisti, provenienti da Roseville, avevano raggiunto il campo base sabato 29 agosto, sistemandosi a circa 2.560 metri di altitudine. Alle 3 del mattino seguente erano partiti con zaini leggeri in direzione della vetta del Monte Shasta, situata a oltre 4.300 metri.

Secondo la pianificazione elaborata con Gemini, la salita avrebbe dovuto richiedere circa otto ore. Il percorso si è invece rivelato molto più lungo e impegnativo: il gruppo ha raggiunto la cima soltanto intorno alle 19, dopo circa sedici ore di cammino.

Gli escursionisti avevano quindi superato ampiamente il limite di mezzogiorno indicato per interrompere l’ascesa e tornare indietro in condizioni di luce sufficienti. Nonostante il forte ritardo, hanno proseguito fino alla vetta, iniziando la discesa dal Monte Shasta quando era ormai buio. (sfgate.com)

La perdita dell’orientamento nel Mud Creek Canyon

Dopo circa un’ora di discesa, i tre hanno contattato la centrale operativa dello sceriffo per chiedere indicazioni. Il gruppo non è però riuscito a ritrovare il percorso corretto ed è finito nel Mud Creek Canyon, un’area particolarmente ripida e difficile da attraversare.

A complicare ulteriormente la situazione sarebbe stato l’utilizzo della traccia digitale di AllTrails, interpretata come se corrispondesse a un vero sentiero segnalato. Durante la notte, inoltre, il telefono impiegato per orientarsi si è scaricato e anche la batteria di riserva ha smesso di funzionare.

Uno degli escursionisti è poi caduto, riportando un infortunio al ginocchio. Senza scorte sufficienti e con un componente del gruppo ferito, i tre sono stati costretti a trascorrere la notte nel canyon utilizzando l’equipaggiamento disponibile.

Il recupero da parte dei ranger

La mattina seguente, i ranger specializzati nel soccorso in montagna sono riusciti a localizzare il gruppo. Dopo aver prestato le prime cure all’escursionista ferito, hanno accompagnato tutti verso il punto di partenza.

Le condizioni del vento avrebbero impedito il recupero in elicottero, rendendo necessario il rientro a piedi. L’operazione si è conclusa senza ulteriori conseguenze e i tre escursionisti sono tornati al sentiero di accesso nel pomeriggio. (sfgate.com)

I limiti dell’intelligenza artificiale nelle escursioni

L’episodio riapre il dibattito sull’utilizzo dell’AI per organizzare escursioni e scalate. Strumenti come Gemini possono essere utili per raccogliere informazioni generali, ma non conoscono necessariamente le condizioni aggiornate dei sentieri, i cambiamenti meteorologici, il livello tecnico richiesto o lo stato fisico delle persone coinvolte.

Un percorso in alta montagna non dovrebbe essere valutato soltanto attraverso una risposta automatica. Prima di partire è fondamentale consultare i ranger, verificare le comunicazioni ufficiali, studiare carte topografiche affidabili e confrontarsi con guide o alpinisti esperti.

Anche le indicazioni sul cibo e sull’acqua devono prevedere una riserva per eventuali ritardi. Nel caso del Monte Shasta, le quantità suggerite dall’intelligenza artificiale sarebbero state calcolate sulla durata teorica di otto ore, senza considerare la possibilità che l’escursione si prolungasse per più giorni.

Tecnologia utile ma senza rinunciare al giudizio umano

Le applicazioni per l’escursionismo e i chatbot possono affiancare la preparazione, ma non sostituire l’esperienza, la prudenza e la capacità di riconoscere una situazione pericolosa. Smartphone e navigatori, inoltre, possono smettere di funzionare per batterie scariche, temperature basse o assenza di segnale.

Per affrontare itinerari complessi è necessario disporre anche di mappe offline, bussola, illuminazione, abbigliamento adeguato, kit di primo soccorso, riparo di emergenza e scorte aggiuntive. Altrettanto importante è stabilire un orario limite: se la vetta non viene raggiunta entro il momento previsto, occorre rinunciare e iniziare il rientro.

Il soccorso sul Monte Shasta dimostra quindi che il problema non è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in sé, ma la scelta di considerarla una guida infallibile. Nelle attività ad alto rischio, ogni informazione digitale deve essere verificata attraverso competenze reali e riferimenti ufficiali.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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