• Scrivi una notizia
  • Sostienici
  • Spazi pubblicitari
  • Privacy Policy
  • Feed Rss

Muore in caserma per un attacco d'asma. Il pm archivia

Lombardia

BRESCIA, 8 NOVEMBRE 2011 – Saidou come Stefano, come Giuseppe, come Federico. Entrato in una caserma da vivo ed uscito “con i piedi davanti”, come si dice. Al contrario di Cucchi, Uva e Aldrovandi, però, sul corpo di Saidou non ci sono lividi e segni di percosse. Perché non è stato ucciso ma lasciato morire. Di asma. E forse è anche peggio. [MORE]

Stamattina il sito de La Repubblica ha messo on-line una parte del video ripreso dalle telecamere interne della caserma dei carabinieri di Brescia dove Saidou era stato portato.

Partiamo da qui. Partiamo dal capire perché Saidou era stato portato in caserma.
È l'11 dicembre dello scorso anno. Saidou Gadiaga, cittadino senegalese di 37 anni, viene arrestato dai carabinieri perché sprovvisto del permesso di soggiorno e precedentemente raggiunto da provvedimento di espulsione. Il pubblico Ministero Franceso Piantoni decide di non mandarlo in carcere ma di trasferirlo alla caserma Masotti, piazza Tebaldo Brusato, Brescia.
Tredici giorni dopo il fatto, peraltro, l'Italia recepirà la normativa europea che annulla il reato di inottemperanza al procedimento di espulsione, cosa che avrebbe evitato l'arresto.

Appena arrivato Saidou mostra un certificato medico nel quale si attesta che soffre d'asma, crisi che – come racconta un altro detenuto, Andrei Stabinger, bielorusso – lo raggiunge nelle prime ore del mattino successivo. «Sono stato svegliato dal detenuto che picchiava contro la porta e chiedeva aiuto gridando. Aveva una voce come se gli mancasse il respiro» – ha riferito Andrei, la cui cella era accanto a quella di Saidou - «dopo un po' di tempo ho sentito che qualcuno apriva la porta della cella e lo straniero, uscito fuori, credo sia caduto a terra».

Tra la richiesta di aiuto e l'intervento, però, stando alla ricostruzione di Andrei, è passata un'infinità di tempo. 15-20 minuti che si sono rivelati fatali. Nel video integrale – come riporta l'Altracittà, giornale della comunità di base de Le Piagge di Firenze – da quando ci si rende conto che Saidou chiede aiuto all'arrivo del carabiniere passano due minuti e 35 secondi, anche se Saidou si lamenta già da parecchi minuti. Dalla richiesta al momento in cui viene fatto uscire dalla camera di minuti ne passano otto, ai quali ne vanno aggiunti altri due per l'arrivo del 118. Ma Gadiaga è già morto.
L'autopsia conferma quello che è evidente, cioè che la morte è sopraggiunta a causa di «un gravissimo episodio di insufficienza respiratoria comparso in soggetto asmatico». «L'uomo» - conclude l'autopsia - «era già deceduto all'arrivo dell'ambulanza».

Nella relazione di servizio che i carabinieri inviano alla Procura, nonché in comunicazioni al consolato senegalese però, la ricostruzione dei fatti è un po' diversa. Saidou sarebbe morto in ospedale e non in caserma e per colpa di un aneurisma, non per un attacco d'asma. Nelle relazioni vengono poi esclusi possibili ritardi o carenze nei soccorsi. Anzi, il maresciallo che apre la porta della cella viene addirittura premiato per l'atto di umanità.

Il video però, e basta anche la versione parziale proposta da La Repubblica, dice qualcosa di diverso.

«Perché i carabinieri hanno detto che Gadiaga è morto in ospedale e non in cella?» - chiede Manlio Gobbi, l'avvocato che si sta occupando del caso - «E perché – di fronte a tanti punti oscuri – il pm ha chiesto l'archiviazione del caso?».
L'avvocato Gobbi ha chiesto la riapertura del caso, il consolato ha promesso di andare fino in fondo alla vicenda.

 


Andrea Intonti