Narcotraffico: operazione "Ossessione", i nomi dei fermati

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CATANZARO, 28 GENNAIO - Sono 22 (su 25 emessi) i provvedimenti di fermo eseguiti stamane dalla ...

CATANZARO, 28 GENNAIO - Sono 22 (su 25 emessi) i provvedimenti di fermo eseguiti stamane dalla Guardia di Finanza, su disposizione della Dda di Catanzaro, nell'ambito dell'operazione "Ossessione" con cui e' stata sgominata un'organizzazione dedita al narcotraffico legata alla cosca di 'ndrangheta dei Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia).

I provvedimenti hanno colpito, in particolare, Giuseppe Accursio (65 anni, di Licata), Damiano Aquilano (34, Tropea), Daniele Bosco (41, nato in Jugoslavia), Giuseppe Campisi (59, Vibo Valentia), Gianfranco Carugo (69, Cerro Maggiore), Carlo Cuccia (38, Tradate), Gina Alessandra Forgione (nata in Venezuela), Elisabetta Kotja (39, nata in Albania), Maria Antonia Limardo (53, Briatico), Francesco Mancuso (30, Vibo Valentia), Giorgio Mariani (60, Genga), Luigi Mendolicchio (53, Milano), Ivo Menotta (38, Tradate), Gaetano Muscia (54, Tropea), Antonio Narciso (57, Vibo Valentia), Gennaro Papaianni (41, Vibo Valentia), Salvatore Papandrea (62, Taurianova), Fabrizio Pilati (49, Arona), Abderrahim Safine (47, nato in Marocco),Francesco Scaglione (59, di Palermo), Giovanni Stilo (70, Nicotera), Michele Viscotti (62, San Severo). Irreperibili, perche' residenti all'estero, altri tre destinatari dei provvedimenti di fermo: Vito Jordan Bosco (44 anni, nato in Libia), Clara Ines Garcia Rebolledo (67, nata in Venezuela), Julio Andres Murillo Figueroa (42 anni, nato in Colombia

Aggiornamento
La 'ndrangheta continua ad allungare i suoi tentacoli oltre i confini nazionali, consolidando i suoi rapporti d'affari con le organizzazioni criminali sudamericane, olandesi, spagnole, ma anche con quelle nordafricane, esportando il suo modello organizzativo nelle zone nazionali maggiormente sviluppate. E' l'ennesima conferma dell'influenza della mafia calabrese sui grandi flussi di droga quella che emerge dall'operazione "Ossessione", scattata alle prime luci dell'alba e portata a termine dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro e del Servizio Centrale I.C.O. della Guardia di Finanza. Con la collaborazione di diversi reparti sul territorio nazionale, 300 finanzieri hanno fermato, su ordine della Dda di Catanzaro, tra Calabria, Lombardia e Puglia, 22 persone (altre tre destinatarie delle misure sono irreperibili), indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti aggravata dalla modalita' mafiosa e dalla detenzione di armi. 
 Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dal sostituto Annamaria Frustaci, hanno consentito di disarticolare un'organizzazione estremamente complessa, dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tra le cui fila compaiono esponenti di spicco della cosca Mancuso di Limbadi, famiglia egemone nel Vibonese che da tempo ha messo radici nell'hinterland milanese. 

 Nella rete sono caduti i fratelli Salvatore Antonino, Giuseppe e Fabio Costantino, pienamente inseriti - sostengono gli inquienti - nella potente cosca, cosi' come Giuseppe Campisi, personaggio, secondo Dda e Fiamme Gialle, dall'elevato spessore criminale, rappresentante della famiglia di Limbadi in Lombardia, condannato per associazione mafiosa e ritornato sulla scena del crimine dopo aver finito di espiare una lunga condanna pari a 30 anni di reclusione per un omicidio mafioso. Giuseppe e Fabio Costantino, al pari di Gaetano Muscia, risultano, tra l'altro coinvolti nella nota Operazione "Black Money" che ha duramente colpito la cosca. L'inchiesta e' stata denominata "Ossessione" perche' i principali indagati erano assillati dal pensiero di essere monitorati dalle forze dell'ordine ed ha dimostrato come i vertici del sodalizio fossero in grado di disporre di diretti canali di approvvigionamento di cocaina dalla Colombia, dal Venezuela e dalla Repubblica Domenicana, oltre che dall'Olanda.

Seguendo un'ottica prettamente imprenditoriale, l'organizzazione, in attesa dell'arrivo delle partite di cocaina dal Sudamerica, con lo scopo di massimizzare il profitto, allacciava rapporti d'affari con un marocchino residente a Milano, in diretto contatto con i principali cartelli maghrebini, per l'importazione di massicce quantita' di hashish. La spiccata transnazionalita' dell'organizzazione, che evidenzia nuovamente l'indissolubilita' del trait d'union tra la criminalita' organizzata calabrese e i "cartelli" mondiali della droga ed una capillare diffusione sul territorio nazionale, fanno si che la consorteria criminale operi come una vera e propria multinazionale del narcotraffico, curando l'acquisto "all'ingrosso", a prezzi assolutamente concorrenziali, della droga, direttamente dai produttori, per poi smistarla in Calabria e Lombardia tramite una fitta rete di accoliti.  
 

Le indagini hanno evidenziato che i vibonesi sono in affari anche con esponenti legati al clan dei Mazzaferro di Gioiosa Ionica (RC), da anni trapiantati nel Milanese e nel Comasco, in grado di smistare importanti quantita' di droga in Lombardia. A uno dei Mazzaferro, Tonino, i finanzieri hanno sequestrato nel marzo del 2018 un chilogrammo di cocaina pura al 98%.  
 

Un ruolo fondamentale era affidato alle donne. Prima "teste di ponte" per le comunicazioni tra gli accoliti, ora co-finanziatrici degli affari, come nel caso della cittadina albanese Elisabeta Kotja, e intermediarie di alto rango con gli esponenti dei Cartelli sudamericani. Gli inquirenti evidenziano, in particolare, l'attivita' di due venezuelane, Clara Ines Garcia Rebolledo e Gina Forgione, assai note nel panorama del narcotraffico internazionale, in grado di mettere in contatto i calabresi con i narcos sudamericani. Tra questi Julio Andres Murillo Figueroa, altro noto narcotrafficante colombiano, ospitato dai calabresi a Milano per pianificare l'arrivo della cocaina dai paesi dell'America Latina. "Socio" della Forgione, il colombiano ha in passato collaborato con i "guerriglieri colombiani" e in particolare con Pablo Escobar, capo storico del "cartello di Medelli'n" tra gli anni '80 e '90. Il sodalizio, sfruttando l'abilita' di Michele Viscotti, esperto broker di origine pugliese, piu' volte recatosi in Sudamerica per contrattare prezzo e quantita' del narcotico da inviare verso l'Europa, curava i rapporti con i produttori.

La "holding" non solo poteva contare sulle entrature nel florido mercato sudamericano, ma era capace di tessere continui collegamenti con le principali piazze di approvvigionamento olandesi dove Viscotti godeva di saldi rapporti con fornitori di droga di primissimo piano. E mentre Viscotti, dall'estero, contrattava su piu' fronti, in Italia i Costantino si preoccupavano di quello che nel gergo dei narcos viene chiamato "scarico", cioe' la capacita' di far uscire la droga dal sedimento portuale o aeroportuale d'arrivo grazie ad "agganci" utili allo scopo. Per questo delicato compito il sodalizio contava su un personaggio originario della provincia di Reggio Calabria, Francesco Ceravolo, in grado di far uscire il narcotico dall'aeroporto di Malpensa, evitando i controlli di rito.
Nonostante le precauzioni dei trafficanti, nello scorso mese di marzo i finanzieri sono riusciti a penetrare in un deposito dove era stata stoccata la droga a Milano, sequestrando oltre 430 kg di hashish, giunti in Italia dal Marocco, via Spagna, e una pistola, rubata, in uso proprio a Salvatore Antonino Costantino. CGran parte della droga sequestrata era destinata a soddisfare le richieste dei finanziatori di stanza in Calabria, tra cui il vibonese Antonio Narciso. 


L'ingente quantitativo di droga sequestrato, pero', rappresenta solo una quota parte del prodotto commissionato dai calabresi al potente cartello di stanza in Marocco, in grado di assicurare costanti ed enormi forniture di narcotico. I fratelli Costantino stavano, infatti, trattando con l'organizzazione marocchina l'acquisto di una quantita' pari a 3000 kg di hashish che, secondo i calcoli degli stessi affiliati, avrebbe portato nelle tasche dell'associazione un introito che si aggirava tra i 4 ed i 5 milioni di euro, da reinvestire nell'ancor piu' redditizio traffico di cocaina. I membri dell'organizzazione erano pronti a difendere i propri interessi, ove necessario, anche con le armi. Al riguardo, un ruolo di fondamentale importanza sarebbe stato ricoperto da un uomo di Varese, Carlo Cuccia, con un passato da comparsa nella nota serie "Gomorra". Mentre nella fiction all'indagato era stato attribuito il ruolo di "specchiettista", nell'organizzazione vibonese gli era demandato il compito di reperire le armi con la complicita' di un compaesano, Ivo Menotta, a sua volta colpito da fermo. Le indagini sono durate oltre due anni.

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