Il Biodistretto Appennino Bolognese Fondazione ETS, rete composta da 48 aziende agricole e oltre 100 soci, tra artigiani, associazioni, ambientalisti e amministratori locali, ha lanciato il progetto “Ricominciamenti. Ricominciatori. Scuola di Agricoltura Affettiva”, aperta a giovani donne e uomini interessati ai mestieri della terra, provenienti dal territorio dell’Appennino Bolognese, ma anche a persone con background migratorio, come i palestinesi ospitati da Regione Emilia-Romagna, che riceveranno un contributo per la partecipazione. Il progetto ha il supporto dell’8xmille di Unione Buddhista Italiana.
“Una scuola affettiva, artigiana e di relazione - spiega Lucio Cavazzoni, presidente del Biodistretto Appennino Bolognese e “filosofo” dell’agricoltura - che va controcorrente. L’agricoltura intensiva impoverisce il suolo, l’habitat e la società. Anche per questo l’Appennino, come molte altre aree interne, continua a spopolarsi. Questa scuola induce la tendenza opposta, rappresentando una concreta opportunità di lavoro. C’è una generazione che vuole tornare ai campi, ma le manca il sapere di chi pratica quei mestieri ogni giorno. Questa scuola è il trait d'union tra questo desiderio e la realtà”.
La “Scuola di agricoltura affettiva” non è infatti solo un percorso didattico, ma una vera e propria “scuola di vita”, un allenamento alla bellezza dei mestieri agricoli, che permette una full immersion a diretto contatto con agricoltori, allevatori, apicoltori e fornai artigiani, vivendo intense giornate in campo e in laboratorio e scoprendo l’anima della terra e degli animali. “Le donne e gli uomini di queste aziende non sono solo dei formatori - spiega ancora Cavazzoni - ma persone appassionate che rappresentano il lavoro che fanno e il rispetto che portano alla terra, che si tratti di semi, humus, verdure o di api, alpaca o capre. E comunicano la reciprocità che rende questi mestieri un enorme privilegio e un’opportunità di vita”.
I partecipanti non provengono da famiglie legate al mondo agricolo, ma scelgono la “scuola” per un’affinità ideale. “Per loro è tempo di rinascita - afferma Lucio Cavazzoni - di ricominciare, di conoscere i mestieri della terra. Ma la sfida è più ampia e politica: dire di no agli allevamenti intensivi e a un’agricoltura anaffettiva, comporta capire e scegliere nuovi modelli produttivi, di stampo collaborativo, una ricostruzione del tessuto produttivo e sociale in senso partecipativo, premessa fondamentale per rafforzare le comunità nelle aree interne dell’Appennino Bolognese e contrastare l’abbandono delle terre, in particolare nelle aree collinari e montane”.
“Lo spirito - conclude Cavazzoni - è quindi passare dalla competizione alla convivenza, dalle filiere alla filìa, dallo sfruttamento alla reciprocità. E questo riguarda le persone, gli animali, il mondo vegetale e la terra: rispetto per i loro diritti, poiché sono anche i nostri. L’acritica applicazione delle economie di scala alla terra e alla coltivazione agricola, infatti, implica un “latifondismo di ritorno”, motivato dalla riduzione dei costi e dalla massimizzazione delle produzioni. I biodistretti, invece, sono soggetti fondamentali per la ricostituzione di comunità nei territori, cerniere fra città e campagna”.
La “Scuola di Agricoltura Affettiva” ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza del ruolo fondamentale di un’agricoltura gentile, capace di produrre e scambiare allo stesso tempo, gratificare le persone, rispettare la natura e riportare i giovani alla terra.
Tutti i corsi in sintesi: sono coinvolti nel progetto imprenditori e imprenditrici di aziende efficienti e sostenibili, attenti custodi del bene comune e del paesaggio, a sostegno di un territorio spesso fragile.
• Vicini alle api, az. BEEBO di Zeid Nabulsi, apicoltore a Sasso Marconi: tre giorni di full immersion fra settembre e ottobre (dalle 9 del mattino; 28-30 settembre).
• Alpaca per la relazione, az. agricola multifunzionale La Casetta di Laura Gelli, allevatrice a Marzabotto: due giorni di scuola full time, a inizio ottobre (dalle 7.30 del mattino; 3-4 ottobre).
• Grani, forno e pane che è pace, presso il forno di Matteo Calzolari, cerealicoltore di grani alti e fornaio a Monghidoro: tre giorni di scuola full time, seconda quindicina ottobre (dalle 2 del mattino), 20-22 ottobre).
Il Biodistretto dell’Appennino Bolognese copre 30 comuni dalle valli del Santerno al Panaro ed è espressione di una Fondazione di partecipazione tra imprese agricole, artigiani, associazioni, enti locali e cittadini nata per valorizzare il territorio montano e promuovere un modello di sviluppo agro-ecologico sostenibile. Il progetto affonda le sue radici in un percorso partecipativo avviato oltre vent’anni fa con l’impegno del Gruppo di Azione Locale (GAL) dell’Appennino Bolognese e successivamente riconosciuto e sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna attraverso appositi strumenti di promozione dei biodistretti biologici.