Il documentario NAZA, produzione del Guardian presentata in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, ha scatenato una reazione senza precedenti: un'ovazione di 24 minuti e mezzo, la più lunga mai registrata nella storia del festival. Parte del pubblico ha anche sventolato bandiere palestinesi, trasformando la proiezione in un momento di forte impatto emotivo e politico.
Un documentario sotto i riflettori
Diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, NAZA si basa sulle testimonianze anonime di 24 militari e membri dell'intelligence israeliana. Le loro voci ricostruiscono l'impiego di sistemi di intelligenza artificiale nelle operazioni militari a Gaza, sollevando interrogativi etici e legali di enorme portata.
L'intelligenza artificiale e la scelta degli obiettivi
Secondo i testimoni, alcuni sistemi di IA sarebbero stati utilizzati per individuare e generare su larga scala obiettivi legati ad Hamas, comprese abitazioni private in cui erano presenti familiari dei presunti militanti. Questa pratica, nota come NAZA – acronimo che nell'intelligence israeliana indica il numero previsto di civili che potrebbero morire in un attacco – avrebbe consentito di condurre operazioni con la consapevolezza di un possibile elevato numero di vittime civili.
Sorveglianza e distruzione sistematica
Gli intervistati descrivono anche attività di sorveglianza e intercettazione dei telefoni, nonché la distruzione sistematica di edifici e interi quartieri. Il quadro che emerge è quello di un uso pervasivo della tecnologia per fini bellici, con conseguenze devastanti sulla popolazione di Gaza.
Reazioni e polemiche
La presentazione di NAZA a Venezia ha diviso l'opinione pubblica: da un lato l'entusiasmo e la solidarietà verso la causa palestinese, dall'altro le critiche di chi ritiene il documentario sbilanciato. Quel che è certo è che il film ha riacceso il dibattito sull'etica dell'intelligenza artificiale in guerra e sulle responsabilità delle forze armate israeliane.