NEW YORK, 4 DICEMBRE 2013 - Era il 31 Dicembre 2012 quando Newsweek, settimanale internazionale di punta dal 1933, aveva deciso di passare la tiratura completamente online. I lettori dovevano quindi dotarsi di tablet ed e-book reader per poter continuare a leggere la testata preferita.
La decisione era arrivata ai media già dal 18 Ottobre dello stesso anno, quando il calo di vendite aveva costretto Newsweek (già rivenduto più volte, sempre al ribasso) ad accettare la sfida online, seguita poi a ruota dalle testate più importanti a livello internazionale.[MORE]
Per il rilancio online, Newsweek aveva cambiato nome in "Newsweek Global". Il lettore aveva accesso ad alcuni contenuti gratuiti attraverso il sito The Daily Beast: per leggere completamente la rivista liberale, invece, era necessario sottoscrivere un abbonamento.
Oggi, il ritorno al formato cartaceo, che viene annunciato per l'anno 2014. Il nome resterà quello nuovo, "Newsweek Global". Il ritorno su carta non significa che i lettori statunitensi troveranno la stessa struttura che avevano lasciato nel 2012.
Il direttore Jim Impoloco ha fatto sapere che la testata sarà "(...), sullo stile dell'Economist", quindi molto distante dalla politica tradizionale di Newsweek. Se in passato il competitor principale era il Time, ora si punta sulla sinteticità dell'Economist.
Il mondo del giornalismo internazionale guarda con un occhio sollevato alla vicenda di Newsweek: la rivista ha continuato a perdere consensi anche online e adesso punta a vendere 100000 copie, a fronte di una tiratura che (sebbene in crisi) prima dell'avvento della rivista esclusivamente online puntava sulle 7 milioni di copie settimanali (tra il mercato statunitense e quello internazionale).
Essere online non aumenta in automatico le vendite, ma è anche vero che, a livello internazionale, le vendite dei giornali (siano essi quotidiani, settimanali, mensili) sono diminuite in tutto il Mondo e non soltanto per l'uso sempre più importante della Rete.
Annarita Faggioni
Fonte: Repubblica.it
Fonte immagine: Repubblica.it