NEW YORK, 27 NOVEMBRE 2012- E’ la prima volta che l’Onu si esprime in merito. Già pratica illegale in molti paesi europei, africani, negli Stati Uniti e in Canada, la mutilazione genitale femminile non è mai stata oggetto di discussione per la Nazioni Unite. Ieri è arrivata la prima risoluzione.[MORE]
Centoquaranta milioni di donne sono sottoposte a questa usanza ogni anno. La questione, mai discussa al Palazzo di Vetro, ha finalmente trovato posto nell’agenda degli Stati mebri. Centodieci paesi, tra i quali cinquanta africani, hanno sostenuto la risoluzione che invita ad “integrare le misure punitive con attività di educazione e informazione”. Cesare Maria Ragagnini, ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, è uno dei protagonisti dell’impegno in questo senso. «Non risparmieremo sforzi per raggiungere il nostro obiettivo: mettere fine alle mutilazioni genitali femminili nell’arco di una generazione» ha detto, definendo la risoluzione uno “strumento potente” contro le resistenze ancora diffuse nel mondo. «Spetta a noi ora sfruttarla nel modo più efficace».
Federica Sterza
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