Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato le novità del Nuovo Decreto Sicurezza, un pacchetto di misure pensato per contrastare i fenomeni di violenza durante cortei e manifestazioni pubbliche. Le dichiarazioni, diffuse sui canali ufficiali, delineano un quadro di intervento che punta a colpire con maggiore fermezza chi utilizza le piazze come pretesto per atti criminali.
Pene fino a cinque anni per chi lancia sassi e petardi
Uno dei punti centrali riguarda la condotta di chi, all'interno di un corteo o di una manifestazione, si unisce a un gruppo di cinque o più persone e inizia a lanciare sassi, petardi, bastoni o altri oggetti contundenti. Per questi comportamenti è prevista la reclusione fino a cinque anni e una multa fino a 20.000 euro. La norma mira a disincentivare le azioni di guerriglia urbana che sempre più spesso accompagnano le proteste di piazza, mettendo a rischio l'incolumità delle forze dell'ordine e dei cittadini.
Chi rompe paga, anche i genitori dei minorenni
Un altro principio ribadito con forza è quello della responsabilità diretta per i danni provocati. Come sottolineato dal premier, chi rompe paga e, nel caso in cui a commettere atti di vandalismo sia un minorenne, la responsabilità ricade sui genitori. «I genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare», ha affermato Meloni, introducendo un elemento di deterrenza che coinvolge le famiglie e punta a responsabilizzare i nuclei genitoriali rispetto al comportamento dei figli.
Più militari a Milano entro la fine dell'anno
Sul fronte del rafforzamento della sicurezza urbana, l'esecutivo ha annunciato l'invio di ulteriori 500 militari a Milano entro la fine dell'anno, a supporto delle forze dell'ordine e dei Carabinieri. La misura risponde alla necessità di aumentare la presenza sul territorio in una delle città più esposte a episodi di criminalità e degrado, soprattutto nelle aree periferiche e nei nodi del trasporto pubblico.
L'allarme sui giovanissimi e la condanna della violenza
Nel suo intervento, il presidente del Consiglio ha espresso preoccupazione per il coinvolgimento di giovanissimi in episodi di violenza. «Il più giovane dei ragazzi identificati a Milano ha appena 11 anni. 11 anni. Fa male, e fa paura», ha dichiarato, evidenziando come il fenomeno non riguardi solo adolescenti ma coinvolga anche bambini in età da scuola primaria. Da qui la condanna netta di ogni forma di giustificazione: «Non c'è nulla di rivoluzionario nel devastare e nel rubare. Devastare e rubare non è una forma di protesta: è criminalità». Un messaggio che intende distinguere con chiarezza il diritto di manifestare pacificamente dalla commissione di reati.
Le reazioni e il dibattito politico
Le misure annunciate hanno immediatamente acceso il dibattito politico. Da un lato chi le considera uno strumento necessario per ripristinare l'ordine pubblico e tutelare i cittadini onesti; dall'altro chi teme possibili ricadute sui diritti di espressione e assembramento. Il Nuovo Decreto Sicurezza dovrà ora seguire l'iter parlamentare, dove potrebbero essere introdotte modifiche al testo. Resta centrale il tema della prevenzione e del recupero dei minori coinvolti, su cui le istituzioni sono chiamate a investire anche attraverso politiche sociali ed educative.