Occupazione al Genovesi gli studenti chiedono una scuola migliore e un futuro accessibile
Sicurezza degli edifici istruzione inclusiva e caro vita al centro della mobilitazione annunciata il 12 ottobre contro le scelte su scuola e immigrazione
Una scuola sicura, un’istruzione accessibile e maggiori investimenti nei servizi pubblici. Sono queste le richieste al centro dell’occupazione dell’Antonio Genovesi, annunciata il 12 ottobre 2026 dalle studentesse e dagli studenti dell’istituto.
Nel documento firmato dai Collettivi Genovesi e dal Coordinamento Kao, la mobilitazione viene presentata come una risposta a problemi che, secondo i promotori, incidono sulle condizioni di studio e sulle prospettive delle nuove generazioni. La protesta intreccia sicurezza scolastica, inclusione, costo della vita e opposizione al progetto di un CPR a Castel Volturno, in Campania.
Sicurezza scolastica e inclusione al centro della protesta
Gli studenti contestano le posizioni favorevoli a limitare il numero di alunni stranieri nelle classi e la retorica sulla remigrazione. A questo dibattito contrappongono una priorità concreta: poter frequentare edifici scolastici sicuri, adeguati alle esigenze di chi studia e di chi lavora.
Il riferimento al “tetto” diventa così il passaggio simbolico della mobilitazione. Per i promotori, l’urgenza riguarda prima di tutto la manutenzione delle scuole e la possibilità di vivere gli spazi dell’istruzione senza timori per la propria incolumità.
La richiesta di una scuola migliore comprende anche la qualità dell’insegnamento e le condizioni del personale. Nel comunicato vengono richiamati il tema delle retribuzioni dei docenti e quello del deterioramento degli edifici, indicati come questioni sulle quali concentrare risorse e interventi.
Il caro vita pesa sul diritto allo studio
Un altro punto della protesta riguarda il caro vita e le difficoltà delle famiglie. Secondo gli studenti, l’aumento delle spese quotidiane rischia di rendere il percorso scolastico sempre più dipendente dalle possibilità economiche di ciascuno.
Il diritto allo studio, nella prospettiva espressa dai collettivi, non si esaurisce nell’accesso alle lezioni. Riguarda anche la possibilità di sostenere le spese necessarie per frequentare la scuola e partecipare pienamente alla vita educativa.
Da qui la richiesta di investire in scuola, sanità e trasporto pubblico, servizi che i promotori considerano essenziali per ridurre le disuguaglianze e migliorare la vita quotidiana.
La contestazione del CPR a Castel Volturno
La mobilitazione comprende l’opposizione alla prospettiva di realizzare un Centro di permanenza per i rimpatri a Castel Volturno. I CPR sono strutture destinate al trattenimento amministrativo di cittadini stranieri in attesa del rimpatrio.
Nel documento, gli studenti esprimono un giudizio fortemente critico su queste strutture e chiedono che le priorità politiche e finanziarie siano rivolte ai bisogni sociali del territorio. La loro idea di sicurezza mette al centro scuole adeguate, servizi funzionanti e condizioni di vita dignitose.
L’occupazione come inizio di una mobilitazione
Per i Collettivi Genovesi e il Coordinamento Kao, l’occupazione rappresenta l’avvio di un percorso che intendono proseguire. Il comunicato invita altri studenti a partecipare e lega le rivendicazioni scolastiche a una richiesta più ampia di un futuro dignitoso per tutti.
Il messaggio conclusivo, che contrappone i CPR alla tutela delle scuole e delle classi, sintetizza il senso politico della protesta: chiedere che l’istruzione, l’inclusione e i servizi pubblici occupino un posto centrale nelle scelte delle istituzioni.
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