Omicidio di Salvatore Giglio, madre e figlio scelgono il silenzio davanti alla gip

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Omicidio di Salvatore Giglio, madre e figlio scelgono il silenzio davanti alla gip

Gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di garanzia. Respinta la richiesta dei domiciliari per Nicola Giglio; la decisione su Daniela Rossato è ancora in sospeso.

Daniela Rossato, 60 anni, e Nicola Giglio, 28, non hanno risposto alle domande della gip durante gli interrogatori di garanzia. I due sono accusati dell’omicidio di Salvatore Giglio, ex marito della donna e padre del giovane, scomparso a Cutro nel settembre 2024. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento: l’uomo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, non è ancora stato ritrovato.

Assistiti dagli avvocati Luigi Colacino e Pietro Funaro, Rossato e Giglio hanno scelto di non rispondere in attesa di poter esaminare integralmente gli atti dell’indagine. La donna è stata ascoltata nel carcere di Castrovillari, in provincia di Cosenza, mentre il figlio si trova detenuto a Crotone.

Respinta la richiesta di arresti domiciliari per Nicola Giglio

Al termine degli interrogatori, la gip ha respinto la richiesta della difesa di sostituire con gli arresti domiciliari la custodia cautelare in carcere per Nicola Giglio. Sull’istanza presentata per Daniela Rossato, invece, la giudice si è riservata di decidere.

Nell’ordinanza cautelare, la gip descrive l’ipotesi investigativa di un piano che, secondo l’accusa, sarebbe stato organizzato dai due indagati per uccidere Salvatore Giglio. Il movente sarebbe legato al rancore nei confronti dell’uomo e alla presunta dismissione, mantenuta riservata, di alcuni suoi beni immobili.

La scomparsa e le immagini delle telecamere

La scomparsa di Salvatore Giglio risale al 21 settembre 2024. La denuncia di allontanamento volontario fu presentata quattro giorni dopo dall’ex moglie, che avrebbe ipotizzato una fuga con un’altra persona o la scelta di ritirarsi per un periodo di preghiera. La ricostruzione non avrebbe convinto gli investigatori.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza avrebbero documentato il rientro dell’uomo nella propria abitazione alle 12:08 del 21 settembre, seguito poco dopo dai due indagati. Secondo gli accertamenti, Giglio non sarebbe più uscito da casa.

Le indagini sul fiume Tacina e gli altri elementi raccolti

Secondo l’accusa, dopo l’omicidio il corpo sarebbe stato caricato su un’auto e gettato nel fiume Tacina. Le ricerche, tuttavia, non hanno ancora permesso di ritrovare la salma.

Tra gli elementi raccolti dagli investigatori ci sarebbero i dati GPS dell’auto di Rossato, che indicherebbero tre passaggi notturni nell’area in cui si ipotizza sia stato abbandonato il corpo. La donna avrebbe spiegato quei movimenti come ricerche del marito.

L’inchiesta considera inoltre gli acquisti di acido muriatico e candeggina, prodotti che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati utilizzati per ripulire la scena del crimine. Anche questi elementi saranno valutati nell’ambito del procedimento.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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