Negli ultimi anni l’open banking è diventato uno dei principali fattori di innovazione nel settore finanziario.
Parliamo di un modello che si basa sulla condivisione da parte delle banche di informazioni sui conti dei clienti, previo ricevimento del consenso. Ciò avviene attraverso interfacce digitali sicure, favorendo lo sviluppo di nuovi servizi e applicazioni fintech.
Si tratta di un approccio, introdotto e regolato in Europa dalla direttiva PSD2, che ha aperto il mercato a una maggiore collaborazione tra istituti tradizionali, start-up tecnologiche e piattaforme digitali.
Per comprendere meglio come funziona questo ecosistema e quali opportunità offre per imprese e consumatori, è possibile consultare questa Guida all’Open Banking redatta da Experian: azienda Data Tech leader nel panorama nazionale e internazionale, rinomata per le soluzioni finanziarie innovative.
In questo articolo, invece, facciamo un po’ il punto della situazione che sta caratterizzando quello che ormai appare un fenomeno consolidato, complice l’integrazione tra banche, fintech e servizi digitali.
Open banking: la situazione attuale in Italia
A diversi anni dall’introduzione della direttiva PSD2, l’open banking appare oggi una realtà sempre più concreta anche in Italia.
A offrire un’analisi puntuale ed esaustiva del fenomeno è anche la Banca d’Italia, secondo la quale “il futuro sviluppo [dell’open banking] dipenderà non solo dall’evoluzione della tecnologia e dalle dinamiche di mercato, ma anche dall’implementazione di nuove normative attualmente in fase di discussione, tra cui in particolare la terza Direttiva sui Servizi di Pagamento (Payment Services Directive 3, PSD3)”.
Negli ultimi anni si è pertanto assistito a una crescita esponenziale delle soluzioni di open banking, con un aumento delle transazioni che, sempre stando alla Banca d’Italia, ha visto tra il 2022 e il 2023 un surplus del 196%, con dati parimenti positivi nel 2024 e nel 2025.
I fattori che stanno favorendo l’affermazione dell’Open banking
L’adozione di interfacce API sicure è ciò che ha reso più affidabile l’open banking, favorendo la nascita di servizi finanziari più integrati e digitali.
La sicurezza dei dati è un aspetto centrale per una ragione molto semplice: parliamo di un modello basato sulla collaborazione tra banche tradizionali e aziende tecnologiche. I servizi vedono al centro l’analisi dei dati e processi più automatizzati.
L’ecosistema finanziario dell’open banking risulta dinamico, con le istituzioni bancarie che non operano più in modo isolato ma interagiscono con fintech, imprese digitali e fornitori di servizi tecnologici.
PSD2 e innovazione fintech: cosa sta cambiando nel mercato italiano
In attesa della direttiva PSD3, il punto di riferimento a livello normativo è la direttiva PSD2, entrata in vigore con l’obiettivo di creare un mercato dei pagamenti più aperto e competitivo.
È stata infatti tale normativa a introdurre la possibilità per gli operatori terzi autorizzati di accedere, con il consenso del cliente, ai dati dei conti bancari attraverso interfacce dedicate.
Nel 2026 le disposizioni della PSD2 stanno attraversando una fase di consolidamento, consentendo alle realtà del settore di operare in uno scenario di maggiore trasparenza e competitività.
Le soluzioni di open banking per imprese e servizi digitali
Uno degli aspetti più rilevanti delle soluzioni dell’open banking riguarda l’accesso ai dati finanziari, che provengono da conti diversi, offrendo una visione più completa della situazione finanziaria degli utenti.
Tra le applicazioni più diffuse dell’open banking rientrano le seguenti:
- sistemi di aggregazione dei conti;
- piattaforme di gestione dei pagamenti digitali;
- strumenti di analisi delle transazioni.
Per le imprese significa poter accedere a dati più strutturati e dunque sviluppare servizi finanziari più personalizzati. Il risultato è un sistema finanziario più aperto, dinamico, interconnesso e digitale.