LECCE, 23 NOVEMBRE 2011 – Eroina, cocaina ed hashish che, dall'Albania, arrivava sulle coste pugliesi per poi essere smistata nel leccese e nel brindisino da uomini della Sacra Corona Unita. È questo quello che si sono trovati davanti gli uomini della Direzione investigativa antimafia (Dia) che nei giorni scorsi hanno eseguito undici ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di alcuni cittadini italiani residenti nel brindisino ritenuti legati alla criminalità organizzata pugliese ed accusati di associazione a delinquere finalizzata all'illecita detenzione e spaccio di stupefacenti. [MORE]
Questa è considerata dagli inquirenti prosecuzione dell'operazione “Berat-Dia” con la quale nel 2007 vennero arrestati i fratelli Arbel e Viktor Lekli, giunti nel 1991 a Brindisi dove gestivano il traffico automobilistico vivendo degli oboli che ricevevano dagli automobilisti (pur essendo – stando a quanto sostenne all'epoca dell'arresto proprio la Dia – titolari nel loro paese di un albergo, un distributore di benzina con questo collegato e si apprestavano ad avviare una fabbrica di porte blindate) ed alcuni brindisini, tra i quali Francesco Giovanni e Giuseppe Raffaele Brandi, capi dell'omonimo clan, oggi in carcere.
La droga, spiegano gli inquirenti, arrivava dall'Albania o via mare – attraverso potenti gommoni oceanici – o nascosta nelle automobili o nei tir caricati sui traghetti che viaggiano sulle coste italo-albanesi. Arrivato in Puglia, il carico veniva preso in consegna dagli arrestati, nascosta in campagna (spesso insieme a mitragliatori e pistole) per poi essere smistata sulle varie piazze di spaccio.
«L'operazione odierna» - ha commentato il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta - «dimostra, ancora una volta, come l'Albania sia il principale punto di snodo della droga che raggiunge le nostre coste».
Andrea Intonti