Otto anni di antimafia con Arci

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TORINO, 26 AGOSTO 2014 - Anche quest’anno, e con discreto successo, sono partiti i campi di volontariato antimafia organizzati dall’Associazione Ricreativa e Culturale Italiana. Un lavoro sul territorio che va avanti da otto anni, senza interruzioni, e vede coinvolti centinaia di volontari che durante il periodo estivo scelgono di dare il loro contributo per la conservazione dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla comunità. Diciassette campi distribuiti su nove regioni italiane, tra cui Puglia, Sicilia, Veneto e Toscana, con l’obiettivo di raggiungere, a detta dell’Arci, una “educazione alla legalità democratica e alla responsabilità”. Al lavoro sui terreni, infatti, è affiancato un percorso di formazione sull’antimafia sociale, in collaborazione con Libera, Spi-Cgil, Flai-Cgil e cooperative locali, che si propone come laboratorio di confronto e condivisione sul tema della criminalità organizzata.
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A Cerignola, in provincia di Foggia, Vito e Sara accolgono ogni anno i volontari nel bene dedicato a Francesco Marcone, direttore del Registro dell’Ufficio di Foggia che fu vittima di mafia nel 1995. “Lo scopo di tutto questo”, per Vito, “è diventare uomini e donne coraggiosi”. Quindi via ai lavori: dopo la realizzazione di un impianto di irrigazione per l'uliveto, portato a termine nell’agosto dello scorso anno, si inizia la ristrutturazione dello spazio esterno del Laboratorio Marcone. Passo dopo passo, l’ex proprietà mafiosa, oggi gestita dalla Cooperativa Sociale “Pietra di scarto”, si prepara per diventare patrimonio della comunità, concretamente fruibile e finalmente libera.
Diverso è l’esempio di Librino, quartiere satellite nella periferia di Catania, che alla diffusa noncuranza della gente si oppone con il Campo di San Teodoro Liberato, sede della squadra di rugby “I Briganti” e, per il secondo anno, del campo antimafia organizzato dall’Arci Catania. Lo spazio, progettato per le Universiadi del 1997 ma mai entrato in funzione, oggi ospita decine di orti indipendenti affidati agli abitanti del quartiere, una Club House in fase di ristrutturazione e anche un neonato laboratorio di serigrafia all’interno dello spazio comunitario.

Esperienze diverse, quindi, ma con lo stesso obiettivo: accrescere la coscienza sociale e aiutare i volontari ad acquisire maggiore conoscenza del fenomeno mafioso, dando loro l’opportunità di partecipare in prima persona al lavoro sul campo e contribuire, in questo modo, alla crescita e alla diffusione della cultura antimafiosa.

Fonte immagine: partonuvolepesanti.com

 

 Elisa David

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Scritto da Elisa David

Giornalista di InfoOggi

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