Palermo, i giorni della faida(elettorale)

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PALERMO, 10 MARZO 2012 – Ricapitoliamo: A meno di ventiquattro ore dalla chiusura dei gazebo S...

PALERMO, 10 MARZO 2012 – Ricapitoliamo: A meno di ventiquattro ore dalla chiusura dei gazebo Striscia la notizia fa uscire la notizia che Davide Faraone, unico tra i quattro candidati alle primarie ad appartenere al Partito Democratico, avrebbe ricevuto l'aiuto elettorale della “Palermo Migliore”, una cooperativa con circa 1400 soci, in cambio di futuri posti di lavoro qualora questi fosse riuscito ad ottenere la poltrona più importante di Palazzo delle Aquile. “Voto di scambio”, si è subito detto.
Dando per buona questa ricostruzione – e non è detto che lo sia nemmeno in termini formali, come vedremo in seguito – questo vuol dire che la stessa macchina elettorale (irregolare) usata alle primarie sarebbe stata utilizzata anche per le elezioni del prossimo maggio.

Da qui il botta e risposta tra lo stesso Faraone – che ha dato mandato ai suoi legali di tutelare la propria immagine - e Fabrizio Sanfilippo, presidente della cooperativa, che dai microfoni della trasmissione di Canale 5 ha dichiarato non solo che la sede della cooperativa in via Mozart sia stata fornita dallo stesso candidato, ma che addirittura «una persona appartenente al suo staff apriva le porte della sede la mattina e le chiudeva la sera. A volte passava di lì anche il padre». «Ci ha promesso» – ha continuato Sanfilippo - «che dopo aver preso parte ai corsi ci avrebbe chiamato per inserirci nel mondo del lavoro». A questo punto, stando alla sua ricostruzione, tra Faraone e la cooperativa si sarebbe creato un vero e proprio patto d'onore.

L'altra polemica, o sarebbe meglio dire l'altra serie di polemiche, in merito alle primarie ruota intorno ai circa cinquanta certificati elettorali in possesso della rappresentante di lista del seggio dello Zen per Fabrizio Ferrandelli, uscito vincitore dalle primarie. I reati ipotizzati dagli inquirenti sono stati molteplici, come ha evidenziato il procuratore di Palermo Francesco Messineo in una breve intervista al quotidiano La Repubblica. L'inchiesta potrebbe peraltro allargarsi anche al seggio di piazza Campolo, dove un black-out ha fermato per alcuni minuti le operazioni elettorali e dal quale sembra siano sparite alcune schede.

In tutti questi casi, comunque, al clamore mediatico potrebbe non corrispondere alcunché in termini giudiziari, in quanto elezioni di questo tipo non sono regolate, per cui di fatto non è previsto alcun tipo di reato applicabile.
Non so come queste notizie – ed altre che sono rimaste solo voci di corridoio, come quelle che vorrebbero elettori del Movimento per le Autonomie essersi presentati ai gazebo – siano state prese all'interno dell'elettorato di centro-sinistra palermitano, ma credo che veder perdere il proprio candidato perché l'altro/gli altri (generalizzando il discorso) hanno ottenuto voti in maniera non regolare non li renda certo felici.
A questo punto, però, è forse bene porsi una domanda: se le primarie sono solo consultazioni private interne ai partiti, come ha scritto in un recente post Sonia Alfano, al di là del risultato dei gazebo e dunque dell'aspetto prettamente politico qual è la rilevanza mediatica di questo tipo di eventi se la magistratura non ha ancora accertato l'effettività di un comportamento non regolare? Certo, se dalle indagini non venisse riscontrata alcuna forma di illecito,  sarà il caso di spiegarlo anche ai carabinieri ed agli uomini della Digos che in questi giorni stanno lavorando per sbrogliare la matassa.

Rimediare a questo, comunque, sarebbe estremamente facile. Basterebbe, ad esempio che dalla prossima tornata le primarie diventassero elezioni a tutti gli effetti e dunque regolate – anche in termini penali – allo stesso modo di quelle “vere”, come le definisce qualcuno, dando così una maggiore importanza ed un maggior rispetto a quegli elettori che credono in questa forma di partecipazione politica e non vengono cooptati da questo o quel notabile.

A meno che, naturalmente, qualcuno non abbia (volutamente?) scambiato questa tornata elettorale per una “guerra fratricida” con la quale chiudere i conti di tutte le faide – politiche e personali – fin qui aperte.
In tal senso, l'immagine perfetta per descrivere quello che sta avvenendo la fornisce direttamente il segretario provinciale dei democratici, Enzo Di Girolamo, secondo il quale il “day after” assomiglia a «quando si gioca a calcio e chi perde decide di portarsi via il pallone».

Politica ed antimafia. Sono questi i due punti su cui il centro-sinistra – Partito Democratico in primis – dovrà prendere una posizione netta nelle prossime settimane. In entrambe le questioni tutto ruota intorno al presidente della Regione Raffaele Lombardo, indagato in uno dei filoni del processo “Iblis” per reato elettorale, che ha letteralmente spaccato i democratici in due tronconi: da una parte il gruppo Lumia-Cracolici, che alle primarie appoggiava Ferrandelli, la cui apertura verso il governo regionale è più di un'ipotesi, dall'altra parte invece gli “irriducibili” come Leoluca Orlando – il cui pensionamento politico viene chiesto da più parti - e Rita Borsellino, che fin da subito hanno definito inaccettabile l'accordo.

Parlando di antimafia, peraltro, è interessante sottolineare come queste primarie siano riuscite a spaccarne il fronte, con alcune personalità – la Borsellino, appunto – da un lato ed altre, come Sonia Alfano, Crocetta o Lumia, da subito prodigatosi ad assegnare patentini di buona o cattiva antimafia dall'altro.
Capire quale tipo di antimafia sia necessaria per la Palermo del dopo-Cammarata, è forse il primo passo che il centro-sinistra dovrà fare per poter presentare una personalità “pulita ed inattaccabile” per Palazzo delle Aquile, e mai come in questo caso il tempo sarà tiranno.

(foto: quotidiano24.it)
Andrea Intonti 

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