Passaggio di consegne alla Polaria di Orio al Serio padre e figlio sulla stessa frontiera

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Per i viaggiatori in transito è un normale controllo documenti prima dell'imbarco. Per Luca e Valerio, invece, il box della Polizia di Frontiera dell'aeroporto di Orio al Serio è diventato il punto d'incontro tra due stagioni della vita professionale: l'ultima settimana di servizio di un padre e le prime settimane in divisa del figlio. Due percorsi che si incrociano sulla stessa linea di confine.

Un turno insieme dietro lo stesso vetro

Luca si prepara a lasciare la Polizia di Stato dopo oltre trentacinque anni di servizio. Valerio, da poco assegnato al reparto di Orio al Serio, è all'inizio della propria esperienza ed è ancora impegnato nel periodo di prova. Questa mattina hanno lavorato fianco a fianco nel turno dalle 7 alle 13, nello stesso ufficio e dietro lo stesso vetro. Per consentire loro di condividere quest'ultimo tratto di carriera, Luca è stato aggregato all'Ufficio di Polizia di Frontiera di Orio al Serio per il periodo conclusivo del servizio: ha così raggiunto Bergamo da Roma per prestare servizio accanto al figlio, mentre uno si prepara a salutare l'uniforme e l'altro comincia a misurarsi con le responsabilità che essa comporta. Una circostanza rara, che trasforma un normale turno del mattino in un ideale passaggio di consegne.

Una carriera cominciata quasi per caso

Nato a Nettuno l'8 gennaio 1967 e diplomato in ragioneria, Luca svolge il servizio militare tra il 1987 e il 1988. È proprio in quel periodo che, quasi per caso, viene a conoscenza del concorso per Allievi Agenti: una sera incontra un commilitone intento a compilare la domanda e decide di tentare anche lui. Ce la fa. Il 28 gennaio 1991 parte per la Scuola Allievi Agenti di Trieste, dove frequenta il 126° corso. Inizia così un percorso che lo porta prima alla Questura di Milano, tra posti fissi, Volante e Nucleo Scorte, e successivamente negli aeroporti. Nel dicembre 1993 viene trasferito alla Polaria di Fiumicino, dove si occupa di sicurezza aeroportuale. Nel maggio 1997 arriva alla Polaria di Ciampino, una realtà più contenuta nella quale svolge sia compiti di sicurezza aeroportuale sia servizi di frontiera. Nello stesso anno sposa Sabrina: dal loro matrimonio nascono Aurora e Valerio.

Da bambino con la divisa troppo grande

Valerio cresce osservando il lavoro del padre. Da piccolo gioca con i modellini degli aerei e con le automobiline della Polizia, chiede di indossare la sua divisa anche quando è ancora troppo grande per le sue spalle. Quello che allora sembra soltanto un gioco, con il passare degli anni diventa prima un desiderio e poi una scelta professionale. Oggi quel bambino che giocava con gli aeroplanini si ritrova accanto al padre, con la propria uniforme e nello stesso turno di servizio.

Il movimento quotidiano di un aeroporto

Davanti al box scorre il viavai dell'aeroporto: viaggiatori, famiglie con bambini, studenti, lavoratori e turisti. Ognuno porta con sé una destinazione, una ragione per partire e una storia personale. Il tempo di mostrare il documento, rispondere a una domanda e poi riprendere in fretta il cammino verso il gate d'imbarco. Al di là del vetro, però, si sta svolgendo un altro attraversamento, meno visibile ma altrettanto concreto: nello stesso spazio s'incontrano l'esperienza di una generazione e le aspettative di quella successiva. Luca conosce il peso e il significato di gesti ripetuti migliaia di volte in aeroporti e realtà differenti; Valerio sta imparando a compierli con l'attenzione richiesta da un servizio delicato. Uno conclude il proprio percorso, l'altro comincia a costruirlo. La stessa frontiera, attraversata in due direzioni diverse.

Un osservatorio sull'umanità in movimento

Per chi viaggia il box è una postazione da superare per proseguire verso la destinazione. Per chi vi lavora è un luogo nel quale, giorno dopo giorno, si accumulano incontri, volti, gesti ed esperienza professionale. È una struttura piccola ed essenziale, costruita per assolvere una funzione precisa. Eppure, con il passare degli anni, finisce per diventare un osservatorio sull'umanità in movimento. Dentro e fuori dal box si incrociano storie destinate a sfiorarsi soltanto per pochi istanti: partenze, ritorni, attese e ricongiungimenti. Le frontiere, del resto, non si limitano a tracciare una linea o a separare due territori: quando diventano luoghi d'incontro e di dialogo, mettono in relazione esperienze differenti e possono moltiplicare prospettive e possibilità. È ciò che accade questa mattina a Orio al Serio.

Il passaporto da una mano all'altra

Per gran parte della sua carriera Luca ha controllato i documenti di chi attraversava la frontiera. Ora passa il passaporto di un viaggiatore a Valerio, quasi a dirgli che, da questo momento, spetterà a lui stare dall'altra parte del vetro: verificare, osservare, decidere e assumersi la responsabilità di un servizio tanto delicato quanto importante. Non è la consegna di un incarico e neppure di un ruolo che possa essere ereditato: è la trasmissione di qualcosa di meno visibile, come l'esperienza, l'esempio e il senso di appartenenza a un'istituzione. A rendere visibile questo momento è una fotografia scattata insieme al dirigente dell'Ufficio, presente accanto a Luca e Valerio come testimone di un passaggio professionale e familiare che non ha bisogno di una cerimonia solenne. È il dirigente di Valerio ma, altra pennellata in questa storia, era anche il funzionario di suo padre oltre dieci anni prima a Ciampino.

Una frontiera che unisce le generazioni

Al centro della scena c'è quel passaporto che, con un gesto rapido, passa simbolicamente dalle mani del padre a quelle del figlio. Quasi nessuno, transitando davanti al box, si accorge di quanto sta accadendo: per i viaggiatori resta una normale postazione di frontiera. Per Luca e Valerio, invece, quel luogo assume da oggi un significato diverso. La vicenda mostra come una frontiera possa mettere in comunicazione non soltanto territori, ma anche tempi e generazioni. Nel box di Orio al Serio, durante quest'ultima settimana trascorsa insieme, l'esperienza del padre e l'inizio professionale del figlio si sono intrecciati tra documenti, voli in partenza e passeggeri in transito. Sarà Valerio a tornare dietro quel vetro: da quel momento, chissà, il box non sarà più soltanto una postazione di frontiera, ma anche il luogo dove, per alcuni giorni, ha lavorato accanto al suo papà e ne ha raccolto idealmente il testimone. Forse la frontiera più bella è proprio questa: non quella che divide, ma quella che può essere attraversata dalle esperienze e dalle storie delle persone.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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