Patatine fritte come marijuana

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ROMA, 6 LUGLIO – “Queste patatine sono una droga!” non è più un modo di dire. Mangiare cibi grassi come patatine fritte e volerne sempre di più è conseguenza della produzione da parte dell’organismo di endocannabinoidi, lipidi bioattivi che si legano ai recettori cannabinoidi, stessi recettori con cui interagisce la marijuana. [MORE]
Già nella prima fase della masticazione del cibo, i grassi inducono l’invio di un segnale al cervello e successivamente all’intestino. Le cellule dell’intestino tenue iniziano così a produrre endocannabinoidi i quali causano la sensazione di desiderio, regolando il rilascio di sostanze chimiche coinvolte nella fame.
Lo studio è stato condotto dal Dipartimento di Drug Discovery and Development dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova in collaborazione con l’University of California a Irvine e pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.
Il prof. Daniele Piommelli ha sottolineato le problematiche derivanti da questo meccanismo: “Parlando in termini evolutivi, l’esistenza di questo meccanismo è stata molto importante per l’adattamento e la sopravvivenza dei mammiferi, in quanto i cibi grassi rappresentano un’importante e primaria fonte di energia. Ma, oggi, non è più così, sia perché nell’ambiente in cui viviamo abbiamo a disposizione tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno, sia perché lo sforzo fisico a cui siamo sottoposti è molto minore rispetto al passato. Quindi, questo meccanismo, così necessario nel passato, è diventato causa di sovrappeso, obesità e patologie molto importanti, quali il diabete, la malattia coronarica e i tumori”. Lo studio ha però permesso di comprendere come la somministrazione di sostanze antagoniste dei recettori degli endocannabinoidi possano diminuire il bisogno di ingestione di cibi grassi. Ciò potrebbe costituire una nuova terapia nella lotta contro l’obesità.
Filomena Maria Fittipaldi

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Scritto da Filomena Fittipaldi

Giornalista di InfoOggi

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