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Pd, l'ultimatum di Bersani. Sarà davvero scissione?

Pd, l\'ultimatum di Bersani. Sarà davvero scissione?
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ROMA, 16 FEBBRAIO - Le difficoltà in casa Pd ed il rischio sempre più concreto di scissione restano al centro dell’attuale panorama politico nazionale. Già prima dell’Assemblea di domenica, la minoranza potrebbe infatti decidere di abbandonare la maggioranza di partito e la segreteria di Matteo Renzi.

Le ultime novità sono rappresentate dalle dichiarazioni dell’ex segretario Pier Luigi Bersani: «Non date seguito alle infauste conclusioni dell’ultima Direzione». Nella lettera inviata ad Huffington Post, l’ex segretario pare esprimere un ‘ultimo’ tentativo prima della clamorosa scissione, da mesi paventata ma ormai sempre più concreta. «Fermatevi» - è il succo del messaggio bersaniano, rivolto a Matteo Renzi.

L’ex segretario ha poi così proseguito: «Abbiamo una maggioranza e un governo che possono e devono operare fino al 2018, col tempo di correggere dunque le cose che non hanno funzionato. La data ordinaria e statutaria del Congresso può consentire un percorso che si avvii con una discussione comune che ridefinisca il perimetro e i muri della casa». Bersani ha inoltre rigettato le critiche dell’ala maggioritaria del Partito, secondo cui la minoranza voglia dettare i tempi di inizio e la durata complessiva del preannunciato Congresso.

Il pallino dell’ex segretario è legato alla tenuta e ‘protezione’ del governo Gentiloni, la cui durata dipenderà chiaramente dalle strategie in casa Nazareno. Bersani vorrebbe infatti garanzie sulla sopravvivenza del governo sino al termine naturale della legislatura. Per poi votare dopo la sua conclusione, prevista nel febbraio 2018. Prima di un Congresso in grado di rilanciare il Partito senza rese dei conti nè conte. 

L’ex segretario invoca il cambio di rotta: «Il Pd in questi anni ha smarrito buona parte del suo progetto ordinario, che era fondato su un’ispirazione ulivista e popolare. Quest’idea si è via via rinsecchita, come se il campo largo del Centrosinistra si riassumesse nel Pd e il Pd si riassumesse nel suo capo». Emerge dunque l’altro nodo fondamentale e particolarmente caro alla minoranza: la resa di Renzi e l’addio alla segreteria, con un (segretario) reggente che guidi il partito in vista delle future primarie.

Ma la fiducia di un recupero lampo della minoranza sembra dissolversi rispetto alle dichiarazioni dei ‘big’, specie in riferimento ai malumori dei candidati ad una futura leadership, dal governatore pugliese Emiliano a quello della regione Toscana, Enrico Rossi. Possibile addirittura un patto a tre, in un triumvirato che comprende anche il bersaniano Roberto Speranza. I tre avrebbero già preparato un documento da presentare all’assemblea di domenica. Una domenica di fuoco, che rischia di diventare il capitombolo definitivo del Partito Democratico, scombussolando letteralmente il campo politico del Centrosinistra.

foto da: infooggi.it

Cosimo Cataleta

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