Parola e Fede

Perdono ed Eucaristia

D. Vorrei comprendere meglio il significato della confessione personale con Dio e la confessione con un sacerdote e cosa bisogna confessare? Con quale profondità del personale? Grazie Osvaldo da Perugia.

R. Ogni confessione deve presupporre, da parte del penitente, un previo esame di coscienza. Attraverso di essa è possibile prendere consapevolezza dei propri errori e, nella contrizione del cuore, ci si propone di fuggire qualunque occasione di peccato e di riparare al male commesso.

In questa disposizione interiore, dove il cuore risulta veramente pentito di avere offeso Dio e il prossimo, il Signore dona, già, subito, il suo perdono, sebbene tale perdono dovrà essere ratificato (appena possibile al penitente) con l’assoluzione sacramentale, che solo il sacerdote può conferire mediante il dono di grazia, con il sacramento della riconciliazione.[MORE]

Il rapporto sacerdote-penitente non si stabilisce su fattori legati ai sentimenti umani (simpatia o amicizia), quanto sulla fiducia che il penitente deve saper riporre sulla persona del sacerdote, riconoscendolo nella verità come una persona scelta e chiamata da Cristo per illuminare nella verità del vangelo ogni uomo e conferirgli la grazia divina.

Caro Osvaldo, solo in questa visione potrai renderti conto se, per te, è un bene scegliere il confessore anche come tua guida spirituale, cioè, come colui al quale potrai aprire il cuore e chiedere consiglio, esserti d’aiuto nella crescita in grazia, farti conoscere e amare il vangelo e aiutarti a vivere sempre secondo la fede della chiesa.

 

D.Salve io e mio marito Fabio spesso, dialogando con amici, diamo informazioni scarne sulla comunione. Desideriamo conoscere qualcosa in più sulla comunione intesa come cibo di Cristo. Perché non si può prendere più volte al giorno? Qual'è il vero senso del cibarsi di Cristo? Grazie Angela e Fabio da Verona!

R. Prima di rispondere vorrei sottolienare che Cristo si è fatto cibo per noi, non allo stesso modo con cui l’uomo mangia qualunque altro alimento. Ogni alimento terreno lo mangiamo e lo trasformiamo in “nostro organismo”. Al contrario, mangiando Cristo eucaristia siamo noi resi partecipi del suo Corpo risorto e glorioso. Veniamo come “cristificati”, resi cioè una sola cosa con lui e fortificati nella grazia per vivere tutta la nostra vita secondo i suoi sentimenti divini: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui” (Giovanni 6,56).

Riguardo alla possibilità di ricevere più volte l’eucaristia, l’attuale Codice di Diritto Canonico, al num. 917, dice: “Chi ha già ricevuto la santissima Eucaristia, può riceverla una seconda volta nello stesso giorno, soltanto entro la celebrazione eucaristica alla quale partecipa".

La questione di fondo è di sapere non è, solo, quante volte è possibile ricevere l’eucaristia, ma soprattutto come riceverla degnamente e cosa comporta nella vita, dopo averla ricevuta. Per ricevere degnamente l’eucaristia occorre essere in grazia di Dio e sapere chi si sta ricevendo.

Se, allora, ricevere l’eucaristia ci fa essere una sola cosa con Cristo, in qualche modo, dovremmo pensarci una Sua presenza nella storia, dove lui continua a vivere nel mondo attraverso i nostri sentimenti, a manifestare la sua verità, dentro ogni ambiente di vita, attraverso il nostro annuncio e la nostra testimonianza, a donare la sua carità e il suo perdono attraverso la nostra misericordia.
Carissimi Angela e Fabio, credo fermamente che la questione sia non solo un fatto di quantità del “Cristo ricevuto”, ma di qualità del “Cristo vissuto”.

Don Alessandro Carioti
Docente di Teologia Fondamentale nell’Istituto Pio XI di Reggio Calabria

 

Si ricorda che ognuno può porre i propri dubbi, i propri interrogativi scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica parolaefede@infooggi.it. Si cercherà di fornire a tutti una risposta.